«Credo nella libertà e nell’autenticità. Il rap è, prima di tutto, comunicazione»: intervista ad Amir

Redazione Controcampus 4 Giugno 2012

Nato a Torpignattara, quartiere nella periferia di Roma, Amir è oggi uno dei rapper più credibili e influenti del panorama musicale italiano.

Un artista complesso che deve il proprio successo alla determinazione e alla voglia di riscattarsi da un’infanzia difficile.

Avvicinatosi alla cultura hip pop nei primi anni ’90, il rap lo ha salvato dalle insidie che la vita gli ha riservato lontano dalla guida di un padre in carcere, portandolo al successo nel 2006 con la pubblicazione del primo album “Uomo di prestigio”.

Dopo sei anni di carriera, che hanno trasformato una grande passione per la musica in una vera e propria professione, sull’onda del successo della canzone “Scialla”, colonna sonora dell’omonimo film di Francesco Bruni, lo scorso 22 maggio Amir si è presentato al grande pubblico con il nuovo album “Grandezza naturale”, primo lavoro promosso dalla Red Carpet Music, etichetta indipendente fondata dallo stesso artista.

Innanzi tutto complimenti per il tuo nuovo album “Grandezza Naturale” uscito lo scorso 22 maggio. Come è nato questo lavoro?

Questo è un album indipendente, di maturazione artistica, risultato di un lungo percorso iniziato circa 10 anni fa. È un album nato sull’onda del successo di “Scialla”, colonna sonora per il film di Francesco Bruni, in nomination ai “David di Donatello”. Un’esperienza importante quindi, coronata da questo disco, il primo lanciato dalla mia etichetta indipendente Red Carpet Music. Non sono più solo un artista, ma anche un produttore discografico e, in quanto tale, punto a promuovere non solo i miei lavori, ma anche quelli dei giovani artisti emergenti. Un prodotto mio sotto tutti gli aspetti e per cui nutro grandi aspettative.

Ho notato che in questo album ci sono molti featuring. Come nascono queste collaborazioni? Credi che in qualche modo apportino un valore aggiunto ai tuoi pezzi?

Hai ragione, ci sono molti featuring e, in questo album, ho scelto in particolare di non collaborare con i nomi più in voga dell’hip pop italiano, ma di promuovere i giovani emergenti.  Le produzioni musicali, i beats, sono tutte affidati ad artisti alla loro prima grande esperienza. Li conosco da tempo e ho sempre pensato che fossero molto validi e che si distinguessero da altri in bravura. Ci sono anche due featuring, uno con Tormento e uno con Brusco, che sono nati in modo del tutto naturale. Tormento, ad esempio, è un artista storico italiano che rispetto tantissimo e ci accomuna, oggi, il fatto di avere un figlio. È una cosa che ti cambia.

L’uscita dell’album è stata anticipata dallo street-video di “Inossidabile pt.2”, il seguito naturale di “Inossidabile”, uscito 4 anni fa. Hai avuto l’esigenza di concludere qualcosa che forse avevi lasciato in sospeso?

In un certo senso è vero, avevo voglia di riscattarmi. “Inossidabile pt. 1” è uscita in un momento difficile della mia vita in cui mi sentivo abbandonato. La Virgin, l’etichetta che aveva promosso il mio album “Uomo di prestigio” era fallita da un giorno all’altro e io mi sono ritrovato da solo a dover ripartire da zero. Avevo molta rabbia dentro e, questa canzone, è stata una valvola di sfogo che ha avuto anche un buon successo underground. Oggi, a 4 anni di distanza, ho sentito l’esigenza di fissare nero su bianco un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza. “Inossidabile pt.2” è una canzone di riscatto. Mi sono rimesso in piedi da solo, non solo come rapper ma anche come produttore discografico, con la mia nuova etichetta indipendente (Red Carpet Music ndr.).

Dicono che il rap sia una musica stereotipata, nata solo per esprimere rabbia e che, spesso, anche gli artisti rap tendono a conformarsi ad un determinato modello e ad un certo stile di vita. Ti rivedi in questo?

Non credo che sia una verità assoluta. Conosco e rispetto molti artisti, come Ghemon e Mistaman, per esempio, che non parlano di rabbia e fanno il rap a modo loro. Io mi avvicino un po’ di più a questa realtà, scrivo di disagi, ma perché questo fa parte della mia vita. Purtroppo ho avuto un’infanzia più difficile di altre, sono nato in una famiglia povera e mio padre è stato in carcere per tantissimo tempo. Avevo effettivamente molta rabbia dentro e il rap mi ha permesso di sfogarmi. Credo che ciò che conti veramente sia l’autenticità: non ci si deve costruire un personaggio e sfatiamo il mito che per fare rap bisogna essere nati in periferia e aver vissuto storie di disagio. Io ho scelto di raccontare la mia realtà e non voglio essere di esempio per nessuno. Penso che il rap sia prima di tutto comunicazione e si può scegliere di comunicare qualsiasi cosa.

