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20 marzo 2012

Internet e dipendenze: al teatro Santa Marta in scena “La Sostanza”

Al teatro Ca’ Foscari di Santa Marta, nell’ambito del programma “Molecole: esperienze, laboratori, spettacoli e letture”, la rappresentazione delle moderne “droghe” con il gruppo teatrale studentesco H2O non potabile. Protagonista un giovane “malato” di videogiochi che per guarire dalla game-mania e dalla dipendenza dalla rete finisce in un centro di disintossicazione.

Mercoledì 21 marzo, alle 20.30, va in scena La sostanza. Racconti di nuove dipendenze, liberamente ispirato a Infinite Jest di D. F. Wallace.

Il testo e la regia sono a cura di H2O non potabile

Con: David Angeli, Marella Diamantini, Jacopo Giacomoni, Caterina Soranzo, Cristina Tiboni, Vincenzo Tosetto.

Questo non è nemmeno un manicomio.
Giovanni è qui perché ha abusato della Sostanza.
E’ arrivato al limite, a quello che noi chiamiamo l’Esplodi-Implodi.
E ora non ricorda più quello che ha fatto negli ultimi mesi

«Dipendenza e Astinenza sono due temi chiave del romanzo di D.F. Wallace e da questi è nato il nostro progetto teatrale – spiegano H2O non potabile – Non abbiamo voluto, tuttavia, occuparci delle droghe “classiche”, quanto invece dell’altra grande sostanza che attraversa tutto il libro: l’intrattenimento». L’esempio più estremo e micidiale di questa droga è il film Infinite Jest, “scherzo infinito”, diretto da uno dei protagonisti del romanzo.

Una pellicola talmente potente da essere usata come arma: chi la guarda non riesce a staccarsene ed è condotto alla morte per inedia. «In un precedente spettacolo (Teatro catodico) avevamo indagato la potenza linguistica della televisione e la sua capacità di pervadere il nostro inconscio – spiega ancora il gruppo teatrale – In questo nuovo progetto abbiamo voluto parlare di Internet. Internet come la grande e universale fonte d’Intrattenimento della nostra epoca.

Chi guarda il film Infinite Jest non può fare a meno di stare lì immobile, a goderne fin all’estremo; allo stesso modo i nostri personaggi hanno visto in Internet la fonte assoluta del loro piacere e ne sono rimasti assuefatti. Infinite Jest è del ’96, anno in cui la Rete non aveva ancora toccato così profondamente come ora le abitudini e le emozioni della gente.

Sono passati 16 anni e stiamo dunque vivendo in quel futuro fatto di anni sponsorizzati di cui parla il romanzo. Internet è il nostro Intrattenimento e ogni Intrattenimento per vivere ha bisogno di produrre assuefazione. Ci sembrava interessante e ironico portare nella nostra contemporaneità i temi sollevati da D. F. Wallace ed esplorare cosa significhi provare l’Astinenza dalla tecnologia.

Da queste basi abbiamo sviluppato la drammaturgia: la storia di un ragazzo, Giovanni, e della sua dipendenza da un videogioco, dal primo approccio con la sua “sostanza”, fino alla guarigione. Per disintossicarsi Giovanni viene mandato in un Centro di recupero specializzato (come ne sono nati davvero negli ultimi tempi in Italia) dove incontra altri pazienti dipendenti dalla Rete». Ingresso libero fino a esaurimento posti

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