• Google+
  • Commenta
10 Maggio 2012

Concorso sospetto, a Forlì si dimettono quattro docenti

Nomine taroccate, ci risiamo?

L’ultimo caso sospetto è stato individuato nel forlivese. Al momento sono solo dubbi, ma la possibile truffa ha già lasciato pesanti strascichi.

Il bando in questione è “Ing/Ind 04”, indetto nel 2011 tramite l’intercessione di Enrico Troiani, ricercatore presso la Facoltà di Ingegneria aerospaziale di Forlì.

Lo scopo del concorso era l’assunzione di una spalla per Troiani cui affidare l’insegnamento di Costruzioni aeronautiche, con un compenso mensile di 1.500 euro circa.

Sarebbe stato l’ultimo bando per ricercatori prima del veto imposto dalla Riforma Gelmini. “Ho creato un gruppo di eccellenza nel settore – ha spiegato il professore – , mi sono fatto carico della richiesta di un posto per portare avanti la ricerca e la didattica.

La faccenda era piuttosto semplice: dopo la presentazione di un curriculum, tutti i candidati si sarebbero sottoposti a colloquio (21 febbraio) e la commissione esaminatrice avrebbe fatto il resto.

Ed invece, il giorno dopo l’ultima riunione di commissione (15 marzo) ecco il patatrac: circolano i verbali della commissione ed il nome del vincitore, la procedura salta, Troiani va su tutte le furie. Più tardi dichiara: “Nel corso della giornata un professore ha comunicato il presunto vincitore, prendendo le distanze dalla decisione della commissione e precisando che i tre commissari, professori ordinari provenienti da Torino, Milano e Pisa, avevano agito in maniera autonoma. È trapelato addirittura il numero delle votazioni, due voti a favore e uno contro.

I problemi sono due: primo, la votazione avrebbe dovuto restare segreta ed il nome sigillato fino a nuovo ordine; secondo, la vincitrice (una laureata in Ingegneria meccanica con dottorato in Disegno e metodi dell´Ingegneria industriale) non avrebbe le credenziali richieste.

L’amarezza è tanta, al punto che poco importa indagare su chi o cosa ci sia dietro. “Rispetto l´esito del concorso – afferma Troiani – , ma il problema è che chi ha vinto non risponde alle esigenze del mio gruppo di ricerca. Così, non solo non ho risolto il problema della didattica, ma perdo i miei collaboratori.

Il colpo di scena non si è fatto attendere: dopo un esposto al Rettore presentato da uno dei candidati (27 marzo), il ricercatore ha deciso di rassegnare le dimissioni, aggiungendo che “lo stesso hanno fatto altri tre colleghi: di questi, uno ha ritirato la disponibilità già data all’università, gli altri due hanno deciso di non rinnovarla.

Molto più diretto e polemico un terzo collega (il prossimo a lasciare la barca), il quale sulla propria pagina Facebook ha annunciato la sua intenzione di abbandonare l’insegnamento fino al momento in cui “sarà reso evidente da parte degli organi di Facoltà che è stato fatto ogni sforzo per garantire la selezione del miglior candidato.

Ai candidati esclusi (erano sette quelli ammessi al colloquio) non resta che fare le valigie. Ivan Meneghin è già sul piede di partenza, destinazione Germania; in Italia, dice, “non ci sono più le condizioni per lavorare”. Stesso discorso per Goran Ivtevic, anche lui diretto in Germania come ha confessato in una lettera al blog di Beppe Severgnini.

E ora, viene da chiedersi? Il vuoto lasciato dai docenti dimissionari è tutt’altro che trascurabile: tre corsi rimasti senza timoniere, un buco che non sarà facile colmare in tempi brevi. “Per sostituirmi – avvisa Troiani – sarà necessaria la supplenza da un’altra Università, e i professori mica si muovono gratis.

Una situazione drammatica, che tanto per cambiare non farà che penalizzare gli studenti: i corsi lasciati scoperti da Troiani e soci sono in bilico e rischiano di fare una brutta fine.

I rappresentanti degli studenti sono già insorti per difendere la posizione dell’ex docente di Ingegneria. Intanto si lavora anche sull’altro fronte, quello del concorso: tra le ipotesi, un appello al Rettore per l’annullamento del risultato, oppure addirittura un ricorso al Tar.

Per gli ex candidati emigrati in Germania, intanto, le grane sembrerebbero già finite: Meneghin, in particolare, è stato immediatamente selezionato da un’azienda di Augusta.

Una testimonianza nuda e cruda del fatto che per lavorare, in Italia, il segreto è sempre più lo stesso: andarsene.

Google+
© Riproduzione Riservata