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Il Welfare delle regioni d’Italia in una ricerca di Ca’ Foscari

Redazione Controcampus 16 Maggio 2012
R. C.
31/07/2021

Una tavola rotonda per individuare nuovi criteri di governance  Convegno Il cambiamento dei sistemi di welfare: quali politiche e processi di governance Venezia, 17 e 18 maggio 2012 Le politiche sociali e socio-sanitarie delle regioni italiane sono al centro di un convegno promosso da Ca’ Foscari e nato da un’intesa fra Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed il coordinamento delle regioni italiane (assessorati alle politiche sociali).

Il convegno costituisce l’azione finale di un progetto di ricerca sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’ateneo veneziano e dell’Università Cattolica di Milano, coordinato dal Prof. Bertin (Dip. Economia Università Ca’ Foscari Venezia), con il contributo di docenti delle Università di Trento, Bari, Salerno, Bologna e Verona.

La ricerca si è svolta in due parti.

La prima ha interessato tutte le regioni e si è centrata sulla raccolta degli indicatori relativi al funzionamento delle politiche di welfare.

La seconda si è concentrata sull’analisi di dodici regioni. Per ogni regione è stata costruita una monografia analizzando tutta la normativa sui processi di governo locale delle politiche socio-sanitarie, sulle interviste ai dirigenti regionali (60 interviste) e ai rappresentanti dei territori (20 focus group).
Da dove nasce la ricerca

La ricerca si sviluppa in una fase di profonda trasformazione dei sistemi di welfare nazionali e soprattutto locali. Tali cambiamenti si caratterizzano per due fenomeni:

–       la ridefinizione delle caratteristiche dei sistemi di welfare. Questo aspetto riguarda tutte le regioni. La crisi economica e la crescita demografica hanno contribuito a far emergere nuovi bisogni (precarietà lavoro, cambiamento composizione famiglie e percorsi di vita) e accrescerne altri (invecchiamento). Tutto questo a fronte di una riduzione delle risorse disponibili;

–       lo sviluppo della dimensione locale delle politiche di welfare. Il ruolo dei comuni e delle altre istituzioni locali risulta crescente, ma cresce molto anche la presenza di altri soggetti (volontariato, imprese no profit e profit) che agiscono all’interno delle singole comunità.

Questi aspetti hanno portato il ministero e le regioni ad attivare questa ricerca per:

–       capire se esiste un sistema di welfare nazionale o si debba parlare di welfare regionali, fra loro diversi;

–       verificare se sia possibile individuare alcune linee di indirizzo per migliorare la capacità delle regioni di governare le politiche socio-sanitarie locali.
I risultati della ricerca.

È possibile parlare di un modello di welfare italiano?

La ricerca porta a dire che non è possibile parlare di un sistema nazionale di welfare e che le differenze fra le regioni sono molto forti.

Sono stati raccolti numerosi indicatori (per ciascuna regione, relativi alla seconda parte dello scorso decennio) che hanno consentito di confrontare fra loro le diverse regioni italiane. Da questa analisi emerge che in Italia sono presenti ben sette diversi modelli di welfare con caratteristiche abbastanza diverse tra loro.

La situazione più avanzata in termini di ricchezza dell’offerta e di bilanciamento fra soggetti pubblici e privati, nella quale i rischi sociali sono relativamente minori e la società è relativamente più coesa, riguarda le regioni: Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Toscana e Veneto.

Sul fronte opposto, il sistema di welfare più critico riguarda le regioni: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Queste realtà presentano rischi sociali più elevati, minor coesione sociale, un’offerta di sevizi (pubblici e privati) più povera. I sistemi di welfare non si sono sviluppati in risposta alle condizioni di disagio sociale e sanitario della popolazione, ma in relazione alla ricchezza economica e sociale delle regioni.

 

Alcuni esempi di indicatori:

 

Estensione offerta

Servizi per l’infanzia (percentuale di comuni che hanno attivato servizi per l’infanzia come ad esempio asilo nido, micronidi o servizi integrativi e innovativi sul totale dei comuni della regione): Emilia Romagna (77,7); Molise (2,2); Veneto (50,8)

Assistenza domiciliare integrata (percentuale di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata rispetto al totale della popolazione con 65 anni e oltre): Emilia Romagna (23,9); Puglia (0,4); Veneto (13,4)

Anziani nelle strutture residenziali (numero di anziani ospiti in presidi residenziali socio-assisetnziali per 1000 abitanti di 65 anni e oltre): Trentino AA: (45,47); Campania (4,51); Veneto (35,05)

 

Titolarità gestione (servizi pubblici, privati e acquistati dai cittadini, terzo settore)

Terzo settore, cooperative sociali consolidate (percentuale di cooperative con fatturato superiore a 500.000 euro): Piemonte (55,73); Basilicata (13,74); Veneto (51,77)

