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24 Maggio 2012

Dai Maya alla Futurologia

Sebbene gran parte dell’elite scientifica si sia prodigata nel tentativo di chiarire che nel dodicesimo mese del 2012 non accadrà nulla di spiacevole e di inquietante, ad oggi le sinistre cassandre continuano imperterrite a propagandare le loro nefaste litanie.  Cosa accadrà il 21 dicembre 2012? Probabilmente, assisteremo allo stesso spettacolo ansimato nel 1999, l’anno dell’apocalisse di Nostradamus, il cui epilogo, però come qualcuno ricorderà, fu di tutt’altra natura. L’unica certezza è che terminerà la quinta era, denominata dell’Oro, ed inizierà la sesta, quella dell’Acquario.

Dal punto di vista astronomico, gli scienziati confermano le ipotesi formulate sin qui dai Maya e dagli Egizi, ma non ritengono sia opportuno discorrere di fine del mondo. Le profezie non possono essere prese per oro colato, ma devono essere pesate ed analizzate con la giusta cautela. In altre parole, non serve rievocare i Maya e Nostradamus per ricordare all’umanità quanto sia deleterio il suo contegno, e neppure per evocare altro terrore.

In fin dei conti, se i maya fossero stati realmente dei grandi profeti, perché mai allora non avrebbero previsto anche l’estinzione della loro civiltà?

Forse, potrebbe bastare questo banale paradosso per far crollare in un lampo il tempio delle profezie di cartapesta, e per ventilare nuove e scientifiche verità. Ma a che servirebbe? E poi non farebbe tanto clamore. La logica del catastrofismo massmediologico è una musica che piace, perché fa rumore; tanto rumore. Il Kali Yuga è dietro l’angolo, non ci resta che attendere. Ma nel frattempo, forse, potremmo riflettere sui nostri errori e sul disamore per i posteri. Infatti, se non annichiliremo le nostre distruttive abitudini, in futuro i nostri figli verranno catapultati nel vortice di un ciclone inevitabile e allora si che la civiltà umana si estinguerà per sempre.    

Al di là dei macabri ed atavici afflati dei calendari maya, occorre citare l’esistenza di una branca della scienza che affronta le tematiche apocalittiche in tutt’altro modo. Le sue competenze rasentano esclusivamente i meandri delle previsioni globali, senza ricorrere ai tarocchi: si tratta della Futurologia. Evidenza empirica, metodo sperimentale ed induttivismo: questi sono gli strumenti scientifici adottati dai futurologhi per scandagliare le cause che possano portare al reale annientamento della civiltà umana.

In barba ai calendari maya, le tesi avallate dai futurologhi appaiono animate da un proficuo e risoluto realismo, ed al contempo risultano idonee a fornire un quadro generale del problema. Le loro ipotesi spesso rimangono nel dimenticatoio e rapidamente vengono obnubilate dai fiumi dell’oblio. Non sono sensazionalistiche, non hanno la verve delle scoperte marchiate maya, eppure dispongono di qualche pregio: le previsioni dei futurologhi trovano quasi sempre riscontro nella realtà.

Nick Bostrom, docente alla Oxford University, è uno degli scienziati più attivi in questo campo. Per lo scienziato d’oltremanica, esisterebbero almeno cinque possibili fonti di rischio esistenziale. La buona notizia è che nessuna di queste dovrebbe rappresentare un pericolo nel breve periodo. La prima ipotesi è quella di una guerra termonucleare. Secondo Bostrom, la possibilità che un simile evento accada entro i prossimi 100 anni è pari al solo 5%. La seconda fonte di rischio, proviene dall’impatto con un grande asteroide. Ma anche in tal caso, le possibilità che si verifichi entro 100 anni è del tutto irrisoria (1%).

La terza ipotesi è senza dubbio la più affascinante. Bostrom ipotizza la nascita di una super-intelligenza artificiale con intenzioni distruttive. In questo caso, il rischio esiste un rischio pari al 50% con un grado di distruttività del 90%. Lo stesso discorso vale per la quarta fonte, vale a dire la realizzazione di Bot autoreplicanti da tecniche di nanotecnologia avanzata. L’ultima causa di possibile rischio esistenziale alberga nell’esperimento di fisica condotto dal Cern di Ginevra. Secondo Bostrom, le probabilità che l’acceleratore di particelle vada in tilt ed esploda sono pari al 5%, nulla di preoccupante.

Al di là del calcolo della probabilità per l’avvenire, il futurologo Bostrom dimostra una spiccata attenzione anche per il presente, comunicando alla comunità internazionale che: “E’ triste che l’umanità nel suo insieme non abbia investito anche solo un paio di milioni di dollari per migliorare le sue idee su come meglio poter garantire la propria sopravvivenza”.

Concludo citando un’opera di grande spessore e vivida lungimiranza, scritta nel lontano 1978 dal compianto Antimo Negri, filosofo nato a Mercato San Severino (Sa): il saggio s’intitola “ Futurologia scienza della speranza” e affronta ed anticipa con realismo e in maniera tutt’altro che scontata i problemi dell’epoca moderna. Da leggere.

 

 

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