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9 Maggio 2012

Pelizzetti-UniTo, la resa dei conti

Ezio Pelizzetti ai ferri corti con il Senato accademico dell’università di Torino: storia vecchia, ma ora c’è di mezzo una lettera in cui il Rettore è gentilmente invitato a togliere il disturbo.

Tra una polemica e l’altra, Pelizzetti si prepara a difendere il proprio mandato dalle accuse di chi vorrebbe scalzarlo dalla poltrona che occupa ormai da otto anni. Ma stavolta non sarà facile.

Il Senato non è più intenzionato ad accettare condizioni; 14 dei suoi membri sono passati ai fatti con una richiesta di dimissioni senza se e senza ma. Immediata la replica del Magnifico Rettore, che non ha intenzione di salutare la compagnia prima dell’anno venturo.

Dopo aver documentato il caso di Gino Ferretti, ecco che ci risiamo: a Pelizzetti si imputa una analoga istanza di proroga al Ministero per mantenere la carica oltre i limiti previsti, nella fattispecie fino alla nomina del nuovo cda.

Niente da fare, tuonano i 14 senatori, secondo i quali non esisterebbero le condizioni per un prolungamento del mandato: “Ti chiediamo di chiarire – scrivono – se esiste qualche ragione per ritenere che il tuo mandato sia prorogato ulteriormente rispetto al momento dell’elezione del nuovo rettore; di chiarire se qualche indicazione in tal senso sia provenuta dal ministero. Ti chiediamo di chiarire in ogni caso se una volta che si siano concluse le elezioni ritieni utile lasciare la tua carica, oppure se intendi proseguire il tuo mandato fino all’inizio dell’anno accademico 2013/2014.

Ma a Torino a dir la verità tirava già una brutta aria; da tempo nel Senato si avvertiva il desiderio di respirare aria nuova e si paventava un ricambio generazionale, quasi “suggerendo” al Rettore di farsi da parte spontaneamente.

Ma  Pellizzetti da quell’orecchio non ci ha mai sentito; ed anzi, ha alimentato ulteriormente i malumori durante la seduta dello scorso 23 aprile, presentando un “calendario” degli adempimenti in cui non era inserito alcun riferimento ad eventuali elezioni.

Per molti, specie i 14 dissidenti, è stata l’ultima goccia; ecco perchè la lettera suona tanto come un ultimatum: “È nostra convinzione che sia urgente un vero rinnovamento dell’ateneo questa fase di proroga che ci ha coinvolto tutti debba cessare al più presto, e che alle elezioni del nuovo Senato e all’avvio delle procedure per la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione debba seguire immediatamente l’elezione del nuovo rettore.

Il giurista Raffaele Caterina, tra i firmatari della missiva, rincara la dose: “É urgente una riflessione su questa scadenza: rischiamo di trovarci per un anno in un limbo molto complicato da gestire, con un Senato Accademico nuovo e un Consiglio d’Amministrazione vecchio che potrà essere rinnovato solo dopo l’insediamento del nuovo rettore.

Ma il tanto atteso passo indietro non arriverà, almeno per ora. Pelizzetti non lascia, anzi rilancia: “L’adozione dello Statuto è avvenuta con la pubblicazione del documento sulla Gazzetta Ufficiale poche settimane fa e la legge prevede che il mandato rettorale sia prolungato fino all’anno accademico successivo. Quindi, seppure con il disagio e la fatica conseguenti, resto in carica.

Il Rettore si rivolge direttamente a chi richiede le sue dimissioni, e lo fa con un tono che preannuncia tempesta: “Il crono programma delle prossime scadenze è finora stato disposto dallo stesso Senato Accademico, senza che io intervenissi a suggerirne modifiche o variazioni. Semmai potrei essere io a chiedere chiarimenti e non a fornirne.

Pelizzetti ha fatto intendere che difficilmente mollerà la presa, lasciando di nuovo a bocca asciutta i contestatori; proprio loro che, in merito allo Statuto, la pensano alquanto diversamente: “È nostra convinzione che l’art. 48 dello Statuto, che per espressa indicazione del ministero prevede che il rettore sia in carica per sei anni, e non per sei anni accademici, non ancori necessariamente l’inizio del mandato del rettore all’inizio di un anno accademico.

Il messaggio lanciato ieri dal Magnifico Rettore è però inequivocabile: io da qui non schiodo. La telenovela in scena all’UniTo non finisce qui; la prossima mossa spetta ora ai senatori.

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