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15 maggio 2012

Anatomie della mente a Ferrara: ultimo appuntamento con David Bowie

 Chiusura stellare  per il ciclo di incontri, patrocinati dall’Università degli Studi di Ferrara, “Anatomie della mente e altre storie. Sei conferenze di varia psicologia”, giunti alla quinta edizione. Appuntamento a giovedì 17 maggio, intorno alle 16:30, presso il Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea (via Scienze n. 17) con David Bowie: L’uomo che cadde sulla Terra. Un viaggio fantascientifico nel cronospazio attraverso le canzoni di Bowie, a cura di Daniele Nanni e Stefano Caracciolo.

Il suicidio del fratello Terry, al quale David Robert Jones (questo il vero nome dell’artista) era molto legato, ha turbato profondamente la sfera personale di quest’ultimo. “Mio fratello Terry ha avuto una grandissima influenza sulla mia vita– confesserà successivamente in un’intervista- eravamo molto simili e guardando lui temevo per me stesso”. Nel 1993 compone in sua memoria Jump, They Say, con chiari riferimento alle allucinazioni che perseguitavano Terry durante il suo ricovero forzato in una clinica psichiatrica.

La costruzione della sua identità camaleontica e in precario equilibrio con il mondo attraversa la prima fase della consacrazione, negli anni ’70, con Space Oddity, su ispirazione di  2001- A Space Odissey di Stanley Kubrick, fino alla nascita dei suoi più popolari personaggi androgini, tra i quali figurano Ziggy StardustAladdin Sane (in foto), dai richiami espliciti alla sfera bisessuale. Il fervente lavoro discografico si intreccia sinergicamente con il cinema: in concomitanza con l’uscita del film “L’uomo che cadde sulla Terra” diretto da Nicholas Roeg, Bowie pubblica il suo album più significativo: Station to Station.

Sulla scena compare il suo ultimo personaggio, forse il più riuscito: The Thin White Duke, il Duca Bianco. Abbandonate le vesti glam, riscopre un’immagine sobria ed elegante: capelli corti, camicia bianca e gilet nero meglio sposavano l’interiorità cupa e glaciale del cantautore, alle prese con l’abuso smodato di droghe e la perpetua angoscia verso il futuro. “Un periodo totalmente drammatico– ricorderà successivamente- ero in uno stato disastroso. A Los Angeles, dove vivevo, ero caduto nella trappola di riferirmi costantemente al rock. Era incestuoso: mi ero messo i paraocchi nei confronti di tutte le altre possibilità musicali e artistiche. Avevo bisogno di cambiare vita.” 

Trasferitosi a Berlino nel 1977, Bowie è deciso a dare un taglio netto “all’immagine di pagliaccio” che lo aveva reso celebre in tutto il mondo. Si dedica a nuove sperimentazioni musicali, approdando definitivamente nell’elettronica. Dipinge un quadro, Child in Berlin, sua intenzione è quella di commemorare la sua rinascita. Il dolore per la perdita dei familiari più cari (il fratello e, successivamente, il padre) rimane sublimato nelle sue canzoni, il rischio di tracollo psichico sembra ormai dissolto.

Scopo della conferenza sarà quello di analizzare principalmente l’inconscio dell’artista attraverso la sua vasta produzione discografica, con una dovuta riflessione: i fattori genetici delle malattie mentali non devono servire da condanna inappellabile, l’uomo comune è in grado di percorrere strade alternative e lenire le proprie sofferenze.

Qui il calendario completo.

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