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26 aprile 2012

Luca Abete a Potenza contro l’alcool

Il noto inviato di Striscia la Notizia, Luca Abete, ha vestito, il 25 Aprile, i panni di un testimonial d’eccezione a Potenza, scelta dall’AICAT, Associazione Italiana Club Alcologici Territoriali, come una delle due sedi per le due giornate di sensibilizzazione contro l’uso e l’abuso dell’alcool.

Luca Abete

Luca Abete

Luca Abete mi ha raccontato come si sia avvicinato a questo mondo e come abbia già avuto modo di sostenere iniziative di questo genere sottolineando la sua vicinanza e contributo umano a questa associazione. Lo ha fatto consegnando la sua famosa pigna come dono, accompagnata dal suo consuetudinario messaggio in rima, che recitava così: “Ritrovarsi  è una gioia che riempie il cuore, essere amico dell’AICAT è per me un grande onore”.

Luca, come sei venuto a conoscenza di questo mondo un po’ sommerso?

Sin dai tempi dell’università, ho sempre lavorato nel sociale, come clown, quindi l’ambiente dell’associazionismo e della solidarietà mi è molto familiare.

Con l’AICAT è nato tutto un po’ per caso, io ero un po’ allo scuro di tutto questo mondo che è dietro, mi è stato richiesto di partecipare ad uno spot dell’AICAT dal titolo “In pegno un impegno” che pubblicizzava il suo numero verde, io ho accettato con entusiasmo e così è iniziato questo rapporto con questa associazione che dura ormai da due anni.

Cosa pensi della giornata di oggi, di questa iniziativa?

Sono contento di essere qui per poter amplificare, come un piccolo megafono il grosso lavoro fatto da questa associazione e trovo giusto che venga fatto in piazza, come oggi, tra la gente. Il tempo a mia disposizione è davvero pochissimo e quando posso mettermi a diposizione del sociale, lo faccio volentieri anche continuando questo gemellaggio che ho iniziato con l’AICAT.

Essendo tu, testimonial dell’associazione, hai avuto modo di vedere più posti, credi ci sia un riscontro positivo?

Il mio ruolo, quello lì di testimonial è soltanto un ruolo di amplificatore e può essere visto come un piccolo megafono che fa arrivare a più orecchie possibili il movimento, le possibilità che ci sono per conoscere e uscire fuori da queste problematiche. Poi il lavoro grosso non lo faccio  certo io, ci sono tutti gli operatori, volontari e quelli che si dedicano a tempo pieno e fanno capire che da questo tunnel si può uscirne.

Data la tua grande esperienza televisiva, secondo te come si può abbattere, se esiste, un conflitto di interessi in tv, tra chi pubblicizza alcool e chi vuole che non se ne faccia uso?

In alcuni servizi, anche nel passato, Striscia si è occupata del tema della somministrazione di bevande alcoliche a minori. Io credo che non sono gli episodi che possono creare una coscienza ma la coscienza la si crea partendo dalle scuole,al di là della televisione, dei media in generale, partendo dai bambini, senza demonizzare, perché penso che demonizzare anche per le persone più fragili può costituire una facile scappatoia.

Come si potrebbe ancora lavorare soprattutto sui giovani?

Beh, bisognerebbe partire, secondo me, da quando si è piccoli e far capire che non un mostro l’alcool, è soltanto un qualcosa che va vissuto con grandissima attenzione, ricordandosi che non è un grande uomo, un eroe chi fa uso e abusa di sostanze alcoliche, ma un grande uomo è quello che sa gestire i propri bisogni.

Esperienze dirette con i giovani?

Io lavoro nei locali, nelle discoteche  e lì porto sempre un messaggio di divertimento sano, di musica da ascoltare, musica allegra, che può liberare energia a scapito di una musica ipnotica che non è affatto positiva e in linea con il mio modo di essere.

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