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27 aprile 2012

Le “perle” di Antonio Andrea Pinna

Antonio Andrea Pinna

La pagina Facebook di Antonio Andrea Pinna, LePerlediPinna, vanta circa 70.000 iscritti, i suoi aggiornamenti di stato sono cliccatissimi

Antonio Andrea Pinna

Antonio Andrea Pinna

Intervista a Le “perle” di Antonio Andrea Pinna

C’è chi difende Antonio Andrea Pinna a spada tratta, perché riesce a percepire la sua irriverente ironia, e chi non digerisce proprio le sue “perle”. Poco importa come si suol dire: “Nel bene e  nel male, purchè se ne parli.
Antonio Andrea Pinna, un ragazzo come tanti che si è reinventato e ha fatto della propria personalità e del proprio “hobby”, il suo lavoro; questa è la sua intervista:

In un’intervista hai affermato di aver iniziato a scrivere per un tuo “sfogo”  personale, da dove viene questo bisogno?

Questo mio bisogno è nato da un licenziamento senza giusta causa. Io ero (e sono) un vetrinista. Vivevo a Roma e sono stato chiamato da un’azienda sarda per curare l’estetica di una catena di negozi. Dopo soli tre mesi la voglia di investire sul look dei punti vendita è venuta meno (per motivo economico-societari) e la mia figura è stata eliminata. Mi son trovato quindi in una città in cui non sarei mai tornato, con una macchina che non avrei mai acquistato e senza uno straccio di lavoro.

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Il percorso che ti ha portato dalla pagina di facebook alla stampa su magliette, qual’è stato?

I miei lettori più accaniti mi proposero di fare le T-shirt con le mie “massime”. Me lo proposero per mesi, fino a quando non diedi loro retta e cominciai a produrle. Inizialmente le pensai come dei “gadget” per i fan. Dopo una sola settimana dalla produzione hanno cominciato a chiamarmi dei negozianti. E da lì è nato tutto.

La moda è sempre stata l’espressione più visibile e più d’impatto in un determinato periodo storico, oggi in questa società così spaesata e confusionaria, cosa pensi della moda che ci propongono gli stilisti?

Gli stilisti propongono e devono proporre la moda che ci propongono, nel senso che sono anch’essi legati a degli standard economico-aziendali molto rigidi. Non basta fare “arte”, devono venderla. E nonostante ciò, ammetto che c’è una marea di direttori artistici, di designer e di creativi che fa un lavoro straordinario.

Credi che i giovani artisti o creativi in Italia abbiano futuro? Credi che possano riuscire ad esprimersi?

I giovani artisti e creativi hanno un futuro nel momento in cui lo meritano. Io son riuscito a farmi assumere da un’azienda di Rimini pur abitando nella provincia di Cagliari. Diciamo che se vali qualcuno ti nota. Bisogna essere umili però, e usare più la parola “lavoro” che la parola “arte”. Trovo poca modestia in giro. Son tutti convinti di essere dei geni o dei talenti sprecati. Dovrebbero lasciare che siano gli altri a fare loro certi complimenti. Vantarsi è controproducente.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi è particolare, nel senso che ho fatto un anno in Bocconi “Economia Aziendale”, poi due anni in Giurisprudenza e, per non farmi mancare nulla, due anni in Scienze della Moda e del Costume a “La Sapienza” di Roma. Non mi sono mai laureato. Alla fine però all’Università ho fatto 5 anni, diciamo che la mia è una laurea patchwork  [:D]

Reputi l’università un percorso utile per la formazione personale di un ragazzo?

Ritengo sia utile se lo studente strumentalizza il percorso di studi a suo vantaggio. Non basta più il pezzo di carta. Bisogna assimilare, capire, reinterpretare e primeggiare. Di laureati è pieno il mondo. Bisogna essere i migliori.

Il tuo sogno più grande, puoi raccontarcelo?

Ho tanti sogni, forse troppi. Ma meglio così. Potrei battere tante strade, e non nel senso che mi prostituisco. Mi piacerebbe fare lo scrittore, o il giornalista, avere una rubrica su Vanity Fair o fare l’opinionista musicale, cinematografico, d’arte. Mi piacerebbe fare lo sceneggiatore. Non eslcudo nulla. La mia passione per la moda potrebbe addirittura farmi sognare di fare lo stilista. Non so disegnare, triste verità. Ma chi disegna davvero tra gli stilisti? Coco Chanel diceva “Non so disegnare neanche un omino, se non con un cerchio e qualche stanghetta”. No, non sono come Cocò, non ambisco a tanto, ma mai dire mai. Mi piace pensare che certe doti se non le sperimenti non vengon fuori. Quindi, diciamo che sono pronto a tutto.

Quali sono le tue aspettative per il futuro e del tuo “business”?

Spero continui ad andare tutto come sta andando adesso. Spero che la mia “ironia” venga capita e non condannata. Mi piace pensare che si possa far ridere ancora senza per forza parlare in dialetto e che possa avere seguito un umorismo politicamente scorretto. Lo strumento fondamentale per capirmi è conoscere l’italiano. Speriamo bene.

Parlaci brevemente del tuo libro...

Il mio libro raccoglie 700 delle mie 1700 “perle”. Una specie di ZIBALDONE di cattiverie e irriverenza, con qualche squarcio di romanticismo e di analitico realismo.

Descriviti con 5 aggettivi

Irriverente, Generoso, Puntiglioso, Severo, Eclettico.

Un grazie ad Andrea Antonio Pinna e non mi resta che augurarti in bocca al lupo per il futuro, e spero che tu riesca a realizzare per il meglio  i tuoi sogni!

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