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4 Maggio 2012

Mozart da un aiuto nello studio: ecco il perché!

Mozart
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Noto è che la musica agevola a strutturare il pensiero e il lavoro delle persone nell’apprendimento di competenze linguistiche, matematiche e spaziali.

L’intelligenza musicale influisce infatti, più di ogni altra, sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale. Meno noto è che la musica possa influenzare i risultati delle nostre azioni intervenendo sul nostro organismo a livello emotivo, fisico e mentale.

Difatti, è stato dimostrato che la musica di Mozart è in grado di migliorare il livello di percezione e la capacità di espressione generando un, seppur temporaneo, aumento delle abilità cognitive e influenzando positivamente le possibilità di apprendimento.

Nel 1993 ottantaquattro studenti furono suddivisi in tre gruppi e sottoposti all’ascolto di tre musiche differenti: musica easy-listening, sinfonia di Mozart e solo silenzio. Terminato l’ascolto i tre gruppi sostennero un test di intelligenza riconosciuto a livello internazionale, lo Stanford – Binet, e i risultati furono sorprendenti perché il gruppo che ascoltò la sinfonia mozartiana ottenne il punteggio più alto in assoluto.

Effetto Mozart e ragionamento spazio-temporale dell’individuo

L’esperimento dimostrò che l’effetto durava al massimo quindici minuti terminato l’ascolto, da qui “Effetto Mozart”. Mentre fu il francese Tomatis, tra i maggiori studiosi del suono, a sostenere per primo che la musica del pianista è in grado di sviluppare il ragionamento spazio-temporale dell’individuo. Tali melodie, infatti, sono in grado di favorire l’organizzazione dei circuiti neuronali, rafforzando i processi cognitivi che l’emisfero cerebrale destro è capace di sprigionare e rendendo, pertanto, più recettivi.

Ma perché proprio la musica di Mozart risulta essere la più adatta? Neanche tutta, in particolare la sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448). Gordon Shaw, uno degli autori dell’esperimento sopra citato, fonda la sua ipotesi oltre che nelle incredibili doti logiche, mnestiche e musicali di cui era dotato il pianista, sul fatto che il musicista che componeva in giovane età sfruttava al massimo la capacità di fissazione spazio-temporale di una corteccia cerebrale all’apice delle sue potenzialità percettive e creative.

Più in generale si può affermare che gran parte della musica classica, nel suo complesso, ha degli effetti positivi sull’apprendimento. Studiare con un sottofondo musicale, preferibilmente classico, è vivamente consigliato dagli studiosi perché capace di infondere calma e concentrazione anche perché le simmetrie e i modelli ricorrenti della melodia sembrano armonizzare con il funzionamento del cervello.

Daniela Angius

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