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23 giugno 2012

Abramo contro i campanilismi degli atenei calabresi. La palla passa a Profumo

Non c’è pace in quel di Calabria. Dopo il recente scandalo che ha travolto l’Università Magna Graecia (Catanzaro) e dopo le polemiche riguardanti l’attivazione di una nuova facoltà di Medicina con l’Unical (Cosenza), i due atenei tornano col piede sul sentiero di guerra. Questa volta, insieme all’Università Mediterranea (Reggio Calabria). Pertanto Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro, ha chiesto un incontro dei tre rettori con il ministro Profumo, per mettere in chiaro definitivamente le competenze didattiche dei singoli atenei.

Ma veniamo agli antefatti. Nel novembre 2011 l’ASP di Cosenza e l’Unical firmano una convenzione, sottoscritta del Rettore Giovanni Latorre e dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera, Avv. Paolo Maria Gangemi: si formalizza così la collaborazione nell’estensione, al personale medico ospedaliero, dei servizi digitali del Sistema Bibliotecario di Ateneo.

La convenzione anticipa il futuro protocollo d’intesa, che coinvolge pure l’Università La Sapienza di Roma e la Regione Calabria, per la creazione di una Facoltà di Medicina e Chirurgia nell’Ateneo di Arcavacata. L’accordo doveva formalmente completare l’offerta formativa dell’Unical.

A distanza di un anno, la situazione appare però a dir poco caotica, perché nel 2009-2010 il Consiglio Provinciale di Cosenza aderisce al Consorzio per lo Sviluppo delle Scienze Sanitarie (CO.SCIEN.SA.), che doveva aggiudicarsi l’offerta formativa nel settore parasanitario e attivare corsi biomedici e infermieristici, universitari e parauniversitari, all’Unical.

Gli insegnamenti garantiti dal consorzio Co.Scien.Sa dovevano essere propedeutici rispetto all’istituzione della Facoltà di Medicina, ed avevano l’appoggio di Salvatore Andò, preside della Facoltà di Farmacia e Scienze della Nutrizione dell’Unical, perché potevano esaudire, senza oneri economici ulteriori per l’Ateneo, la formazione del primo triennio di Medicina.

Ma nel territorio calabrese c’è già una Facoltà di Medicina, tra l’altro gravemente danneggiata dalla soppressione delle Scuole di specializzazione medica, da quella di Veterinaria a quella di Scienze Motorie. E il rettore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, Aldo Quattrone aveva già esposto le ragioni della sua opposizione alla costruzione di una nuova facoltà, definendola una cosa: “fuori da ogni logica politica e economica, anche perché sarebbe in dissonanza con un protocollo d’intesa, da me sottoscritto insieme al rettore Latorre e la Regione Calabria”.

Un protocollo che fissava, nel gennaio e febbraio 2012, la sede degli studi medici, appunto, a Catanzaro. Un protocollo che non coincide però con quello sottoscritto invece, nel giugno 2012, dal governatore Scopelliti fra la Regione Calabria e l’Università La Sapienza di Roma al fine di attivare corsi di laurea nelle professioni sanitarie presso l’ASP di Cosenza.

La situazione è anche meno chiara se si considera che, a quanto pare, proprio l’ASP di Cosenza e la Sapienza di Roma non avrebbero notificato alla Facoltà di Medicina della Magna Grecia la creazione del suddetto protocollo d’intesa. E proprio il rettore dell’UnicalGiovanni Latorre, aveva assicurato al rettore della Magna Graecia, Aldo Quattrone, che l’ateneo di Cosenza non era coinvolto nella convenzione per la creazione di una nuovo polo didattico.

Sembrerebbe tutto rientrato, eppure non è così: nell’ambiente politico cosentino la creazione del nuovo polo medico è prevista, eccome.

Il senatore Antonio Gentile, infatti, pur premettendo che non si tratterebbe dell’atto definitivo che sancisce la nascita della nuova facoltà in accordo con La Sapienza e l’ASP di Cosenza e l’Unical, annuncia l’avvenuto accordo in una nota stampa, e assicura per l’anno prossimo l’ampliamento dell’offerta formativa per tutte le lauree relative alle professioni sanitarie, nonché l’attivazione dei primi 30 posti nell’anno in corso.

