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26 febbraio 2012

Star Wars: Episodio I della serie – La minaccia fantasma 3D

Star Wars: Episodio I
Star Wars: Episodio I

Star Wars: Episodio I

Vi ricordate l’invettiva del dott. Ian Malcolm contro John Hammond al primo incontro con il gigantesco Brachiosauro in Jurassic Park (1993) in Star Wars?

Ecco, sono passati quasi vent’anni dal film di Spielberg, ma la frase che viene da pronunciare è la stessa, stavolta nei confronti di papà George Lucas, che, ancora una volta, non ha saputo starsene buono e calmo, preso dalla voglia irrefrenabile di mettere mano nuovamente ad una delle sue creature, nemmeno la più riuscita.

La minaccia Fantasma quando uscì nelle sale di tutto il mondo, nell’estate del 1999, fu annunciato come il film di fine millennio, l’evento irrinunciabile prima del Giubileo. La storia riportava la saga di Guerre Stellari all’inizio raccontando l’infanzia di Anakin Skywalker, bambino dal caschetto biondo che sarebbe poi diventato il malvagio Dart Fener, e del suo incontro col giovane, e suo futuro maestro Jedi, Obi-Wan Kenobi. Tutto sapeva di epico. Dopo 16 anni un nuovo episodio della saga galattica al cinema. Imperdibile.

Gli incassi, scontato dirlo, furono stravolgenti, ma qualcosa andò storto. La trama inutilmente complicata, il personaggio detestabile di Jar Jar Binks, i dieci minuti interminabili dedicati alla corsa degli sgusci. E poi tutto quel computer che cozzava con l’immaginario collettivo e vintage degli episodi classici a cavallo tra gli anni 70 e 80. I fan non furono convinti, ma si sa, Star Wars è Star Wars, e lo spettacolo deve continuare. Cosi nel 2002 e nel 2005 uscirono rispettivamente gli episodi II e III che chiusero, in modo anche dignitoso, l’esalogia iniziata nel 1977.

Quest’anno, il capitolo meno riuscito dell’intera epopea stellare è tornato sul grande schermo in un 3D tanto inutile quanto lo era la presenza dell’elefantino blu che suonava la pianola ne Il ritorno dello Jedi (1983). Yoda non è più un pupazzo fumato, stavolta è fatto al computer ed è più cool, ma la sostanza non cambia. Le oltre due ore del film non passano mai e la terza dimensione, convincente solo in alcuni frammenti, stanca presto esaurendo l’effetto novità con la velocità di uno speeder.

Verrebbe da chiedersi per quale ragione George Lucas, ormai ridotto alla caricatura di se stesso, si ostini a perpetrare violenza sui suoi stessi film. La sua convinzione che un’opera non sia finita, ma in continua evoluzione e cambiamento, non può giustificare questo stupro cinematografico senza fine, in nome del dio denaro, ai danni di una saga che, ormai, non appartiene più al suo ideatore, ma al pubblico di tutto il mondo.

Lo stesso pubblico che è cresciuto con i personaggi, che ha amato le storie, che ha sognato di evadere in mondi e costellazioni lontane dal grigiore terrestre.

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