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30 aprile 2012

Dal Salento al nord: la strada è lunga ma apparentemente migliore

Poco tempo fa i sapienti cervelli universitari migravano solo da Foggia a Bari (http://www.controcampus.it/2012/04/prima-ingegneria-ora-forse-medicina-le-specializzazioni-migrano-da-foggia/) ora il viaggio si è decisamente allungato: dalla Puglia direttamente al nord.

Nessuna bella notizia per le università pugliesi che nel corrente anno accademico 2011-2012 hanno registrato un notevole calo dell’8,3 % delle immatricolazioni, più del doppio rispetto alla media nazionale, un abisso a confronto con il 2009-2010: in questi ultimi due anni sono stati il Politecnico di Bari e l’Università del Salento i più colpiti da questa migrazione di massa con un picco minimo del meno 20 % di iscrizioni.

Sono Bologna e Modena a fare dell’ Emilia Romagna la destinazione più ambita, a seguire troviamo il Polito che regala alla città di Torino quasi 500 nuovi ingegneri all’anno, Lazio e Lombardia di certo non sono da meno, mentre in coda si piazzano Marche, Toscana e Veneto.

Ma cosa attira così tanto i giovani al nord? Probabilmente la prospettiva di un’istruzione più “seria” e il sogno di meno raccomandazioni, qualunque sia il motivo sta di fatto che l’equivalente di un’intera cittadina di 17 mila persone è fuggita dal caldo soleggiato sud verso il freddo e nebbioso nord.

Questa costante e crescente evasione ha segnato profondamente l’economia pugliese, specialmente il Pil che ha visto dileguarsi molti milioni di euro risparmiati dalle famiglie premurose per il futuro dei giovani figli: se l’università in sé rappresenta un enorme costo, non oso immaginare cosa significhi mantenere anche un appartamento comprensivo di vitto, alloggio e trasporti cittadini, in aggiunta alla normali tasse.

Le tanto amate università del nord, con relativa permanenza in loco, richiedono dai 25 ai 30 mila euro per famiglia: una cifra spropositata riflettendo sul fatto che questo traffico è unidirezionale! Se i nativi pugliesi diretti verso Bologna, Roma e Milano aumentano ogni anno, non si può certo dire il contrario. La causa? La convinzione che gli atenei settentrionali offrano uno standard più elevato di quelli meridionali, per quanto riguarda le prospettive lavorative, la serietà dei docenti e le infrastrutture più attrezzate.

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