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3 maggio 2012

Riforma del lavoro: basta tirocini gratuiti

Quando si parla della riforma del mercato del lavoro approntata dal governo Monti, ci si sofferma quasi esclusivamente sulla spinosa questione dell’articolo 18, che nel corso delle trattative tra esecutivo e parti sociali è stata il principale argomento di discussione tra governo, sindacati e Confindustria.

La riforma, però, presenta altri motivi di interesse, meno eclatanti ma non per questo da trascurare: tanto per fare un esempio, al capo II del disegno di legge, che ridefinisce le varie tipologie contrattuali, si trova un articolo che di certo interesserà laureandi e laureati. L’articolo 12 stabilisce infatti le nuove norme relative a stage e tirocini formativi, e presenta una novità che, se il testo non verrà modificato nel corso dell’iter parlamentare, potrebbe offrire agli stagisti una garanzia che fino ad oggi mancava: nell’articolo 12 è scritto testualmente che “il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della…legge… uno o più decreti legislativi finalizzati ad individuare principi fondamentali e requisiti minimi dei tirocini formativi e di orientamento…”, e che può farlo rispettando i seguenti criteri: “…revisione della disciplina dei tirocini formativi…previsione di misure volte a…contrastare un uso distorto dei tirocini…individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza…” e, ultima e più importante, “…previsione di non assoluta gratuità del tirocinio, attraverso il riconoscimento di una indennità, anche in forma forfetaria, in relazione alla prestazione svolta”.

Se il testo rimarrà questo, sarà un discreto passo in avanti rispetto alla situazione attuale: innanzitutto contribuirà a differenziare adeguatamente tirocini e apprendistato, con il risultato che lo stage cesserà di essere un concorrente sleale dell’apprendistato, come ha spiegato al “Sole-24 Ore” Eleonora Voltolina, direttore della testata online “Repubblica degli stagisti”. Poi va sottolineata l’intenzione, manifestata dal governo, di individuare in maniera ben determinata gli elementi qualificanti e le modalità di svolgimento degli stage, con la possibilità di infliggere sanzioni amministrative di varia entità, tra i 1.000 e i 6.000 euro, ai datori di lavoro che non rispettino le regole. Certo, a occhio queste multe appaiono piuttosto basse: è vero che anche le aziende italiane soffrono per la crisi, ma è difficile pensare che una multa di 6.000 euro possa spaventare più di tanto un’azienda. Queste soglie dovranno essere alzate per rappresentare un deterrente efficace, staremo a vedere cosa farà il governo.

La parte più importante della riforma è però rappresentata da quella “non assoluta gratuità” dei tirocini, che se confermata di certo non dispiacerà agli stagisti: un compenso, anche se basso, è pur sempre preferibile al lavoro gratuito. Qui però sorge qualche problema, perché su questa questione i progetti dell’esecutivo rischiano di scontrarsi con le leggi regionali che regolamentano la materia, e che appunto sono diverse da regione a regione: da alcune parti, ad esempio in Abruzzo e in Toscana, sono già state fissate delle soglie minime, che si aggirano intorno ai 500 euro mensili, per i rimborsi, mentre altrove, ed è il caso della Lombardia, non è affatto esclusa la possibilità di svolgere gratis i tirocini (e sarà un caso ma in Lombardia la percentuale di tirocini gratuiti è superiore, anche se di poco, a quella dei tirocini retribuiti). Insomma, la materia è molto complicata, e non va trattata con leggerezza: per ora si possono solo apprezzare le buone intenzioni che il governo ha manifestato in prima istanza, per i fatti concreti tocca aspettare ancora un po’.

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