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17 giugno 2012

Il potere del rock è la paura

La reazione alla vibrazioni musicali, armoniche o meno, ha sempre spalancato orizzonti misteriosi, mistici e persino diabolici nella conoscenza dell’animo umano. La prima lunga, lenta nota di un preludio o l’attacco esplosivo di una canzone ci provocano sempre sottili o profondi sconvolgimenti che investono la nostra memoria e il nostro sentire estetico ma non solo questi, certe reazioni sono molto meno “mentali” e più prossime a ciò che di animalesco abbiamo nascosto, ma non troppo bene, nel nostro essere.

La California, Golden State patria di una fetta considerevole delle musica leggera contemporanea, e i laboratori mai quieti delle sue università ci hanno portato alla luce una “nuova” spiegazione del brivido che ci coglie quando ascoltiamo un assolo distorto di Hendrix. Da uno studio della UCLA diretto da Daniel Blumstein con la collaborazione di Greg Bryant e il compositore Peter Kaye è emerso come la distorsione conterrebbe delle dissonanze dalle caratteristiche in comune con vocalizzi di animali in difficoltà sprigionando in noi un immediata risposta, per quanto inconsapevole, di vera e propria paura. Il suono non lineare infatti, quello proprio delle onde sonore manipolate tecnologicamente, è comune anche negli uomini e negli animali quando, in condizioni di dolore o allarme, per mezzo degli organi di produzione acustica generano suoni stridenti e aspri.

I compositori hanno una conoscenza intuitiva di ciò che viene percepito come paura“, afferma, in un’intervista, Greg Bryant, uno dei ricercatori autori dello studio, riportata su lescienze.it  “Ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predisposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi suoni.” Questo effetto è stato verificato facendo ascoltare a un gruppo di soggetti brani neutri intercalati da improvvise distorsioni, per tutti i volontari quando la linea sonora era modificata da sintetizzatori il coinvolgimento era maggiore ma anche carico di emozioni negative; qualcosa di simile era emerso da uno studio precedente in cui venivano analizzate un centinaio di colonne sonore di film appartenenti a vari generi: per l’horror grida femminili e suoni distorti erano risultati essere l’espediente migliore per stimolare tensione.

Scatenare una leggera risposta di paura è un procedimento molto efficace a livello di gradimento che si riscontra spesso nelle attività estetiche (come leggere un racconto di Poe o guardare Shining) mettendo in luce come l’uomo ami essere un pò spaventato, pur nella certezza di essere totalmente al sicuro. Ciò è vero fin dai tempi della tragedia greca dove la paura e l’orrore erano mezzi per acquisire consapevolezza, nella musica il procedimento è differente, molto più sottile e segreto ma sempre efficace; il rock ha trovato nel pedale distorsione la sua chiave per tenerci col fiato sospeso.

 

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