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11 Maggio 2012

Liberare la Speranza: in Unical con Libera, Fondazione Don Milani e Scuola di Barbiana

Unical seconda per prestigio fra gli atenei nazionali
A unical per liberare la Speranza

A unical per liberare la Speranza

Liberare la Speranza: in Unical con Libera, Fondazione Don Milani e Scuola di Barbina.

La scelta del mese di maggio (definito Maggio Resistente) per gli incontri, organizzati dal Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia, attivato dal  Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell’Unical Calabria, è stata individuata in occasione del ventennale delle stragi di mafia di Capaci e via d’amelia. Saranno presenti nel corso dei cinque incontri tematici: Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Media Unical.

A partire dalla primavera del 2009, le condotte sessuali degli uomini di governo sono diventate oggetto di interrogazione morale e politica. Il discorso politico e quello mediatico sono stati catalizzati soprattutto da alcuni episodi di cronaca dai quali è emerso un rapporto sistemico fra uomini, in posizioni di direzione, e forme della prostituzione. Raramente, ormai, degli avvenimenti hanno una eco così vasta e persistente.” (E la carne si fece Verbo, MondoEditoriale)

Edoardo Martinelli, allievo di Don Milani (e della sua Pedagogia dell’aderenza) del gruppo Lettera a una Professoressa.

“Aspetto non marginale alla scuola di Barbiana era un processo formativo che si generava da sé e proveniva direttamente dalla vita. Noi educatori sappiamo quanto l’autonomia e la libertà non si leghino a fronzoli piccolo borghesi. Da una occasionalità arrivavamo a comprendere e a usare gli strumenti didattici. Questa metodologia, basata su un piccolo elemento della realtà catapultato dentro la scuola, non è prevista nelle pianificazioni scolastiche.” (E.Martinelli  2007, Don Milani, dal motivo occasionale al motivo profondo) Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Un magistrato che ritiene sua guida la Costituzione e di cui si professa “partigiano”.  “Abbiamo oggi una mafia più civile e una società più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi.” (dall’intervista di Saverio Lodato, l’Unità, 11 novembre 2006) Ciro Corona, Presidente dell’Associazione Resistenza anticamorra di Scampia e Responsabile dello Sportello per la Legalità Scampia.

“Non ci potevo credere. Qualche volta Scampìa è capace di riservare belle sorprese. Questa volta, la bella sorpresa arriva con un ragazzo che si chiama Ciro Corona e che ha scelto di dire no a quella camorra che tiene in ostaggio la periferia Nord di Napoli, dovelui è nato e cresciuto, dove vive e lavora ancora oggi. “Benvenuta all’inferno”, mi ha detto quando ho messo per la prima volta piede nel quartiere senza dignità di Napoli. Ciro ha detto di no perché non ne poteva più degli amici smarriti nel labirinto del Sistema. Non voleva fare la loro fine. Ora che se ne stanno dietro le sbarre del carcere. O li vedi ridotti a vivere una vita da latitanti in fuga. Nel caso peggiore, non li rivedrai mai più, perché sono morti ammazzati.” (www.oltregomorra.it) Sergio Pietracito, Presidente del Comitato vittime del Forteto.

Scopo del comitato, spiega lo statuto, è contribuire a far emergere le pesanti e tristi vicende di sopraffazione della libertà e della dignità di coloro che hanno vissuto al Forteto”.

Oltre ad essere presidente del comitato, Pietracito ne è anche portavoce, insieme a Giuseppe Aversa e Marika Corso. “Presto dovrebbe nascere un secondo comitato di sostegno  formato da persone che non sono vittime del Forteto – spiega Pietracito – ma che vogliono contribuire a far emergere la verità. Fra loro ci sono anche dei sacerdoti.” (La Nazione, maggio 2012)

Don Pino Demasi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro;  “Reclamano i funerali  per i loro padri, ma poi uccidono degli innocenti” così ebbe a rispondere Don Demassi a Antonio Alvaro che gli aveva rimproverato d’avere negato i funerali in chiesa al padre Domenico in fama di boss, morto nel suo letto, all’età di 86 anni” (La Riviera online.com).

Mercoledì 16 Maggio, ore 16, discussione: Il labirinto degli dèi con il Dott. Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Mercoledì 23 Maggio, ore 9.30, presso il Teatro Auditorium di Piazza Vermicelli, prima nazionale dello Spettacolo Teatrale: Padroni delle nostre vite, a cura della Compagnia Sciara Progetti. L’opera racconta la vita del Testimone di Giustizia calabrese Pino Masciari che con le sue denunce ha fatto condannare decine di boss della ‘ndrangheta. Alla iniziativa parteciperanno Pino MasciariEdoardo Martinelli, direttore della Scuola di Barbiana, Ciro Corona, Presidente dell’Associazione Resistenza anticamorra di Scampia e Responsabile dello Sportello per la Legalità Scampia; Sergio Pietracito, Presidente del Comitato vittime del Forteto.

Mercoledì 23 Maggio, ore 15, presso la Sala Conferenze University Club discussione: Il Caso Forteto e la Scuola di Barbiana, i silenzi del Potere. Con Edoardo Martinelli Pino Masciari, parlerà degli abusi subiti dai minori nella comunità del Forteto, Sergio Pietracito, Presidente del Comitato vittime del Forteto.

Giovedì 24 Maggio, ore 9.30 presso la Sala Conferenze University Club Valle del Marro day: La Società della Speranza con Don Pino Demasi.

Giovedì 24 Maggio, ore 15, presso la Sala Conferenze University Club discussione:  E la carne si fece Verbo. Il discorso sul libertinaggio politico nell’Italia del nouveau régime, con Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Media Unical.

Il Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia nasce dall’esperienza di Pedagogia della (R)esistenza, progetto di ricerca e sperimentazione educativa ideato nei mesi scorsi da un gruppo di docenti dell’Area di Scienze dell’Educazione, con l’obiettivo di ri-costruire il significato sociale dell’educazione.

Scrive Raffaele Mantegazza che si tratta del nome di un progetto di ricerca da lui ideato e sviluppato a partire dal 1995. L’idea di una pedagogia della resistenza parte dalla constatazione che oggi più che mai occorrono persone in grado di resistere al dominio in tutte le sue forme: persone che sappiano opporsi al male, alla devastazione umana e sociale, alla violenza.

Per la pedagogia della resistenza vale l’idea che resistenti non si nasce ma si diventa, che si può  imparare e insegnare a resistere. Per questo si propone lo studio e lo sviluppo di una pedagogia che abbia come suo scopo essenziale la formazione di soggetti resistenti nei confronti di ogni tipo di dominio, a partire da una rilettura pedagogica delle esperienze di resistenza proprie di coloro che si sono opposti al totalitarismo ed allo sterminio.

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