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11 Maggio 2012

Perchè le facoltà umanistiche non servono?

Da anni abbiamo sentito, tramite la televisione (strumento del potere, specie in Italia) che le facoltà umanistiche non servono a nulla. Anche l’ex Ministro dell’istruzione (o della distruzione) Maria Stella Gelmini lanciò quella che per lei è stata una provocazione, ma è la base di uno specifico pensiero politico. L’istruzione crea scompensi. Il potere, diceva Foucault, nel Novecento coincide con il sapere (dei governanti). Esso veniva usato per governare (pensiamo la tecnica, nata nel ‘900 e secolo per eccellenza della distruzione dell’uomo). Già la parola “umanistica” ha un significato preciso, specifico: l’uomo. Sovente chi è iscritto in un corso di laurea in filosofia, o lettere, o dams, etc viene così, passatemi il termine, deriso. Perché per molti la filosofia o la letteratura non danno da mangiare. Infondo – ci dicono gli ingegneri e i fisici – le case non si costruiscono con la filosofia o con le lettere classiche o moderne.

Ripensare l’uomo come essere che popola il mondo – non è l’unico abitante della terra, abbiamo anche altri coinquilini – è un dovere per ripensare l’uomo, chi è l’uomo con tutti i suoi significati, simboli, segni. Le facoltà umanistiche sono centri dove si viviseziona l’uomo con i suoi significati, le sue costruzioni, decostruzioni, con la sua cultura della bruttezza e della morte. E’ quanto sta capitando sentendo parlare nei tg, o leggendo nei giornali, dei suicidi che avvengono in Italia. L’essere umano, un vivente relativamente giovane rispetto ad altri animali, si percepisce come il più alto prodotto o meglio il gradino migliore dell’evoluzione storica del mondo così come ci è dato. Un essere umano che non sta distruggendo solo la natura ( o colleziona teste di animali e corpi morti di uccelli o volpi ) ma si sta auto distruggendo. Oramai con l’avvento e la nascita del capitalismo cannibale stiamo facendo di tutto per estinguerci. Figli di una generazione uscita dal dopo guerra, dalla società dei consumi, dell’usa e getta, dei piatti di carta e di tutto ciò che va buttato e ricomprato (e non aggiustato), siamo gli alleati del capitalismo sfrenato che lontanamente ha come fine ultimo il benessere dell’uomo. Abbiamo esportato la manodopera in Cina ed in India, dove l’operaio costa un trentesimo di quanto costerebbe in Italia, senza diritti, senza medicina del lavoro, senza sindacati. Senza nulla. L’operaio alienato, come diceva Karl Marx. Ma alienato da tutto, non solo dal rapporto con altri operai (e dalla merce che produce), ma alienato da sé stesso.

Un mondo così come ci viene raccontato, dove l’università pubblica sta per chiudere per finire in mano ai privati (e i nostri figli nemmeno potranno accedervi) sta passando inosservato. Ad altri sì, importa, ovvero ai nuovi dittatori di questo secolo appena iniziato. Non più una figura del potere, ma tanti. Quelli che stanno mangiando il mondo o meglio, quelli che stanno mangiando l’uomo. E’ l’arricchimento sfrenato, cannibalesco, del ricco industriale che coltiva sul proprio grattacielo un orto per mangiarne i prodotti (buoni) e lascia agli altri uomini i veleni da mangiare. Non ritorneremo, forse, alla povertà dei nostri nonni, alla povertà vissuta nei primi del Novecento.

Mangeremo, certo. Ma pane “fatto” da veleni per il nostro corpo. Da trent’anni l’industria del cibo mette aspartame nei prodotti per dolcificarli, ai danni di noi stessi che moriamo sempre di più per cancro e altre malattie, non considerando tra l’altro i signori dell’Italia degli anni 70 e 80, della società del veleno, del “petrolio” (come scrisse Pasolini prima di essere ucciso da quell’Italia che stava denunciando, in un libro rimasto incompiuto) che hanno inquinato il nostro pianeta con amianto e sostanze mortali per l’uomo (consideriamo il caso della città di Crotone e l’amianto utilizzato per costruire condomini, strade e scuole). L’uomo, che si crede migliore degli animali, sta distruggendo l’altro uomo. E forse l’informazione ci sta talmente abituando alla cultura della morte, dei suicidi, che domani passerà tutto sotto i nostri occhi senza accorgercene, così come i signori del veleno non hanno pensato come consegneranno questo mondo ai loro figli, inquinato, destinato all’estinzione. Gli insetti e le meduse sono essere viventi più vecchi dell’uomo. Noi siamo venuti molto dopo, ma già presto abbiamo cominciato la lotta frenetica al volerci vedere morti. I motivi sono ignoti, forse anche noi stessi non ci sopportiamo, forse siamo totalmente dentro una cultura che ci portiamo dentro da secoli che è quella della morte, della sofferenza come valore (come insegnano le religioni monoteiste), del cannibalismo, che non ce ne accorgiamo.

La bellezza – La bellezza è per definizione la rivoluzione per eccellenza. Recuperare il significato del bello è l’antidoto al male di questa (in)evoluzione in cui siamo dentro con tutti i nostri piedi. Il Capitalismo selvaggio avanza distruggendo tutto ciò che circonda, aumentando i propri profitti a discapito dei destinatari finali dei prodotti finiti: noi. Una volta che ci saremo impoveriti sempre più, tutte le merci che fanno produrre al mondo orientale dove andranno a finire? A chi verranno vendute se la capacità d’acquisto non ci sarà? L’università, e in particolare le facoltà umanistiche, permette di ripensare l’uomo, biologicamente e culturalmente inteso.

Rimettere al centro la bellezza è innescare quel processo per il quale l’essere umano non vedrà più il pianeta (e il proprio corpo) come il mondo dominato e da distruggere per meri interessi capitalistici. Ma a chi detiene il potere e il potere economico cosa importa? Questo processo è già in atto, i figli saranno gli eredi di una cultura del dominio e della sottomissione che distrugge. E’ qui, dunque, il nuovo regime totalitario (non in mano ad uno, ma a molti), infarcito dalle televisioni e dai mass media che ci bombardano per assopirci. Rivendichiamo i nostri diritti e facciamoci sentire. Lanciamo i libri, che fanno pure tra l’altro male se lanciati in faccia. Ai potenti spaventa più lo smercio dei libri che quello delle droghe. Le rivoluzioni sono nate sempre dal pensiero.

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