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12 marzo 2012

Tic nei bimbi: disturbo transitorio o problema reale?

La varietà dei possibili tic è piuttosto ampia, anche se gran parte di essi consiste in piccoli movimenti stereotipati che interessano gli occhi, il volto e, con frequenza progressivamente minore, le spalle, le braccia e altre parti del corpo. Accanto ai tic motori sono peraltro abbastanza frequenti quelli vocali o fonetici, per cui alla fine si possono considerare quattro grandi categorie di tic. I tic motori semplici sono costituiti da piccoli e brevi movimenti dei muscoli del viso o del corpo, come gli ammiccamenti o i corrugamenti della fronte. I tic motori complessi, più lunghi e articolati, si sviluppano in vere e proprie azioni, come saltare, tirarsi i capelli, battere i piedi, odorare un oggetto. Un susseguirsi di colpi di tosse, fischi o altri suoni inarticolati è espressione di tic vocali semplici, mentre nei tic vocali complessi si ha la ripetizione di parole o addirittura intere frasi.

In generale, i tic tendono ad attenuarsi e poi a sparire nel giro di un anno. Se ciò non avviene, o se la frequenza o l’intensità del disturbo arriva a interferire con le attività della vita quotidiana,allora bisogna fare più attenzione, perché  invece che al cosiddetto  disturbo transitorio, ci si potrebbe trovare di fronte o a una conseguenza di una malattia come l’encefalite o a un disturbo da tic cronici legato a una più elevata e persistente carenza di alcuni neurotrasmettitori cerebrali, da trattare con apposita terapia farmacologica; alla Sindrome di Tourette oppure all’inizio di una forma di disturbo ossessivo-compulsivo.

I bambini che soffrono di tic cronici possono manifestare problemi di attenzione e concentrazione, e a volte balbuzie, che possono a loro volta ripercuotersi non soltanto sul rendimento scolastico, ma anche sulla capacità di socializzazione, non da ultimo per il senso di vergogna che può accompagnarsi al rifiuto dei compagni. Questo tanto più se, come avviene nella Sindrome di Tourette, i sintomi ticcosi motori (che tendono a moltiplicarsi nel corso dell’infanzia per arrivare al massimo nella pubertà) sono accompagnati da tic vocali, tra i quali non di rado si annovera la compulsione a pronunciare parole “sporche” e oscene, che rischiano facilmente di mettere in uno stato di emarginazione il bambino scambiato per “maleducato”.

Una recente ricerca ha appurato che, in maniera più o meno marcata ne soffre quasi il venti per cento dei bambini, con una preponderanza abbastanza netta dei maschietti. All’origine della maggiore frequenza dei tic durante l’età scolare c’è probabilmente il fatto che per tutto questo periodo, le strutture cerebrali, e in particolare la corteccia motoria e i cosiddetti bulbi basali, sono ancora in piena maturazione ed è quindi più facile che una serie di movimenti sfugga al controllo. Nella stragrande maggioranza dei casi il problema si risolve solo con la crescita ma può essere tuttavia una spia di un disagio psicologico. La riprova dell’importanza di questo fattore psicologico è dimostrata dal fatto che, quando si trovano in uno stato di stress (ad esempio perché costretti in spazi ristretti), anche gli animali domestici possono sviluppare dei tic. Anzi, il nome stesso di questo disturbo deriva in modo onomatopeico proprio dal caratteristico rumore che il cervello costretto troppo a lungo nel suo box produce mordendone la porta e continuando a deglutire. Nel tic esiste dunque una componente neurologica e una psicologica. Infatti sfugge in parte al controllo volontario: può essere represso per un po’ di tempo, ma poi “esige” di essere soddisfatto. Appare chiaro quindi che un atteggiamento di repressione nei confronti dei tic, oltre che inutile rischia di peggiorare la situazione, aumentando lo stress a cui è sottoposto il bambino.

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