Sei uno dei rapper più influenti nel panorama della musica italiana, eppure ti sei dovuto scontrare a lungo con chi ti ha definito un artista di seconda generazione.

Credo che, in generale, la cosa più importante sia la libertà. Finché sento di essere libero di esprimermi, posso parlare di tutto. Sono un ragazzo di seconda generazione, è una realtà: mio papà è un immigrato egiziano, mia mamma è italiana e io sono nato in Italia. Non c’è nulla di costruito in questo, è un dato di fatto. Cosa ben diversa è quando si tenta di strumentalizzare questa condizione, se così la si può chiamare, soprattutto in un momento storico in cui c’è ancora molta confusione e ignoranza sul tema. Mi innervosisco davanti a domande stupide, banali e stereotipate di chi dà per scontato che mangi in modo diverso o che necessariamente abbia avuto difficoltà ad integrarmi. In realtà sono sempre stato un ragazzo abbastanza vincente, soprattutto perché ho scelto fin da subito di circondarmi di persone a cui non interessava minimamente il colore della mia pelle o il fatto che avessi un cognome straniero. L’hip pop ha un ruolo fondamentale in tutto questo perché unisce ragazzi di etnie ed estrazioni sociali diverse, accumunati dalla passione per la musica e la cultura rap, senza preoccuparsi del resto.

Il fatto di avere un nome e delle origini straniere ha influenzato la tua vita e il tuo modo di fare musica? Hai dedicato a questo più di una canzone come “Non sono un immigrato” e “Straniero nella mia nazione”.

“Straniero nella mia nazione” è una canzone nata ingenuamente, senza prevedere il caso mediatico che ha poi effettivamente scatenato. C’è chi ne ha approfittato, strumentalizzando le mie origini e costruendo intorno ad esse vere e proprie strategie di marketing. “Non sono un immigrato”, invece, è una canzone consapevole, scritta come risposta ai media. Io sono nato in Italia e non ho dovuto combattere tutti i giorni, come mio padre, con il peso di aver lasciato il mio paese e la mia cultura. Come ragazzo di seconda generazione, la mia battaglia è un’altra. Non è così scontato essere trattati da italiani al cento per cento. Non è facile capire che avere origini diverse non è altro che una ricchezza culturale in più, di cui sono fiero. Tra poco uscirà il video di una canzone del mio nuovo album, “La mia pelle”, che in qualche modo riprendere e riaffronta queste tematiche che mi toccano inevitabilmente da vicino. L’aspetto più importante, come ho già detto, è il fatto di sentirmi libero, libero di esprimere ciò che voglio, perché lo sento, non perché possa essere strumentalizzato.

Più di una volta hai ripetuto che il rap ti ha salvato. Cosa intendevi dire? Come ti sei avvicinato a questo genere musicale?

Mi sono avvicinato al rap negli anni 90, frequentando la scena hip pop romana: prima ballavo break dance e solo in un secondo momento ho scelto di fare musica. Il rap mi ha dato l’opportunità e gli strumenti per tirare fuori la negatività che avevo dentro e di sfogarla in modo positivo, trasformandola in arte. Non avrei avuto modo migliore per incanalare la mia rabbia. Fare musica, per me, vuol dire stare bene, sentirmi meglio. C’è chi tende sempre a sfogarsi in maniera sbagliata e spesso distruttiva per se stesso e per gli altri. Io ho avuto la fortuna di trovare la musica. Si compete in modo positivo: dalle sfide di freestyle e di break dance si esce sempre con una stretta di mano, consapevoli del fatto che abbia vinto il più bravo e non chi ha picchiato più duro.

La tua canzone “Scialla”, colonna sonora dell’omonimo film di Francesco Bruni è candidata ai David di Donatello come miglior canzone originale. Pensi che in qualche modo il successo di questo pezzo abbia contribuito a farti conoscere e a consolidare la tua carriera artistica?

