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29 Maggio 2012

Quando il terremoto diventa #terremoto

Twitter, una risorsa importantissima che può rivoluzionare l’informazione. Ma è davvero perfetta?

#terremoto fortissimo a Ravenna. Ore 9, il terremoto è in corso, più lungo delle altre volte. La televisioni ancora non trasmettono la notizia, una regione intera, l’Emilia, torna nel panico.

Ma il popolo di internet è pronto a dare informazioni, sostegno, consigli.

Sono già centinaia di tweet apparsi sul famoso social network Twitter quando Sky News comincia la sua edizione straordinaria. Notizie rapide, sintetiche, in tempo reale, in un certo senso rivoluzionaria nel mondo dell’informazione. è più facile risalire all’epicentro del #terremoto dai tweet, che aspettare l’aggiornamento dei vari siti e testate, commenta una ragazza.

Il funzionamento è semplice: notizie di massimo 140 caratteri, spazi inclusi. Basta mettere il segno # prima del termine terremoto per partecipare ad un dibattito continuo sugli effetti del sisma.

#Terremoto alle 9.01 violenta scossa avvertita da Milano a Ravenna. Magnitudo 5.9 afferma per prima la redazione del Fatto quotidiano.

Le informazioni si susseguono veloci, fornite da utenti e subito riprese da giornali e agenzie di stampa: la Stazione di Bologna è bloccata, l’Alma Mater ha sospeso le lezioni, l’ospedale di Modena ha evacuato donne e neonati, le reti telefoniche sono intasate.

Il numero dei morti, implacabile, sale a rapidamente a 9, provenienti dal modenese, in gran parte operai. A Cavezzo, 3 case su 4 sono crollate. La rete cerca di normalizzare la situazione, cercare un rimedio: Le reti telefoniche sono sovraccariche/intasate: lasciatela libera per le emergenze #terremoto #bologna; Se abitate nelle zone del #terremoto, liberate il #wifi a tutti: può essere davvero utile per info e soccorsi.

Una risorsa importantissima, come spiega all’Espresso Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei new media: Per quasi 40 minuti Twitter è stata la sola fonte informativa disponibile. La televisione dava altro, il sito dell’Ansa non forniva nessuna notizia su quanto stava accadendo. Le prime informazioni su epicentro e magnitudo sono comparse da chi ha twittato i dati dei sismografi, i primi consigli sono stati dati da profili di persone che si occupano di sicurezza. Molti hanno messo a frutto la loro creatività e competenza per mappare gli eventi restituendo una sintesi efficace e geolocalizzata, un’informazione costruita collettivamente dai cittadini.

Tornando indietro ai tragici fatti di L’Aquila, capiamo come i social network siano diventati essenziali per informazioni, soccorsi e richieste d’aiuto.

Un sistema senza macchie? Non proprio. Molti tweet inutili hanno riempito la sezione dedicata al terremoto, rendendo più difficile il rilevamento di notizie veramente importanti. Inoltre, come contraltare di una rete di privati cittadini che è riuscita ad organizzarsi con rapidità e lucidità, è mancato il sostegno della Protezione Civile, ancora arretrata nell’utilizzare le risorse del Web.

Il futuro sta quindi nei Social Network, e gli organi competenti hanno il dovere di aggiornarsi e di cavalcare la rivoluzione informatica in corso. A noi invece il dovere di limitarne gli abusi.

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