All’inizio di giugno, l’iniziativa presentata dal senatore appare limitata alla promozione degli insegnamenti dismessi dall’Università di Catanzaro, e sembra solo colmare un vuoto formativo nei servizi regionali, senza creare quindi sovrapposizioni rispetto all’ateneo Magna Graecia. Che resta polo regionale unico per i corsi di laurea in Medicina.

Ma ancora il 20 giugno 2012 il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo scrive al ministro Francesco Profumo e chiede una riunione al ministero dell’Università con i rettori delle tre Università calabresi, il presidente della Regione e i sindaci delle città che ospitano gli Atenei “allo scopo di rafforzare con un’intesa solidale il Sistema Universitario Calabrese e programmare il futuro, puntando sulle eccellenze che ciascuno degli Atenei vanta ed evitando l’inizio di una nuova guerra di campanile dagli effetti imprevedibili e devastanti“.

La lettera è subito inoltrata per conoscenza pure ai rettori dell’Unical, prof. Giovanni Latorre, della Magna Graecia, prof. Aldo Quattrone, e della Mediterranea, prof. Pasquale Catanoso, nonché al Presidente della Giunta Regionale Giuseppe Scopelliti. L’iniziativa di Abramo nasce dalla necessità di placare i conflitti fra i tre atenei e di porre fine, una buona volta, ai campanilismi e alle speculazioni: “La presenza sul territorio calabrese di tre prestigiose Università – Unical, Magna Graecia, Mediterranea – ha rappresentato e rappresenta il principale elemento di crescita e di dinamismo nella difficile situazione sociale ed economica della nostra regione. (…) E proprio la diversificazione dell’offerta didattica tra Catanzaro, Rende e Reggio Calabria ha permesso di realizzare un vero e proprio Sistema Universitario Calabrese, capace di attrarre migliaia di giovani per la qualità della didattica e della ricerca e di porsi ambiziosamente l’obiettivo di diventare presto il Polo Universitario al centro del Mediterraneo”.

“A questa visione alta della questione universitaria– continua il sindaco Abramo puntando il dito contro i particolarismi- si contrappone purtroppo la visione miope e ristretta di taluni settori che puntano a frantumare il Sistema Universitario Calabrese, introducendo elementi di divisione e di campanilismo. Iniziative che si muovono anche al di fuori della delicata situazione economica del Paese che non solo non consente sprechi e sovrapposizioni, ma impone di utilizzare al meglio le risorse esistenti. Resiste in alcuni la tentazione di moltiplicare le strutture, il desiderio di creare sotto casa istituzioni e servizi che già esistono e sono a portata di mano.

E passando dall’accusa generica rivolta ad “alcuni”, non meglio identificati, all’individuazione di responsabilità all’interno dell’ASP, aggiunge: “Senza giri di parole, inquadro in questa deleteria logica del campanile l’iniziativa assunta dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza di convenzionarsi con l’Università La Sapienza di Roma per attivare corsi per 30 posti di professioni sanitarie. Secondo i promotori dell’iniziativa, si tratterebbe del primo pilastro per la nascita a Cosenza della seconda facoltà di medicina calabrese dopo quella, già esistente da decenni, di Catanzaro, città che dista appena 90 chilometri”.

Abramo argomenta così le sue conclusioni:“L’iniziativa intanto appare anomala e probabilmente assunta al di fuori delle competenze strette dell’ASP, con una spesa che difficilmente potrà essere giustificata all’interno del Piano di rientro della sanità, stante la sua palese inutilità. In secondo luogo, l’ASP di Cosenza avrebbe potuto stabilire tale rapporto di collaborazione con la Facoltà di Medicina più vicina, quella di Catanzaro, invece di porsi in diretta contrapposizione con questa realtà ormai consolidata. Infine – ed è questo il punto più importante – l’improvvida iniziativa assunta dall’ASP di Cosenza non tiene conto che la Facoltà di medicina di Catanzaro è già, nei fatti, una struttura al servizio dell’intera regione“.

E in effetti non si può non convenire con il sindaco Abramo sulla poca opportunità di duplicare una facoltà già esistente e funzionante, per avviare un’iniziativa dispendiosa e didatticamente poco giustificata. Osteggiata già sulla carta dalla legge 240 sull’organizzazione delle Università, che indica chiaramente la necessità di razionalizzare l’offerta, ricorrendo anche alla disattivazione dei corsi di studio, e all’accorpamento delle facoltà e delle sedi universitarie decentrate.

A Profumo, si spera, l’ultima parola.

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