• Google+
  • Commenta
7 Maggio 2012

«L’originalità è fondamentale e io non ho mai voluto essere all’ombra di nessuno»: intervista a Ghemon

Il telefono squilla a lungo prima che Ghemon mi risponda e non posso che immaginarmelo sommerso da mille impegni, tra il successo del suo nuovo disco “Qualcosa è Cambiato/Qualcosa Cambierà vol.2”, uscito lo scorso 25 gennaio e un altro album, “440/Scritto nelle Stelle”, previsto per la prossima primavera, che si preannuncia come ultimo lavoro rap.

Nato ad Avellino il 1° aprile 1982 come Gianluca Picariello (all’anagrafe Giovanni Luca Picariello), Ghemon ha raggiunto il successo nel 2007 con il mixtape “Qualcosa Cambierà”, un album di 20 tracce, di cui 11 inediti, nato dalla collaborazione di nomi noti dello scenario rap italiano, che anticipa il primo disco ufficiale “La rivincita dei buoni”, uscito nel dicembre dello stesso anno.

A 5 anni di distanza, il successo si moltiplica con l’uscita di “Qualcosa è Cambiato”, un disco che segna una nuova consapevolezza artistica e che racconta un’evoluzione personale attraverso pezzi profondi di quotidianità e rapporti interpersonali e l’uso attento di rime curate.

Più di una volta hai ripetuto che “Ghemon non è e non sarà mai Gianluca”. Ecco puoi dirci tu chi è Ghemon e chi è Gianluca?

Per me è molto importante tenere le due realtà il più possibile separate. La gente riconosce Ghemon, ma io sono prima di tutto Gianluca. È inevitabile che intorno a un artista venga a crearsi una sorta di aurea magica che attrae le persone e le spinge a provare un insieme di ammirazione e riverenza, ma non vorrei essere considerato speciale solo per il mio nome. Preferirei che la gente mi apprezzasse per la persona che sono tutti i giorni, non in base al numero di fan che ci sono ai miei concerti. Io sono Gianluca e Ghemon ne è solo una parte: un personaggio che dà voce ai miei pensieri. Essere un artista, a volte, può essere un vantaggio, uno scudo con cui proteggersi, ma è importante non dimenticare mai chi si è davvero. È solo a te che la vita risponde e che, alla fine, presenta il conto.

Quando hai iniziato a fare musica rap ti sei ispirato a qualche artista famoso o sentivi già di avere una tua strada da seguire?

Ho iniziato a fare rap all’età di 15 anni, la musica è sempre stata una costante nella mia vita e la ascoltavo ancora prima di comporla. Avevo qualche artista preferito, ma ho sempre avuto difficoltà ad avere un vero e proprio mito e, a differenza degli altri bambini, in camera non ho mai avuto il poster di nessuno. Credo che il rap sia in grado di darti fin sa subito gli strumenti per diventare tu stesso un mito (ride ndr.). Già dall’inizio ho sempre ritenuto importante essere solo me stesso, con gli errori che si possono fare a 15 anni, quando si hanno molte domande e la vita ti riserva poche risposte. L’originalità è fondamentale e io non ho mai voluto essere all’ombra di nessuno. In questo mi hanno aiutato le mie origini: vengo da una realtà piccola, sono nato ad Avellino, e questo mi ha spinto a ritagliarmi una mia identità, resistendo alle influenze di città più grandi e artisticamente più ricche.

Nel tuo ultimo disco “Qualcosa È Cambiato” c’è una canzone che più delle altre pensi che ti rappresenti, in cui c’è rinchiuso tutto il tuo stile?

Un artista cerca sempre di mettere tutto se stesso in ogni pezzo, ma in questo disco credo ci siano alcune canzoni che mi rappresentino più delle altre. La Luce, taccia bonus del cd, La verità (non abita più qua) e Mai voltarsi/idee chiare lasciano spazio a una serie di considerazioni molto personali. Sono testi miei, senza influenze e credo che in qualche modo siano un po’ una quadratura del cerchio di quello che mi ero riproposto di fare, degli obiettivi che volevo raggiungere. Sono legato ai testi per la musicalità originale e per i cori particolari e credo di sentirli miei più di altri.

Da “Qualcosa Cambierà” a “Qualcosa È Cambiato”.  Ma cos’è davvero cambiato e cosa pensi che dovrà ancora cambiare?

La vita è sempre in divenire e le cose non sono mai uguali. È così anche per me, sono cambiato come persona e credo di essere diventato un uomo. Mi sono avvicinato alla musica quando avevo 15 anni, ora ne ho 30, ho fatto molte esperienze che mi hanno formato e cambiato. Ho acquisito più consapevolezza, tanto che oggi ho nuove esigenze, nuovi desideri e nuovi obiettivi. Da “Qualcosa Cambierà” sono passati cinque anni e in questo nuovo disco ho voluto fermare e dare voce proprio a questa evoluzione interiore. Molte altre cose dovranno ancora cambiare, è inevitabile, quindi in un certo senso i titoli dei dischi, oltre ad essere speranze profetiche, possono essere intercambiabili.

Con l’avvento dei social network e del file sharing è cambiato il modo di percepire la musica, che sembra avere vita breve. Le canzoni passano di moda e si dimenticano. Come ti proponi di comporre musica che duri, che resti?

