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20 aprile 2012

Antiantipolitica e antipolitica: dualismi insanati nella res publica

“L’ anima concupiscibile -per Platone– è quell’ anima che appetisce alla realizzazione di qualcosa.La sua virtù è la temperanza.L’ anima irascibile desidera combattere.La sua virtù è il coraggio.L’ anima razionale è quella che ama il pensiero.La sua virtù è il sapere” .

Nella Repubblica, Platone considera lo stato come incaricato d’ intrecciare come in un tessuto la natura di tutte le diverse anime che, separate dal corpo inteso come voluttà ed errore, applichino la giustizia. è attraverso i governanti, i politici che esprimano la loro attività che cio’ puo’ avvenire, secondo una pratica che tenda alla perfezione.

La tendenza di antipolitica di cui l’ Italia ha il primato è stata efficacemente descritta attraverso le parole di Carlo Galli che ha sviscerato questo fenomeno assai di moda, acuitosi ai massimi livelli negli ultimi mesi, ricordando poi, non secondariamente, quanto ad esso vada contrapposta una certa antiantipolitica ovverosia la Politica vera. Il paragone con l’ ideale originario della polis di Platone è romanticamente straziante.

Nella polis il male andava -per Platone-contrastato semplicemente con il giusto. il punto oggi è che il sistema di valori è saltato, non esiste un giusto e a ben vedere, nessuna delle caratteristiche, temperanza, coraggio, pensiero, sembrano caratterizzare la classe di governo, neanche ora che i tecnici sono intervenuti a tessere una zona franca entro le maglie del caos italiano.

Il politico immaginato da Platone come l’ uomo perfetto, coraggioso intelligente e misurato avrebbe dovuto infatti correggere il cives attraverso leggi rese necessarie dall’ impossibilità di perfezione ed, infine, legare la società al comportamento buono.il farmacon, il rimedio per la malattia dello Stato sembra essere non la predica ma la politica buona.

Il primo passo oggi -secondo Galli il riconoscimento che l´antipolitica dei cittadini nasce dalla pessima politica dei partiti. Lo stato nelle vesti dei politici necvessita dunque di un serio ravvedimento cosi’ come di un reinizio che faccia “pensare in grande conoscere e progettare la società italiana. Non è chiedere troppo. È esigere il giusto”.

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