Dai libri di filosofia al Sud America: Agostino racconta la sua scelta

Redazione Controcampus 14 Aprile 2012

Agostino Arciuolo, studente neo-laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Siena, come regalo di laurea ha deciso di intraprendere un viaggio, non uno di quei classici viaggi post laurea fatti di spiagge assolate e serate spensierate, bensì un’avventura alla ricerca di sé, stimolato dalla sete di conoscenza verso una terra, l’America meridionale, misteriosa e a cui da sempre si sente legato.

Essendo suo amico, ricordo ancora il giorno in cui progettava la partenza: entusiasta di passare due mesi in Ecuador, tramite il programma di volontariato promosso dalla fondazione Brethren y Unida, presso la comunità di Picalquì, una piccola “hacienda” situata a un’ora e mezza dalla capitale Quito. Una scelta particolare per un ragazzo 24enne neo-laureato, che alle famose spiagge Sud Americane ha preferito le (in apparenza) inospitali terre ecuadoriane, ma totalmente in linea con il suo modo di essere e quindi non me ne sorpresi più di tanto.

Questa intervista nasce a distanza di qualche mese dal suo ritorno, dopo aver ascoltato attentamente i racconti della sua avventura. Un modo come un altro per raccontare le esperienze di un ragazzo (in cui tutti potremmo riconoscerci) in una realtà totalmente diversa, sia socialmente sia culturalmente, da quella a cui siamo abituati.

 

1. Agostino, nell’aprile dello scorso anno hai deciso di intraprendere questo viaggio in Ecuador. Una scelta particolare visto che non si trattava del classico viaggio da turista ma più una sorta di viaggio di conoscenza. Quali sono le motivazioni che spingono uno studente neo-laureato a fare questa scelta?

Io direi innanzitutto la curiosità, la voglia di viaggiare, di fare esperienze nuove, di percorrere il mondo e provare a viverci in maniera diversa. Poi c’è sicuramente il fascino e l’interesse che da tempo suscita in me il semicontinente sudamericano, terra di dolori persi nei secoli, di cicatrici e di ferite ancora sanguinanti, ma soprattutto terra di speranza. Non è stata infine secondaria la volontà di rendermi utile alle famiglie campesine con le quali ho intensamente vissuto questi poco più di due mesi.

2. Arrivi in Ecuador e ti ritrovi relativamente solo, nel senso che, anche avendo un’associazione a cui appoggiarti, non ci saranno facce amiche ad attenderti all’arrivo. Quali sono le paure e i dubbi relativamente a quello che stavi per fare?

Per tutto il viaggio ho avuto il timore costante di non trovare nessuno della Fondazione ad aspettarmi in aeroporto. Ero molto eccitato pensando a quello che stavo per fare, non stavo quasi più nella pelle. Ma per il resto non ricordo di aver avuto altre paure. Avevo già avuto modo di parlare con il coordinatore dell’attività di volontariato, il quale si era dimostrato molto disponibile e mi aveva rassicurato su tutto. Sapevo che non sarebbe comunque stato facile, ma forse è stata proprio questa consapevolezza a non farmi cedere ai dubbi e alle paure.

3. Da quanto mi dicevi l’impatto è stato comunque positivo e anche i tempi di ambientamento molto veloci. Che impressioni hai avuto della comunità in cui hai vissuto per un mese, appena arrivato?

Ho avuto la fortuna di conoscere e di vivere con gente umile, gentile, di cuore. Gente che, per quanto povera e analfabeta, riesce comunque a vivere a testa alta, con saggezza e dignità. Ho trovato nella comunità una solidissima rete di rapporti sociali, di supporto reciproco (specie nei lavori più pesanti) e di solidarietà interfamiliare. Si vive in una dimensione collettiva in cui tutti conoscono tutti, e nessuno invidia o tenta mai di sopraffare gli altri.

4. Oltre alle ovvie differenze culturali e sociali esistenti tra la nostra società e quella ecuadoriana, quali sono state le cose che più ti hanno colpito, relativamente allo stile di vita e di pensiero, delle persone con cui sei entrato in contatto?

Mi ha colpito in particolare la forza dei legami di vicinato: quasi ogni giorno poteva accadere di pranzare a casa di un vicino o di riceverlo come ospite. Un tipo di relazione che dalle nostre parti si è completamente dissolto, smarrito, impegnati come siamo a rinforzare le serrature delle nostre porte e guardare con aria sospettosa dallo spioncino.

5. Durante la tua esperienza nella comunità, hai avuto modo, anche se brevemente, di insegnare in una scuola. Da quanto ho capito, ascoltando anche quello che dicevi, è come se i bambini non sentano il peso della loro condizione, a differenza di quanto si possa pensare, nel senso che anche quando hai regalato loro quaderni e colori il loro atteggiamento era di vera contentezza senza la minima traccia d’invidia. Come spiegheresti quest’atteggiamento a tutti quelli che, non avendo vissuto la tua esperienza, la pensano diversamente?