Aiuti e assistenza da persone non coabitanti (percentuale di famiglie che hanno ricevuto aiuto): Basilicata (46,0); Piemonte (25,5); Veneto (36,6)

Acquisto servizi, (spesa media mensile famiglie per servizi, in euro): Lombardia (134,14); Sicilia (65,61); Veneto (129,29)

 

Rischi sociali e coesione

Rischi sociali, (tasso disoccupazione giovanile): Sicilia (37,15); Trentino AA (6,85); Veneto (8,44)

Rischi sociali, (percentuale di famiglie in condizioni di povertà): Basilicata (23,66); Umbria (14,5); Veneto (18,51)

Coesione, (percentuale di persone che hanno svolto attività sociali): Trentino AA (21,0); Sicilia (3,8): Veneto (13,0)

 

Regioni economicamente più ricche e con società più integrate hanno dato vita anche a sistemi di sicurezza sociale più diffusi ed estesi (più servizi a più persone), ed hanno coinvolto di più le comunità locali nello sviluppo del benessere delle persone. Le altre regioni hanno situazioni intermedie fra questi estremi. Questa situazione tende ad aggravarsi per due aspetti, quali:

–       lo sviluppo di welfare aziendali. Questo sviluppo interessa le realtà in cui le aziende sono più forti e integrate nei territori locali (le regioni ricche);

–        la riduzione del ruolo coordinamento e di integrazione dell’azione delle regioni.

La situazione rischia di essere problematica anche perché recenti ricerche hanno evidenziato che le politiche sociali costituiscono un fattore di sviluppo dei sistemi economici locali. C’è il concreto rischio di una maggiore diversificazione delle regioni (welfare più deboli sono il prodotto di situazioni economiche più critiche e, contemporaneamente, consolidano queste debolezze) e di attivazione di un circolo vizioso. Economie locali deboli producono maggiore vulnerabilità sociale delle persone e la contemporanea presenza di sistemi di welfare deboli consolida la scarsa crescita.
Il cambiamento del sistema di welfare ha provocato una modifica coerente dei processi di governo?

I sistemi di welfare delle regioni sono molto diversi fra loro, ma sempre caratterizzati dalla presenza di soggetti pubblici e privati che erogano i servizi. Questa situazione richiede che gli enti pubblici cambino il loro modo di lavorare, devono passare da erogatori dei servizi a soggetti che indirizzano, coordinano e valutano l’azione di privati, cooperative, e volontariato. Ma la cultura gestionale dei servizi pubblici è ancora di tipo burocratico e si basa su rapporti gerarchici. La sfida delle amministrazioni è quella di superare queste impostazioni ed essere in grado di coinvolgere organizzazioni pubbliche e  private orientando le loro scelte alla costruzione del benessere dei cittadini.

La ricerca ha analizzato la situazione di 12 regioni per verificare se ed in che misura stanno cambiando le logiche del governo locale  (in particolare nei rapporti fra regioni e territori). I risultati confermano la forte disomogeneità fra e regioni. Sul piano delle modifiche di legge, le regioni mostrano di aver capito la necessità di sostituire la logica gerarchica con una maggior attenzione all’autonomia delle realtà locali e con la necessità di coinvolgere cittadini, volontariato, cooperative sociali e privati nella programmazione e gestione degli interventi, ma le pratiche reali continuano ad essere prevalentemente di tipo burocratico. La ricerca indica la necessità che le pubbliche amministrazioni abbandonino la logica burocratica per:

–       governare i territori in modo integrato (non è più possibile progettare la viabilità senza considerare gli effetti sulla salute o sulla riduzione della possibilità dei bambini di sviluppare la loro autonomia);

–       ridurre gli strumenti coercitivi e aumentare quelli che incentivano i comportamenti virtuosi;

–       costruire processi partecipativi basati sull’aumento delle informazioni e le forme di rappresentanza diretta dei cittadini;

–       sostituire i controlli burocratici con la valutazione dei risultati prodotti dalle politiche locali in termini di benessere reale della popolazione.

 

Il convegno verrà aperto a Ca’ Dolfin dal Rettore, Carlo Carraro cui seguiranno gli interventi di M. Modolo, Regione del Veneto, Direzione Servizi Sociali e R. Tangorra, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La prima sessione del convegno si terrà a Ca’ Dolfin  il 17 maggio e  si occuperà de “I cambiamenti nei paesi europei”, la seconda il 18 maggio si terrà in Auditorium S. Margherita a partire dalle 9.15 e tratterà “I sistemi di welfare nelle regioni italiane”. La giornata si concluderà con la Tavola rotonda “Verso quale sistema di welfare”.

© Riproduzione Riservata
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Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto