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22 giugno 2012

Scandalo all’università “Magna Graecia”. Esami venduti e carriere falsificate

Slitta dal 15 giugno al 19 novembre 2012 la data fissata per l’udienza preliminare relativa alla compravendita di esami all’Università “Magna Graecia”. Nel mirino della Procura della Repubblica 97 indagati, tra docenti, impiegati dell’ateneo di Catanzaro e studenti, alcuni dei quali hanno già conseguito la laurea.

La Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri, guidata dai sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, contesta i reati di associazione a delinquere, corruzione, falso ideologico e materiale del pubblico ufficiale in atto pubblico, falso per indurre in errore l’Ateneo, soppressione e distruzione di atti.

Il motivo dello slittamento nella trattazione del procedimento è il difetto di notifica a imputati e difensori nella fissazione della data d’udienza. E così il Gup Gabriella Reillo, preso atto dei vizi di notifica presentati in aula, può solo annunciare il rinvio.

Eppure lo scandalo risale a novembre 2007, quando ne è travolta la facoltà di Giurisprudenza. A capo della segreteria didattica c’è all’epoca il responsabile Francesco Marcello, finito immediatamente agli arresti domiciliari con ordine di custodia datato 13 novembre 2007.

Il bubbone esplode quando si scopre che a Giurisprudenza risultano superati esami universitari mai effettivamente sostenuti: il rettore formalizza la denuncia perché un docente si accorge che una studentessa, che non ha mai superato l’esame della sua materia, si è iscritta a una sessione di laurea.

Al materiale di indagini, composto di intercettazioni, documenti e verbali di studenti ed ex studenti a varie riprese interrogati, si sommano in seguito le confessioni di due studenti indagati. Emergono quindi molti altri dettagli e risvolti inediti, e i pm giungono subito a tre patteggiamenti e una condanna a carico dei primi quattro colpevoli.

I Carabinieri scoprono nel frattempo centinaia di casi analoghi. Ad accomunarli è l’apposizione di false firme sulle veline-nemmeno sarebbero mai esistiti dei verbali- che avvia la registrazione di esami mai sostenuti. Oltre Francesco Marcello, sono poi indagati altri 3 funzionari: Nicola Paino, Giuseppe Albi e Rossana Magliocco, accusati di associazione per delinquere.

Prezzo fissato per questo particolare “servizio” agli studenti: 300 Euro.

Immediate le ripercussioni anche sulle carriere professionali degli studenti che con quei titoli, ottenuti in modo illecito, si sono abilitati all’esercizio della professione forense oppure hanno sostenuto e superato concorsi pubblici: i Carabinieri sequestrano numerose lauree “sospette”, e l’Ateneo revoca presto le altre.

La cifra finale è impressionante: si tratta di 97 indagati. E se si può pensare con un po’ di conforto al fatto che i colpevoli sono stati forse individuati, gli entusiasmi si placano di colpo al pensiero che l’udienza preliminare è slittata fino al 19 novembre 2012: si preannunciano i soliti, interminabili tempi della giustizia italiana.

 

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