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26 aprile 2012

Il nome della rosa: dal libro al film

Il nome della rosa

Alla fine di novembre del 1327 il novizio Adso accompagna in un’abbazia del nord Italia il suo Maestro, frate francescano Guglielmo da Baskerville, incaricato di indagare sulla misteriosa morte di un monaco e di fare da mediatore tra la delegazione papale e quella francescana che, da li a poco, si sarebbero dovute incontrate proprio in quel luogo.

Il nome della rosa

Il nome della rosa

La trasposizione cinematografica del romanzo il nome della Rosa,  di Umberto Eco, semiologo, filosofo, linguista e scrittore italiano di fama internazionale, non era facile impresa.

Edito per la prima volta nel 1980, il romanzo riscosse immediatamente un grande successo di critica e pubblico e fu tradotto in oltre 40 lingue.

Uno dei meriti dell’opera letteraria di Eco fu quello di stimolare la riscoperta del genere del romanzo storico, anche se la complessità dell’opera è tale che risulta arduo cercare di ricondurlo ad un genere unico, in realtà ne è una commistione tra i quali il giallo, il filosofico, l’esoterico. Offre, inoltre, una lettura su molteplici piani a seconda della preparazione culturale del lettore.

Il libro infatti, è intriso di citazioni letterarie ed è costante il riferimento semiologico e linguistico, il tutto sotto una luce espressamente laica che si manifesta nella sete di conoscenza e nella ricerca della verità del protagonista che anticipa il metodo scientifico, unico lume nella cupa ricostruzione  della sanguinaria epoca dell’Inquisizione, in cui si svolgono le vicende narrate.

L’adattamento per il grande schermo non tardò e venne compiuto nel 1986 ad opera di un temerario regista francese, Jean-Jacques Annaud. Il risultato fu un apprezzato giallo gotico che riesce bene nell’estrapolare l’autenticità dell’epoca. Sean Connery nel ruolo di Guglielmo e F. Murray Abraham nel ruolo del frate inquisitore assicurano la riuscita del progetto ma, in realtà, è la serie di comparse che gravitano attorno che donano al film l’autenticità necessaria, tanto da sembrare estratte dalle illustrazioni infernali di un antico codice medievale.

Il Guglielmo di Connery, vincitore del British Academy Film Awards e del Deutscher Filmpreis come migliore attore, ricorda molto uno Sherlock Holmes medievale, maestro del metodo deduttivo, che mette tutto il suo ingegno in un’indagine che lascia senza fiato; Christian Slater, nella parte dell’allievo Adso, suggerisce molto il fido e celebre aiutante Watson, arricchito di una tenera e ingenua innocenza.

Libro e film sono risultati diversi di una stessa opera, perché differente è il modo in cui ci si appassiona e si vive una storia. Il film ha la conseguenza di alleggerire gran parte dei giochi di parole, delle riflessioni e delle discussioni teoriche, esclusivamente per la complessità eccessiva dei contenuti che rendeva problematica una loro sceneggiatura. L’esito è una visione più semplice e scorrevole che separa nettamente il bene dal male e le vittime dai colpevoli, mentre il significato principale del romanzo stava nell’indicare il mondo come privo di un ordine e di un responsabile preciso del bene e del male e, quindi, come un’insieme di cause in cui è impossibile distinguere.

Questo film cupo e sinistro è una perla del cinema europeo, ma il libro è una raffinata e filosofica detective story di altissimo livello. “la rosa primigenia esiste in quanto nome, possediamo i semplici nomi.”

Daniela Angius

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