Diceva Karl Polanyi che gli africani hanno scoperto di essere poveri quando noi siamo andati a dirglielo. Credo che chiunque nasca e cresca in un ambiente contadino come quello, in condizioni di relativa povertà, non sappia nemmeno cosa significhi vivere più agiatamente. L’importante però è che tale ignoranza non diventi mai rassegnazione: se c’è qualcosa di cui quei bambini hanno bisogno essa è proprio la forza di immaginare un futuro diverso, un mappamondo capovolto, un Ecuador senza disuguaglianze economiche e sociali, attualmente fortissime. E sono convinto che da questo punto di vista lo scambio culturale con noi volontari stranieri non possa che fare loro del bene.

6. Finita la tua esperienza con l’associazione, hai avuto modo di vedere posti totalmente diversi da quelli cui sei e siamo abituati però, mi dicevi, il momento più difficile ma anche più particolare lo hai vissuto quando sei stato ospite per due settimane di una famiglia contadina di nativi ecuadoriani a San Francisco de Columbe. Che sensazione hai provato appena arrivato lì e in che modo sei stato accolto da persone che, alla fine, con gli stranieri hanno pochi se non nessun contatto?

Con la famiglia indigena alle falde del Chimborazo ho trascorso le due settimane più difficili e più faticose dell’intero viaggio. L’ho capito fin da subito che sarebbe stata dura: l’altissima quota, il campo a un’ora di cammino dalla casa, il letto di paglia, il vento instancabile, il freddo. In compenso però sono stato accolto con molto calore, specie da parte dei due ragazzi, Jorge e Faustino, con i quali sono riuscito a stringere un ottimo rapporto, malgrado le difficoltà che incontravamo nel parlare.

7. Nei tuoi racconti hai anche accennato alle idee e al pensiero politico degli abitanti del luogo, che in un certo modo collimano con le tue: una critica al capitalismo selvaggio che come obiettivo ha solo quello di deturpare quelle terre delle loro ricchezze, senza apportare nulla di positivo. Però hai anche sottolineato, in riferimento alla tua permanenza sulle Ande, di condizioni di vita abbastanza precarie e di norme igieniche sostanzialmente carenti: non credi che, in questo caso, un’apertura verso l’esterno con un adeguato controllo degli insediamenti stranieri (del capitalismo, insomma) possa aiutare queste persone a migliore la loro condizione di vita?

Ma l’economia capitalistica, anche nelle sue fattezze più brutali, è già ampiamente penetrata in quelle zone. Basti pensare che tutti (dico tutti) i campesinos, indigeni e non, sono costretti a comprare ad ogni semina le sementi ibride e transgeniche prodotte dalle multinazionali del seme, modificate apposta per non riprodursi sulla pianta adulta e negare così ai contadini la possibilità di riutilizzarle per la semina successiva. In merito a ciò che dici, io credo che la sfida più grande sia proprio quella di riuscire a mostrare loro l’utilità di alcune cose, come il curarsi meglio dal punto di vista igienico e sanitario, ma senza però invadere il loro territorio, senza impedire loro di continuare a vivere secondo i loro usi e costumi, senza “colonizzare” cioè il loro immaginario contadino (cosa che peraltro il capitalismo occidentale, con la sua iconografia violenta e invadente, sta già facendo). E ciò, a mio avviso, dev’essere fatto, più che in forma di insegnamento verticale e unidirezionale, proprio attraverso uno scambio culturale, da pari a pari, perché anche noi abbiamo molto da imparare da loro. La Fondazione sta portando avanti un progetto, al quale ha contribuito anche la scuola del mio paese (Bagnoli Irpino, ndr), che va proprio in questa direzione.

8. Per concludere: cosa rispondi a tutti quelli che definiscono queste esperienze dei “viaggi di volontariato” e considerano la società occidentale l’unico esempio da seguire e da importare per lo sviluppo del “terzo mondo”?

Secondo il filosofo marxista di origine slovena Slavoj Žižek, la beneficenza è divenuta oggi la pratica attraverso cui il capitalismo si autoassolve, si sciacqua la coscienza per legittimare il proprio predominio, anche sul piano morale. Specie quando a farla sono gli stessi multimilionari che si sono arricchiti sfruttando le risorse e la manodopera a basso costo dei paesi più poveri. In altre parole, non credo che sia corretto, né tantomeno utile, assumere atteggiamenti eccessivamente paternalisti, anche se in buona fede, nei loro confronti.

 

Da questa esperienza è nato anche un libro dal titolo “Nove quarti di luna”. Una sorta di diario di viaggio scritto dallo stesso Agostino durante la sua permanenza in Ecuador. Un libro per ricordare, a chi lo leggerà, che la nostra società, considerata giusta, libera, aperta al nuovo, in realtà molto spesso si dimentica degli altri, chiudendosi in se stessa e imponendo, a chi è considerato più debole, il suo unico credo capitalista.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto