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29 febbraio 2012

Università: sì al cartellino per i docenti universitari

”I professori universitari potrebbero timbrare il cartellino come tutti i lavoratori. Io sarei favorevole”, questa la dichiarazione, fatta all’agenzia Adnkronos, di Enrico Musso, esponente genovese del Pli e professore di Economia dei Trasporti all’Universita’ di Genova.

Musso ha voluto così commentare l’avvio dell’indagine della procura della Corte dei Conti sulla condotta di alcuni docenti dell’Ateneo di Genova, denunciati per assenteismo da un gruppo di studenti. L’indagine, che s’inserisce in una vasta operazione sull’utilizzo e la gestione di fondi pubblici a Genova (nel mirino anche l’emergenza alluvione, la raccolta differenziata e il travagliato progetto del polo tecnologico degli Erzelli), si sta concentrando su alcuni nomi indicati proprio nelle segnalazioni degli studenti. Tra questi, spiccano i nomi di Amedeo Amato, Francesco Tomasinelli, Mosè Ricci, Marco Casamonti e Manuel Gausa Navarra.

Musso, oggi candidato sindaco di Genova, senatore dal 2008 (ottenendo proprio il distacco dall’Università) ha proseguito dicendo di non conoscere “i casi di cui si parla” e annacquando la sua presa di posizione in una sua denuncia dell’inadeguatezza delle strutture universitarie,nelle quali “spesso i docenti si trovano a dover lavorare in spazi e condizioni infelici”. “L’obbligo di presenza” così ha argomentato Musso “dovrebbe accompagnarsi a strutture meglio funzionanti”.

Un’opinione tutt’altro che scandalosa, anche se al fondo sempliciotta: nessuna struttura né alcuna condizione di docenza universitaria possono essere effettiva ragione di assenteismo (che è il risultato di altri impegni), né possono portare ad una soluzione del problema, che è quello della scarsa, ma spesso, più spesso, non esclusiva dedizione al “mestiere” di professore universitario.

E’ una questione che riguarda la condizione generale dell’insegnamento in Italia ai giorni nostri, la sua perdita di prestigio, autorevolezza e gratificazione. Tutte cose che non possono essere affrontate o risolte con roboanti indagini, di cui si perderà sicuramente presto il senso, o dichiarazioni cerchiobottiste, né alimentando la sete di vendetta dei malumori studenteschi, come qualche giornale ha fatto parlando sensazionalisticamente di “rivolta”.

Se l’insegnamento si svilisce –ma rimane il fatto che, al di là di tutto, la stragrande maggioranza dei docenti, anche per esperienza diretta, seguita ad essere presente in Università- è l’istituzione accademica (o scolastica, andando a guardare l’Istruzione nella sua ampiezza) a svilirsi. Il problema, temo, è assai più ampio e complesso della punizione dei “colpevoli” (cosa che peraltro appartiene legittimamente a chi si trova a dover indagare e giudicare) o del cartellino timbrato in cambio di strutture adeguate.

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