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9 marzo 2012

Paul Poiret: l’uomo che dichiarò guerra al busto

L’8 aprile del 1879 , nasceva Paul Poiret. Figlio di mercanti di stoffe nel quartiere di Les Halles, il ventre del commercio parigino. Presto si rese conto del suo grande talento, ma la sua vita da eccentrico sognatore venne appoggiata solo dalla madre e dalle sorelle, il padre si oppose allo charme del figlio e lo obbligò a frequentare la scuola fino alla maturità.

“forse ai tempi, dimenticavo di lavarmi il collo, ma il colletto bianco, lo cambiavo tutti i giorni. non c’è nulla di più importate dell’aspetto esteriore.”

E così dal laboratorio del padrone, porto via l’unica cosa che più poteva servirgli, ritagli di seta; dagli scarti di un ombrellificio, dove lavorava. Una volta rincasato vi confezionava stravaganti collezioni, su una bambola alta 40cm. Il suo talento fu premiato; questo gli procurò un posto come assistente presso il famoso couturier Jacque Doucent, grande intenditore d’arte e collezionista. L’eclettico Poiret imparò da lui non solo l’alta arte sartoriale, ma anche come adulare le stelle del teatro, il gusto per la vita raffinata, e tutto ciò li fece tanta pubblicità.

Nel 1901 venne assunto come stilista presso la maison Worth (stilista che segnò notevolmente la moda nei primi del ‘900, seguendo lo stile dell’art noveau e riproponendolo nell’abbigliamento). Entrambi gli eredi della misnon, i figli Jean-Philippe e Gaston, non sanno, però, apprezzare a pieno lo spropositato talento di Poiret, negandoli così di farsi conoscere e licenziandolo dall’azienda.

La moda ha bisogno di un tirano” disse Paul. Aiutato dalla madre, riuscì ad aprire un salone di moda a Parigi. La sua prima cliente fu la “corteggiatissima” attrice Rèjane, che “tradì” Doucet, ex datore di Poiret. Tre anni dopo Paul Poiret diventa una star. Dopo poco tempo, la sua fama si affievolì, altri astri brillavano nel firmamento della moda, prima tra tutti Coco Chanel.

Aveva bisogno di reinventarsi, e reinventare la “sua moda”, cosi affermo: “io ho dichiarato guerra al busto“. La sua scelta era semplicemente di tipo estetico, trovava ridicolo che il corpo femminile fosse diviso in due, costretto nella vita e sui fianchi, seni palpabili e un vistoso derrière. Nel 1906 lancia un abito da sera, sobrio ed essenziale, dove la gonna cade a terra, partendo direttamente da sotto il seno, crendo così quella linea che l’ha reso immortale: “La vague” poiche lambisce il corpo come un ‘odata leggera.

Paragonata alla donna della Belle Epoque, infagottata e tutta agghindata, la nuova donna appare modesta, fresca e giovane , sotto i suoi abiti leggeri si cela chiaramente una bella figura e non più un rigido busto. Non è solo l’abolizione del busto, sostituito dallo stilista con un confortevole reggiseno, che fa apparire le donne più giovani e volitive, sono anche i vivaci colori e i semplici motivi dei tessuti da lui proposti, a differenza dei colori pastello e delle banali ghirlande floreali. respinse anche le calze nere introducendo il “nude look”, coprendole di seta color carne.

Tuttavia la sua esagerazione ebbe la meglio sulla genialità: spinge la vita e il seno sempre più verso l’alto e strinse drasticamente le gonne: nel 1910 inventa la Jupe Entravée, una sottana che scende fino alle caviglie, così stretta da obbligare chi le indossa a passettini da geisha. La Jupe Entravée, non ha successo.

Poco importa al dittatore della moda, che veste la sue “schiave” da vere orientali, kaffetani e kimoni, calzoni alla turca e tuniche, veli e turbanti, questa volta le donne accettarono entusiasmate. Si torna così al lusso sfrenato, ricami variopinti, pizzi intessuti d’oro e argento, perle è piume rare. La parola chiave è esotico.

Tutti in quel periodo hanno la fissa dell’oriente da quando nel 1909 si sono esibiti a Parigi i Ballets Russes, ottenendo uno straordinario successo.

Poiret è il primo couturier a creare il primo profumo, 10 anni prima di Coco Chanel.  Nel 1911 diventa ancora più famoso per lo scandalo della sua gonna pantalone, persino il papa Pio X si scomodò per condannare “quest’ immorale”.

Poiret oltre alla sua maison, fonda una scuola di arti applicate, dove si disegnavano mobili, tessuti ed oggetti d’arredamento, sull’esempio delle Wiener Werkstatten. Nello stesso anno fonda un laboratorio di stampa sul tessuto, dove venivano stampati i gli schizzi del pittore Raoul Dufy, sulla migliore seta orientale. Innovazione tessile assoluta. Decise inoltre di fondare il Syndicat de Défense de la Grande Couture Française.

Non si può parlare di Poiret come un disegnatore di moda, é il primo vero Stilista di questo secolo: tutto ciò che di estetico c’era portava la sua firma; era in grado di vendere qualsiasi cosa, dall’accessorio all’arredo d’interni (solo dopo otto decennigli stilisti rispolverarono questo concetto: Ralph Lauren,Donna Karan, Calvin Klain, Gucci ecc…).

Dopo essere stato arruolato nella prima guerra mondiale, tornando in patria dovette fare i conti con la sua più grande rivale: Coco Chanel . La moda cambiò, era più facile, più libera e più comoda, i soldi scarseggiavano e nessuna donna voleva e poteva permettersi i suoi lussi. Il “dittatore” non si piegò alle nuove tendenze ed iniziò il suo declino.

Morì nel 1944 povero solo e dimenticato, abbandonato anche dalla moglie. La sua vita e le sue creazioni hanno contribuito a rendere la sua moda immortale.

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