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15 novembre 2012

Filippo Brunamonti si racconta: una rima sopra cui si spegne il destino

Filippo Brunamonti
Filippo Brunamonti

Filippo Brunamonti

Ci sono quelle storie che conosci per caso, le indaghi, ti appassioni.

La storia di Filippo Brunamonti e del suo “Il Primolatte” l’ho incontrata per caso, mi ha affascinata quasi travolta. Filippo Brunamonti nasce nel Lussemburgo 28 anni fa, dopo l’esperienza nella Scuola di Giornalismo di Urbino comincia diverse collaborazioni con importanti quotidiani italiani come La Repubblica, L’Espresso, Il Manifesto e Il Messaggero. Attualmente lavora presso la RAI Corporation di New York.

Questa intervista nasce dalla curiosità e dall’interesse di conoscere questo giovane, promettente giornalista e scrittore e il suo romanzo, nato da un’esperienza di vita e arricchito da un’introduzione di Vincenzo Mollica e dalle illustrazioni di Mauro Cicarè. Un dialogo a tu per tu che ho deciso di riportare così com’è per il timore di sciupare la magia delle parole di Filippo.

Chi è Filippo Brunamonti: studio, formazione e professione

Chi è oggi Brunamonti? Una rima sopra cui si spegne il destino.

Chi era? Un bambino.

Chi vorrebbe essere? Un bambino. O una bambina.

Qual è stato il tuo percorso di studi? Il mio debutto nel nulla lo devo al corso di laurea in Informazione e nuovi media. L’approdo a qualcosa è merito della scuola di giornalismo di Urbino, al praticantato, ai tirocini all’estero. Ho sempre registrato una vicinanza alla psichiatria clinica, ma non è stato un percorso di studi ufficiale, nonostante i sette anni di analisi. Mi affascinano il cristianesimo e l’ebraismo. Prima di discutere la mia tesi di laurea, e in preparazione di un progetto su corpi e identità, ho viaggiato a lungo e studiato a Gerusalemme.

Consigli ai ragazzi che intendono intraprendere la strada del giornalismo? Non ne ho. Io ero depresso e ho semplicemente scelto di non morire, buttandomi su una materia lontana da me.

Cosa ti ha affascinato di Robert Pattinson tanto da scriverne un libro-intervista, il primo e solo in Italia? Il colore della sua carne.

Perché un titolo come Il primo latte per il tuo romanzo?  Ci sono giorni in cui bevo solo latte. Il latte è l’alimento che mi è più caro al mondo. Dal latte fiorirà la mia serenità.

Quanto è autobiografico Il primo latte? È la sorgente della vita. Mio nonno mi lasciò in eredità 44 lettere da scartare di anno in anno dopo la sua morte. Un fatto che ho scelto di rinverdire e reinterpretare, dopo oltre vent’anni di segreti in famiglia.

Perché scegliere di illustrarlo? Non sarebbe stato illustrato se il pittore, autore, fumettista e illustratore Mauro Cicarè gli avesse voltato le spalle. È illustrato perché Cicarè ha detto sì e lo ha capito. Più di me. Più di tutti.

Sei appassionato di fumetti? Soltanto di Chris Ware.

Vincenzo Mollica, che ha scritto la prefazione al libro, ha dichiarato che “Il primo latte ha la forza e la potenza di una canzone”. Che cosa intendeva dire? Difficile interpretare Mollica. È un artista molto colto e lontano, lontanissimo dalle viscere ghiacciate dei giornalisti Rai. Credo Il primo latte sia per lui una festa, una poesia che pulsa come un motivo anni Cinquanta. Il primo latte deve molto ai romanzetti scritti da Vincenzo, soprattutto a Romanzetto esci dal mio petto, o a saggi illuminanti come Le seduzioni di Biancaneve.

Ti piace la musica? Che cosa ascolti?  La mia playlist è il regno di Papa John Phillips.

Asia Argento e suo marito Michele Civetta hanno girato un corto ispirato al tuo libro. Come è andata e che cosa ne pensi?  Interpreto il loro lavoro a piccoli passi. Ogni volta che ci scriviamo, emerge un dettaglio nuovo, un particolare che mi era sfuggito. La visione di Asia e Michele è un privilegio. Arte pura. E tutto è nato umilmente. In modo naturale. Senza case editrici, collegi o manager di torno. A breve lo proietteremo in alcune sale cinematografiche a Milano.

Che cosa consiglieresti ai giovani disillusi?  Di (ri)nascere sotto il segno della Vergine e di studiare ogni giorno, incollarsi a tanti interessi, imparare a memoria le parole che si consumano nei reparti psichiatrici, fare un figlio.

I progetti futuri di Filippo? Adottare due bambini.

Rossana Fasolino

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