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6 aprile 2012

The Raven: un film piatto che non spicca il volo

La trama di The Raven prende il via dall’effettiva nebbia che avvolge gli ultimi giorni di vita dello scrittore Edgar Alla Poe. Trovato in stato confusionale nelle strade di Baltimora, Poe muore pochi giorni dopo senza poter rivelare come avesse fatto a finire in quelle condizioni.

Da questo episodio della biografia di Edgar Alla Poe trae spunto l’intera vicenda del film che narra come il poeta divenga suo malgrado ispiratore di un efferato assassino che, invaghito dei suoi racconti, li reinterpreta attraverso una serie di omicidi. Quando il serial killer arriva a prendere in ostaggio l’amata di Poe, questi si vede costretto a mettersi sulle tracce dell’omicida.

L’intento di spostare Poe dal ruolo di scrittore a quello di protagonista dei suoi stessi racconti è sicuramente interessante e la fusione del racconto fantastico con quello biografico, malgrado risulti poi privo di chissà quale particolare suggestione, è l’aspetto più riuscito del film. Il richiamo di ogni crimine a uno dei racconti di Edgar Alla Poe rende sicuramente complice lo spettatore che si può divertire a indovinare il titolo prima che lo stesso poeta lo riveli, ma il gioco è piuttosto semplice e stanca ben presto gli amanti del genere perché si tratta banalmente solo dei testi più famosi – Rue Morg e Il pozzo e il pendolo per citarne alcuni. Per il resto, purtroppo, il coinvolgimento non riesce in nessun altro modo.

La regia, malgrado sia stata affidata a quello stesso James McTeigue di V per Vendetta, risulta lenta, piatta e noiosa. In questo film che veniva presentato come gothic thriller manca, in realtà, tensione, non c’è brivido, insomma non c’è traccia di Edgar Alla Poe. La fotografia, inoltre, nel suo tentativo di essere gotica, è eccessivamente di genere e riduce gli interpreti a mere istantanee bidimensionali.

Per quel che riguarda la prova d’attore, il grande scrittore e poeta statunitense Edgar Allan Poe viene preso e ridotto ai minimi termini da un John Cusack in pessima forma che presenta una quanto mai fissa monoespressione per tutta la durata della pellicola. Non bastasse la pessima interpretazione dell’attore protagonista, anche il doppiatore Oreste Baldini questa volta ci mette del suo riuscendo a rendere ancora più monocorde un personaggio già piuttosto maltrattato. Certo il volto di Cusack non sarebbe stato d’ispirazione per nessuno ma vista la grandiosità – alla luce di alcune performance degli ultimi anni si dovrebbe dire ex? – del tanto osannato doppiaggio italiano ci si aspetterebbe qualcosa di più che un mero appiattimento sulle capacità, in questo caso incapacità, di coloro cui si presta la voce.

Alla fine della fiera il film non risulta che un mero blockbuster di dubbia qualità. Spendervi soldi al cinema? Se proprio ci tenete, solo nei giorni a biglietto ridotto.

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