• Google+
  • Commenta
12 marzo 2012

UniGe nel caos, FGCI: “situazione preoccupante”

Dalla piaga assenteismo alle ripercussioni della riforma Gelmini: non sembra davvero esserci pace per l’università di Genova.

Dopo le discusse dimissioni del preside di Lettere e filosofia, Francesco Surdich, le polemiche non fanno che continuare a spron battuto: tra corpo docenti, associazioni e rettorato, la diatriba non risparmia nessuno.

Ricapitolando, il coperchio del vaso di Pandora è saltato in seguito alla riunione della Commissione generale di Facoltà di martedì scorso, forzatamente boicottata da un gran numero di docenti per motivi ancora da stabilire.

Un problema “tecnico” di comunicazione, ha sostenuto il preside; un’ingerenza dettata dalla volontà di dettar legge sui punti chiave del nuovo organigramma, hanno ribattuto i colleghi.

Immediata la controreplica di Surdich: “Non accetto insinuazioni sulla mia correttezza” ha dichiarato, dicendosi amareggiato in riferimento a chi puntava il dito contro di lui quale artefice di “riunioni carbonare” o addirittura lo accusava di inaccettabili favoritismi causa la possibile assunzione, poi scongiurata, di una ricercatrice sposata con un docente.

Il successivo abbandono di Surdich è stato sufficiente a fare baccano quanto basta per inaugurare quella che presumibilmente si avvia ad essere una stagione carica di veleni.

A farla da padrone nel dibattito è ancora una volta il controverso nodo riguardante l’applicazione della normativa prevista dalla “legge Gelmini”, ovvero una serie di provvedimenti che sortiranno effetti piuttosto rilevanti sul destino dei Dipartimenti.

A rendere il quadro ancor più intricato ci ha pensato la decisa presa di posizione da parte della FGCI (Federazione Giovanile Comunisti Italiani), che non ha nascosto il proprio malcontento in merito alla coltre di nubi che va addensandosi intorno all’avvenire dell’ateneo genovese.

Pur non esprimendo giudizi nel merito – spiega il coordinatore Andrea Vezzali – , avvertiamo una situazione di grave tensione che va a discapito dell’Istituzione Universitaria e degli studenti. A nostro avviso il caso di Lettere e Filosofia non è isolato, ma riflette, al di là del caso particolare, un’atmosfera pesante respirabile in tutto l’Ateneo.

Essa – attacca Vezzali – è la conseguenza della scellerata ‘Riforma’ voluta dal governo Berlusconi e dalla sua fin troppo zelante applicazione da parte del magnifico Rettore Giacomo Deferrari.

L’affondo di Vezzali prende di mira la figura stessa del Rettore, o meglio il modo in cui risulterebbe modificata attraverso le norme che entreranno in vigore entro una manciata di mesi: “Critichiamo la struttura eccessivamente verticistica delineata dal nuovo Statuto, dove il Rettore diviene ‘Principe’ dell’Ateneo, con enormi poteri, mentre gli altri organi elettivi vengono svuotati di compiti e resi sostanzialmente poco gestibili e funzionali.

Insomma, dopo aver documentato il caso emblematico dell’università di Trento, eccoci di nuovo a parlare di uno statuto figlio delle direttive della riforma Gelmini, e che proprio per questa ragione si pone all’origine di contrasti apparentemente insanabili tra i diversi soggetti che governano le sorti dell’ateneo.

La questione relativa ai Dipartimenti, destinati a finire inghiottiti da Facoltà-agglomerati, non tarda ad emergere: “Siamo contrari allo snaturamento, messo in atto da questa ‘Riforma’, dell’idea stessa di Università – attacca il coordinatore – , un’idea che pare non esserci più. Le Facoltà vengono ridotte a maxi-scatoloni, dove stanno dentro alla stessa maniera economisti e psicologi, futuri avvocati e futuri maestri elementari.

Una situazione in via di graduale peggioramento, almeno secondo la FGCI: “L’Ateneo langue, i corsi si chiudono, gli insegnamenti vengono cancellati, e i docenti sono sempre di meno, e quei pochi sono prossimi alla pensione. E le tasse Universitarie sono aumentate. Una brutta e preoccupante situazione per un’Istituzione che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della Città, e invece pare trascurata e senza un futuro preciso: non si riesce a capire (e questo, ahinoi, in tutta Italia) qual’è il ruolo e la fisionomia che l’Università dovrà avere.

E una volta minata l’identità stessa dell’università, a quali effetti catastrofici occorre prepararsi?

Vezzali lancia a tal proposito un chiaro allarme sulla sopravvivenza di “quell’istituzione che dovrà essere il mezzo principale per l’uscita dalla crisi sia per la Liguria sia per l’intero Paese. Se l’Università perde perdiamo tutti, perciò invitiamo, studenti, docenti, ricercatori, cittadini a sostenere e difendere quest’istituzione fondamentale.

Intanto, il Rettore Deferrari si appresta ad incontrare l’ex preside Surdich per convincerlo a tornare sui suoi passi, nel tentativo di stemperare una tensione sempre più palpabile.

Google+
© Riproduzione Riservata