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20 febbraio 2012

Shame, il film della vergogna

Un film sulla dipendenza dal sesso è Shame. In realtà un traslato che vuol parlare di quei tanti personaggi smarriti in una vita solitaria di uomini che potrebbero avere tutto e invece non hanno niente. Brandon( Michael Fassbender) è un trentenne affermato che si muove nelle strade di New York. Nonostante il suo essere brillante non riesce a stabilire rapporti sociali stabili, un paradigma in cui i suoi problemi non sono solo circoscritti alla sfera del sesso, di cui è “dipendente”, ma attengono alle varie relazioni e al rapporto con la realtà.  Tutto ciò che lui cerca per affievolire il proprio “mal di vivere” lo porta ad instaurare legami effimeri, anche con sua sorella Sissy ( Carey Mulligan).

Il film del londinese McQueen, che si ripresenta da regista dopo Hunger del 2008, non raggiunge il top nella sceneggiatura, che a volte sembra davvero troppo pretenziosa. Inoltre il film presenta una lentezza, sicuramente voluta, che rende difficile la visione. In realtà lo spunto sembra essere accattivante, fotografia di uno stato sociale comune nelle grandi società sempre più tronfia di promesse, sempre più caratterizzata da un’alienazione individuale.

Una buona fotografia sottolinea le potenzialità tecniche che il cinema contemporaneo è in grado si offrire. Un film, in fondo, che vuol dire troppo in troppo poco tempo.

 

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