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2 aprile 2012

Bologna piange Omar Calabrese

Il mondo accademico italiano e quello politico si stringono intorno ad Omar Calabrese ed alla sua famiglia.

Il semiologo, nato a Firenze il 2 giugno del ’49, si è spento sabato all’età di 62 anni, stroncato da un attacco cardiaco nella sua casa di Monteriggioni (SI).

Calabrese aveva accusato un malore mentre guardava la tv in compagnia della moglie, intorno alle 22.30. La notizia della sua scomparsa è trapelata attraverso Gabriella Terlizzi e Maurizio Boldrini, ex colleghi di Calabrese all’università di Siena.

Laureato in Storia della lingua e da molti indicato come l’allievo prediletto di Umberto Eco, Calabrese si poteva definire un vero e proprio giramondo.

Le sue lezioni sono infatti state ospitate da numerosissime università, alcune delle quali molto prestigiose: insegnò Semiologia delle arti a Bologna, ma anche a Bilbao, Barcellona, Aarhus, Yale, Harvard, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Zurigo, Salonicco, Mannheim, Lisbona, Bucarest e (quale “visiting professor”) a Parigi. Attualmente era docente di Semiotica a Siena.

Nella sua lunga carriera accademica, il ruolo più importante è però senza dubbio da attribuirsi all’ateneo di Bologna, presso cui esercitò la professione di insegnante di Semiologia e condusse le sue ricerche per diversi anni, fino a diventare uno dei più stimati studiosi del nostro paese.

Fu nella stessa Bologna che ebbe modo di intraprendere anche una importante carriera politica. Venne eletto consigliere comunale il 6 maggio del 1990, nella lista Due Torri (PCI), di cui faceva parte anche Ivano Dionigi, tuttora Rettore dell’università. Avrebbe mantenuto la carica per tre anni in appoggio al sindaco Renzo Imbeni.

In quella legislatura, si distinse per la formazione del gruppo autonomo insieme a Massimo Osti e Stefano Bonaga, successivamente divenuto assessore ai Rapporti coi cittadini e all’innovazione.

Calabrese rivestì anche il ruolo di assessore alla cultura del Comune di Siena e, in seguito, di consigliere della Presidenza del Consiglio per l’editoria e la comunicazione.

Annoverato tra gli ideatori dell’Ulivo, promosse il celebre meeting del centrosinistra presso la Certosa di Pontignano (1995) e quello del Castello di Gargonza (1997), cui partecipò anche il “padre putativo” Umberto Eco.

Unanime e commosso il cordoglio della “sua” Bologna. Il professor Romano Prodi ha ricordato Calabrese come intellettuale ed amico: “Ricordo Omar Calabrese con affetto e con gratitudine. Abbiamo condiviso le importanti prime riflessioni sull’Ulivo e le prime fasi della sua costruzione. Il contributo di Omar è stato fondamentale perché ha messo generosamente a disposizione la sua professionalità e la sua passione. Mi unisco al dolore dei suoi familiari e di tutti i suoi amici.

Il mondo della cultura oggi piange una delle sue menti più brillanti – ha aggiunto il sindaco di Bologna, Virginio MerolaIl professor Calabrese seppe conciliare l’impegno accademico e culturale con quello politico, consigliere comunale di Bologna, assessore alla Cultura del Comune di Siena, professore associato all’Università di Bologna, divenne professore ordinario di semiotica all’Università di Siena, rivestendo la carica di direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione, insegnò nei più prestigiosi atenei del mondo. Il suo impegno ha varcato i confini nazionali collaborando con enti e istituzioni europei.

Il Rettore di Siena, Angelo Riccaboni, ha dichiarato che “la scomparsa del professor Calabrese priva l’Ateneo di un grande intellettuale, oltre che docente, un grande studioso le cui opere hanno inciso nel mondo accademico e culturale, italiano e internazionale.

Per completare il quadro, occorre aggiungere che Calabrese partecipò all’organizzazione delle Esposizioni Universali di Vancouver, Siviglia, Genova, Brisbane ed Hannover e collaborò con diversi giornali (Corriere della Sera, Repubblica, L’Unità, El Pais, Panorama) e periodici culturali (Casabella, Estudios semioticos, Versus – quaderni di studi semiotici, Viceversa), nonché con Rai, Mediaset e Tve (per le quale curò anche alcuni programmi) in veste di critico televisivo.

Fondò poi Carte semiotiche e divenne co-direttore della rivista Alfabetà nel decennio 1980-1990. Diresse anche Metafore e Rivista illustrata della comunicazione.

Da rimarcare, ovviamente, le sue ricerche e pubblicazioni, soprattutto in materia di comunicazione visiva e semiotica della pittura. “L’art du trompe-l’oeil”, in particolare, gli valse il Prix Bernier dell’Accademia di Francia nel 2010.

Era stato infine presidente dell’Associazione italiana di studi semiotici e della Fondazione mediateca regionale toscana.

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