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17 Maggio 2012

Architetti sì, architetti no…

Nell’Italia del “tutto è possibile”, accadono le cose più assurde. Parliamo oggi di architetti. E sì, attualmente, diventare architetto è davvero difficile, soprattutto sei stai frequentando il corso di laurea specialistica in Progettazione delle Scenografie, degli Allestimenti e delle Architetture d’ interno della Sapienza.

La diatriba inizia nel 2010 quando a ben 200 studenti del corso di laurea specialistica in Progettazione delle Scenografie, degli Allestimenti e delle Architetture d’ interno viene detto che non potranno iscriversi all’albo per esercitare la professione per la quale si stanno laureando. E bene sì, potrebbe sembrare una barzelletta raccontata male, ma così non è.

Ma perchè tutto questo?! La risposta è semplice, tutto nasce dal cambio dell’offerta formativa della Sapienza rispetto a questo corso di laurea; il tutto viene spiegato in questo modo: – “Non occorre la prova di accesso a numero programmato a livello nazionale in quanto la laurea prevede l’iscrizione all’Albo Nazionale (“senior”) degli Architetti e non il titolo di Architetto Europeo.”

Ah, tutto chiaro adesso, ma per coloro che questo corso già lo stanno frequentando come si fa?! Semplice, basta migrare verso il corso di laurea magistrale in Architettura con indirizzo interni e allestimento. Ovvio che i 200 studenti del corso si affrettano come uccellini a migrare ma con non pochi disagi. I piccoli volatili si trovano infatti a dover  recuperare crediti di esami già sostenuti e a doverne accumulare di nuovi.

Quindi se non vuoi fare l’architetto la Sapienza ha il corso di laurea giusto per te, discorso diverso se invece vuoi che anni di studio ti portino ad esercitare una professione.

Il Miur non riconosce il titolo di studio rilasciato dal corso di laurea magistrale in Architettura con indirizzo interni e allestimento della Sapienza e non permette ai ragazzi di iscriversi all’albo degli architetti.

Chiaro?! E poi scusate, ma sul sito dell’università il tutto è specificato quindi… ora non potete dire di non saperlo!

Al Tar l’ardua sentenza che aspettano con ansia i 200 studenti coinvolti in questo “piccolo disguido”.

 

 

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