Fare musica che resti, che resista al cambiamento, è fondamentale ed è alla base di tutto quello che faccio. Il tempo dei testi non lo decido io, ma i tempi stessi. Da parte mia non posso che impegnarmi al massimo, con costanza e dedizione totale, puntando su uno stile di scrittura in grado di scavalcare i tempi e di imprimersi nella mente. Non mi affido allo slang di un momento, cerco di essere universale e di non fare troppi riferimenti  a personaggi o eventi destinati ad essere dimenticati: le mode passano. Il mio punto di forza è proprio nella scelta di esprimere emozioni e sensazioni sempre attuali che anche tra dieci anni potranno essere ascoltate con lo stesso coinvolgimento. Resistere ai tempi non è mai una certezza, ma una speranza e non sempre chi si impegna al massimo ottiene i risultati sperati. Non cambierei niente di quello che ho fatto fino ad oggi, perché mi ha permesso di diventare l’artista che sono. Il rap mi ha fatto riconoscere di avere un dono naturale e mi ha dato gli strumenti per comunicare con le persone. Solo il tempo mi dirà se sarò riuscito a vincere il presente.

“Siccome Pioveva” è un inedito proprio per celebrare i 14.000 fan su Facebook. Pensi che i social network abbiano contribuito ad accrescere il tuo successo e a farti conoscere?

Devo molto ai social network, a Facebook in particolare, e non smetterò mai di ringraziare chi mi segue e chi mi sostiene. Purtroppo, come per tutte le cose della vita, c’è sempre anche il rovescio della medaglia e 14 mila fan su internet contano poco se poi nessuno viene ai tuoi concerti e nessuno compra la tua musica. In realtà ciò che serve molto ad un artista, e in questo i social network aiutano, è riuscire a creare un rapporto di fiducia con le persone, una sorta di affezionamento che le spinga a restare e a non lasciarti solo. Io devo il mio successo proprio ai miei fan, alla loro devozione e per questo cerco di avvicinarmi a loro, di coinvolgerli, tenendoli sempre aggiornati sulle date dei concerti, pubblicando pezzi inediti, video e foto nuove. La forza di un artista è proporzionale alla sua capacità di comunicare qualcosa alle persone, di trasmettere emozioni vere e sincere. I social network possono essere una vetrina, ma è ciò che fai e il riscontro che ottieni con il pubblico che determina il tuo successo.

Sei diventato un modello per molti ragazzi. Quali sono i messaggi che ti piacerebbe che i giovani cogliessero dalla tua musica e dai tuoi testi?

Mio malgrado credo che qualcuno possa considerarmi un modello (ride imbarazzato ndr.). Dico mio malgrado perché questa è un’enorme responsabilità, anche perché non credo di saperne più degli altri. Forse io ho la capacità di esprimere sensazioni e raccontare storie in cui i giovani si riconoscono o da cui traggono ispirazione, ma non vorrei mai che qualcuno si sentisse spinto a fare quello che dico nei miei testi. È una responsabilità che mi spaventa. Io scrivo principalmente per me stesso, per mettere nero su bianco quello che sento. Ogni considerazione è come se fosse un appello a voce alta per me stesso. Non mi sono mai posto come obiettivo quello di insegnare agli altri come vivere la loro vita. L’unico messaggio che mi sento di comunicare con la mia musica è il coraggio. Il coraggio di seguire una strada diversa dagli altri, il coraggio di andare controcorrente. È quello che cerco di fare io, spingermi in direzioni diverse da quelle dei miei colleghi, sempre mantenendo una struttura fortemente legata al rap.

“440/Scritto nelle stelle” uscirà entro la fine dell’anno e sarà il tuo ultimo album rap. Come mai a così poca distanza da “Qualcosa È Cambiato” ? Sentivi l’urgenza di dire qualcosa, o di concludere prima il tuo percorso con il rap?

La musica in realtà ha poche scadenze. Io non smetto mai di scrivere e spesso metto da parte fino a trenta o quaranta nuovi pezzi. La scelta di dividerli in due dischi indipendenti nasce solo da questo. Avrei potuto lanciare un album doppio, ma ho preferito separare le tracce riconoscendo la possibilità di avere due lavori molto diversi fra loro. Chiudere con il rap non è sicuramente un’urgenza, ma ci sono molti stimoli e molti spunti artisticamente interessanti che mi piacerebbe seguire. Sento di avere ancora molto da dire e mi piacerebbe farlo sperimentando novi stili di musica. Credo che da qui a breve si avranno notizie anche di questo nuovo disco.

Puoi darci qualche anticipazione o svelarci qualche segreto?

Tutti me lo chiedono e a tutti rispondo che dovranno aspettare (ride ndr.). Sarà sicuramente un lavoro diverso, ma come lo sono stati anche tutti i dischi passati. Non credo che le persone dovranno aspettarsi l’impensabile: sarà un disco di Ghemon e la sostanza resterà la stessa. Una canzone è sempre una canzone, con un vestito diverso ma, tolto quello, resta sempre una canzone. Questo nuovo disco avrà quindi solo un vestito diverso, ma più di questo non mi sento di anticipare.

Cito la tua canzone “Faccia dopo Faccia”: A noi musicisti, non è garantito, cosa saremo dopo/ e lo sappiamo che vivremo con poco/ ma sarà un poco così pieno che avremo sconfitto il vuoto. Come ti vedi tra 10 anni? La musica sarà ancora parte della tua vita?

Nel mio futuro ci sarà sempre spazio per la musica, non la lascerò mai. Sono sicuro che anche tra 20, quando sarò un bel 50enne (ride ndr.) il rap mi piacerà ancora come mi piace oggi. Mi sono sempre impegnato a fare della musica che se in futuro avessi dovuto ricantare non mi avrebbe fatto vergognare e non avrei pensato che fosse una cosa da ragazzino. La musica però non sarà la sola costante del mio futuro. Ho tante idee e tanta voglia di fare. Non voglio essere una persona vuota e anche se con poco, vorrei sconfiggere un’esistenze senza ideali, senza desideri o senza sogni. Anche se, siamo realisti, a volte il poco può non bastarci più.

 

 

Google+
© Riproduzione Riservata