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14 marzo 2012

Mariano Fortuny: reintroduzione dell’arte classica

Creatore di stile, spagnolo,  Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949), scelse Venezia come terra d’adozione, e proprio li, nel 1906,  aprì una piccola officina di stampa  su veli. D’ispirazione ai motivi dell’arte cretese e minoica, i Knossos, erano stampe delicatissime e leggere al tatto, di grande effetto e più preziosi degli originali a cui si era ispirato. I Knossos, sono inoltre un intreccio di motivi reclutati da decori persiani, copti, turchi, elementi scultorei paleocristiani, tessuti rinascimentali, damaschi seicenteschi e broccati settecenteschi, in un’utilizzo nuovo e geniale che non cade mai nel kitsch e nel pacchiano, ma che al contrario, risulta fine e raffinato, facendo denotare una grande conoscenza dell’arte antica.  Fortuny li ripropose archeologicamente identici, permettendosi la sola libertà di giocare sui colori. I tessuti Knossos ebbero successo anche come costumi teatrali, poliedrici e molto usati, prima di tutte la famosa ballerina Mata Hari.

Ricollegatosi hai concetti innovatori della libertà di vestire, lanciati, in quel periodo, in Francia, reintrodusse  l’arte classica delle purissime linee, legando il suo nome alla famosa tunica Delphos, una personalissima rivisitazione del chitone greco. E’  indubbiamente la scultura greca in generale a fare da musa ispiratrice a Fortuny per le sue creazioni.

I greci avevano capito che la plasticità del plissettato, aveva un potere decorativo superiore a qualsiasi ornamento. Fortuny studiò le vesti delle korai arcaiche, il morbido plissé dell’Auriga di Delfi impadronendosi delle tipologie di abbigliamento.

Tubini cilindrici, formati dai quattro ai cinque teli, tagliati a drittofilo, cuciti tra loro in lunghezza che si allargavano nella parte superiore a formare del maniche, fettucciato all’interno a segnare il giro manica, erano questi i Delphos, modelli a tunica. La maggior parte di volte completati da Kolpos, (una sorta di cintura-fascia che stringeva la tunica in vita), o da cordoncini intrecciati a treccia. Ad ornare spalle e maniche, peline di Murano.

Rispetto all’abbigliamento strutturato di questi anni, la collezione di Fortuny era di una sorprendente semplicità, ruppe in maniera decisiva la tradizione vestimentaria, proponendo un abbigliamento adatto a tutte le donne. I leggeri tessuti serici impiegati, rasi e taffetas, rendevano i colori brillanti ed esaltavano le numerose gamme cromatiche in cui vennero prodotti: grigi, beige,rosa e rosso corallo passando per le tonalità dei blu, ai verdi e ai viola,

Nel 1910 brevettò un sistema di rulli meccanici surriscaldati (carrés chaufants), capaci di creare delle pieghe permanenti sui tessuti.

Fortuny rifiutava l’idea di rinnovarsi annualmente seguendo il gusto del momento; egli riteneva che un abito risultasse della simbiosi tra forma e materia, da qui il rifiuto di sottostare alle tendenze della moda contemporanea. I delphos ebbero gran successo tra le donne di classe sociale elevata, le eccentriche, le dive, le intellettuali: la Bernhardt, la Duse, la Duncan. Indossavano abiti creati da Fortuny anche le eroine di carta, di Gabriele D’Annunzio, suo grande amico, come dimostrano le 13 lettere, e di Marcel Proust.

Fortuny ebbe fortuna in tutta Europa, aprendo i suoi atelier nelle più rilevanti capitali.

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