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2 marzo 2012

Trieste e Udine, prove di fusione

Una svolta senza precedenti. Un cambio di passo deciso “in grado di neutralizzare le resistenze dei tanti che si illudono di rinviare i processi di cambiamento, semplicemente ignorando i nessi causali della storia, o dei non meno numerosi che tuttora limitano il proprio orizzonte al all’ombra del campanile e delle piccole patrie territoriali.

È ciò che auspica senza nascondersi il Rettore dell’università di Trieste, Francesco Peroni; il quale, richiamandosi al “sapere quel che vogliamo” di Ernesto Rossi, ha dato il proprio benvenuto ad un nuovo anno accademico (ed è ormai l’ottantottesimo della serie) in una cornice del tutto speciale.

Caso vuole, infatti, che per via della recente ondata di gelo l’Aula Magna risultasse del tutto inutilizzabile; e allora tutti al Teatro Verdi, che ha ospitato l’inaugurazione alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

A dominare la scena è stato lo stesso Rettore, che ha intrattenuto per oltre trenta minuti il pubblico presente in teatro con lodi a profusione nei confronti dell’università e dei successi riscossi (e puntualmente elencati), ma anche qualche pesante frecciata rivolta ai vertici delle amministrazioni statali in materia di tagli e finanziamenti.

Peroni ha esordito snocciolando tutte le cifre del caso relative a docenti, popolazione studentesca, personale tecnico-amministrativo e bilancio annuo (180 milioni di euro), lanciandosi poi un orgoglioso resoconto dell’anno accademico appena concluso, specie per quel che riguarda punti nevralgici del programma di ateneo quali ricerca ed internazionalizzazione.

La ricerca scientifica – ha detto – costituisce senza dubbio la funzione essenziale di un’Università come la nostra, storicamente al centro del cosiddetto Sistema Trieste della Scienza, entro il quale occupa il ruolo di vertice sia per il numero di addetti alla ricerca che per l’entità della produzione scientifica.

Le 800 pubblicazioni sinora prodotte, spiega Peroni, “portano l’Università di Trieste in cima alla graduatoria stilata dalla rivista specializzata Campus, con una menzione speciale per la qualità del proprio sito web”.

È a questo punto che l’affondo nei confronti del Ministero dell’istruzione è partito inesorabile: “Come spiegare il paradosso di un sistema universitario regionale che, a dispetto dei risultati raggiunti, anche in merito alla virtuosità economica, rappresenta l’unico caso italiano di sistema regionale universitario interamente bloccato nel suo sviluppo? La risposta a un simile interrogativo va probabilmente ricercata nell’irragionevolezza dei meccanismi di allocazione delle risorse statali praticati negli ultimi anni.

Gli esiti paradossali di tali meccanismi – ha attaccato Peroni – si pongono palesemente in contrasto con quei principi di merito, ripetutamente invocati dal Ministero a fondamento dei premi e sanzioni. Difficile, francamente, assolvere dall’accusa d’ipocrisia un sistema, a parole democratico, per il quale amministrazioni universitarie dichiaratamente indebitate sono notoriamente nella condizione di assumere personale e altre, con bilanci in pareggio come il nostro, inibite a farlo.

Si arriva dunque alla proposta vera e propria, e in questo caso ad aprirsi è una cui si era già fatto riferimento nel corso di un confronto fra Peroni ed il Rettore di Uniud Cristiana Compagno presso la redazione del Messaggero Veneto: creare una vera e propria federazione che comprenda le università di Udine e Trieste.

Un’ipotesi che consentirebbe, dal suo punto di vista, di superare i limiti cui i due atenei, peraltro di piccole dimensioni, non sono in grado di sopperire separatamente, apportando oltretutto notevoli miglioramenti nell’ambito dell’offerta formativa. “Il cammino da intraprendere sulla via dell’integrazione reciproca, al di là degli indubbi progressi degli ultimi anni, richiede un cambio di passo, non più affidabile al solo ‘entente cordiale’ dei rettori in carica o di singoli gruppi disciplinari.

L’intervento successivo ha visto protagonista il rappresentante del personale tecnico-amministrativo e dei collaboratori linguistici d’ateneo Salvatore Dore, il cui intervento è stato esplicitamente rivolto al ministro con una richiesta di delucidazioni su precarietà ed esternalizzazioni: “Siamo convinti che oltre a essere pesanti e ingiuste per chi le subisce, non portino a un risparmio netto per lo stato e comportino troppo spesso perdita di qualità dei servizi.

Così facendo – ha sostenuto sempre Dore – abbiamo disperso un patrimonio professionale che sarà difficile ricostruire. E’ necessario invertire la rotta fino a che è possibile. Altrimenti la cultura e la ricerca in questo paese sono destinate a scomparire sotto la scure dei tagli lineari e non certo della razionalizzazione, che è tutt’altra cosa.

È stato poi il turno di Mattia Fadel, rappresentante degli studenti, che ha posto l’accento su questioni di pubblico dominio quali gli esigui finanziamenti ad università e ricerca ed il diritto allo studio: “A fronte di un numero crescente di “privi di mezzi”, di aumenti dei costi della mensa e degli alloggi che dovrebbero invece essere agevolati, le risorse rimangono invariate. Si è riuscito a mantenere invariato il numero di beneficiari delle borse di studio, ma al prezzo di diminuire i singoli importi.

L’intervento del Rettore ha ricevuto l’apprezzamento del ministro Clini, che ne ha inoltre condiviso le valutazioni critiche. “In particolare – ha spiegato – le riflessioni sulla politica della gestione degli investimenti pubblici nell’università e nella ricerca, che sono anche stati oggetto di discussioni nei consigli dei ministri dell’attuale Governo. I risultati dell’Università di Trieste sono guadagni ben superiori degli investimenti che li hanno generati.

Le considerazioni del ministro basano i propri presupposti sulla convinzione secondo cui i tagli lineari “sono una sciagura perché non fanno distinzione tra i progetti vantaggiosi e quelli che si rivelano solo perdite di soldi pubblici. In questi giorni stiamo affrontando la questione della riforma del lavoro. Le misure d’investimento costruttivo che vogliamo applicare in questo settore, vale anche per l’università.

Clini ha anche parlato di energie rinnovabili e della insufficiente quantità di risorse investite, in Italia, sullo sviluppo di questo settore: “Sentendo le parole del Rettore, sono sicuro che a Trieste quest’opportunità troverebbe terreno fertile e ne farò tesoro per le mie future discussioni riguardo l’agevolazione degli investimenti sulle nuove fonti energetiche.

Condivido pienamente l’integrazione Trieste-Udine” è stato il commento del sindaco Roberto Cosolini in merito alla proposta di federazione dei due atenei. Sulla stessa lunghezza d’onda, il presidente del Friuli Renzo Tondo ha assicurato l’impegno della regione nella direzione indicata dal Rettore, in quanto si tratta di due università “che concorrono allo sviluppo del territorio e che devono riversare didattica e ricerca anche nel tessuto delle imprese”.

È d’accordo anche Maria Teresa Bassa Poropat, presidente della provincia, la quale ritiene che una soluzione di questo tipo aiuterebbe a “superare il negativo blocco delle assunzioni”.

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