Sicuramente mi ha avvicinato ad un pubblico diverso. I film entrano nelle case degli italiani e raggiungono principalmente famiglie e ragazzi giovani che, per la maggior parte, non ascoltano rap o non lo conoscono ancora. È stata un’esperienza molto particolare: non si è visto spesso un rapper collaborare con il cinema. È un modo tutto diverso di fare musica. Non si scrive più spinti dalle emozioni ma, a tutti gli effetti, si tratta di un lavoro su commissione in cui ciò che conta è andare incontro alle esigenze di qualcuno altro, non solo alle proprie. L’ho vissuta come una sfida con me stesso, un’occasione di crescita e il rapporto di stima reciproca che si è creato con il regista Francesco Bruni mi ha sicuramente facilitato il compito.

Ti piacerebbe ripetere questo tipo di esperienza anche in futuro?

Non voglio pormi limiti. Me li ponevo quando ero più piccolo, quando avevo una mentalità chiusa e pensavo che chi fa rap deve fare solo quello nella vita. Oggi la penso in modo completamente diverso e sono sicuro di poter avvicinare la mia musica a qualsiasi settore perché, in fondo, si tratta solo di comunicare. Credo di avere la maturità giusta e gli strumenti per poter fare qualsiasi cosa.

 “Le ali per volare” è una canzone nata proprio grazie al film “Scialla” ed è dedicata a tuo figlio di 12 anni. Quali sono i valori che vorresti insegnargli?

Proprio adesso sono davanti a casa e mio figlio è dentro che studia. Purtroppo cresce in un momento storico non facile e il fatto di vivere in un quartiere di periferia non aiuta. La scuola non è un ambiente sempre sereno per lui e il bullismo è qualcosa che esiste veramente. È fortunato, però, ad avere me e la mamma perché stiamo cercando di trasmettergli valori sani come il rispetto, l’uguaglianza e la tolleranza. Stiamo cercando di dargli gli strumenti necessari per essere forte nella vita, a livello culturale, non fisicamente per prevalere sugli altri. A questo tengo molto. Mio figlio ha 12 anni, legge molto ed è cresciuto in un ambiente famigliare di livello culturale alto. Io non ho avuto la stessa fortuna e sto cercando di dargli tutto quello che a me è mancato. Mio padre era in carcere, mia madre era quasi analfabeta e io mi sono impegnato per imparare da solo, facendomi una cultura personale. L’augurio che mi faccio è che mio figlio avrà la possibilità e la voglia di studiare il più possibile, ma la vita non coincide sempre con le aspettative. Come ogni padre, comunque, vorrei essere un esempio positivo per lui.

Hai 33 anni, 3 album ufficiali da solista all’attivo, l’ultimo uscito appena settimana scorsa. Sei soddisfatto del tuo percorso?

Sono molto soddisfatto a livello personale, ma confesso di non esserlo del tutto sotto altri aspetti. A volte ho la sensazione che l’impegno e la dedizione che ho messo nella musica in questi anni, non siano stati del tutto ripagati. Ho l’impressione che in Italia la cultura non venga valorizzata e che l’interesse comune sia orientato in altre direzioni. Parlo dei reality show che promuovono nuovi talenti e danno loro, a mio parere, la falsa illusione di essere artisti già arrivati. Ma la via più facile non è sempre la migliore. Io consiglio ai ragazzi di avere una base solida per fare musica e, anche se può sembrare scoraggiante, di avere sempre un piano alternativo. Io non l’avevo, ho fatto solo questo nella vita e ho corso dei rischi. Lo studio invece ti permette di avere le “spalle coperte”, come si dice a Roma, e di distinguerti dagli altri. Posso sembrare un po’ in controtendenza con lo spirito rap, ma è qualcosa in cui credo molto.

 

Un sogno che vorresti realizzare?

Una cosa a cui tengo molto è sicuramente la mia etichetta discografica. Sto puntando alla promozione e giovani artisti e alla creazione di un laboratorio creativo a Roma, che sarà attivo da settembre. Si chiamerà, Galpi Creative Lab, un laboratorio di musica, video e fotografia, ma anche uno spazio per dare la possibilità ai giovani di ritrovarsi, riunirsi, creare arte e crescere insieme. Avrei voluto avere anche io questa possibilità, per questo credo sia molto importante. Io mi registravo le cassette da solo e andavo a venderle per strada. Qui stiamo cercando quindi di mettere in piedi una base, un quartiere generale dove i nuovi talenti potranno avere una guida ed essere indirizzati sulla giusta strada. Questo è il mio sogno più grande.

 

Amir aspetta tutti sul suo sito internet www.amirmusic.it, sempre aggiornato, ricco di news e con tutti i link ai social network.

 

 

 

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avatar Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro.Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte.Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto