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Tripofobia: cos’è, significato e cura, come riconoscerla e terapia

Flavia de Durante 11 Ottobre 2021
F. d. D.
19/10/2021

Cos'è la tripofobia, dall'etimologia, alle cause e al significato: sintomi, cura e terapia di una tra le fobie più strane, stiamo parlando della paura dei buchi.



Cos’è e che vuol dire tripofobia, l’etimologia del termine e quali sono le cause di questo strano timore che rientra tra le fobie più “strane”?

Con questa fobia si intende l’immotivato timore dei materiali o degli schemi a buchi, naturali o artificiali. Non è riconosciuta come disturbo mentale, ma è piuttosto diffusa. Secondo alcuni, di fatti, sarebbe una forma di disgusto e non una vera fobia. Si può indicare, insomma, come timore irrazionale.

La fobia dei buchi nasce, atipicamente, attraverso un’immagine postata su internet! Ed è infatti recentissima, poiché se ne parla solo dal 2013. Chi ne soffre dice di sentirsi impressionato o spaesato dinnanzi ad un’immagine in cui appaiono numerosi fori in sequenza. O addirittura fisicamente “infastidito” da quella visione. C’è chi dice di avvertire persino ansia o nausea, prurito e bruciore.

Ma cos’è realmente la tripofobia, qual è il significato del termine, quali i sintomi e come si può curare attraverso una terapia il brivido che ti assale dinnanzi ad immagini “piene di buchi”? A parlarcene, la dottoressa psicoterapeuta Serena Valorzi.

Cos’è la tripofobia: etimologia del termine e significato scientifico, il punto della psicologia

Per capire cos’è la tripofobia, il significato del nome, le cause e l’ipotetica terapia, partiamo dall’etimologia del termine. La parola è formata dal greco τρύπα, che significa “buco”. E φόβος che significa “paura”.

“La Tripofobia, di cui si parla solo dal 2013, si manifesterebbe nello specifico a contatto (alla vista) di superfici che assumono il pattern di piccole figure geometriche ravvicinate l’una all’altra. Che possono richiamare una configurazione di buchini profondi. Tipo alveare, forellini di spugna, mantello di animali velenosi. Fiore di loto, pelle con fori ripetuti. Micro-bollicine di sapone, ma anche cioccolato con le bolle.”- Principia la dott.ssa Valorzi.-

Tutti noi possiamo sentire un certo fastidio nel guardarle. Poiché richiamano evoluzionisticamente qualcosa di pericoloso. Come ad esempio un nido di insetti. Ma solo alcune persone sembrano manifestare Fobia. E con fobia intendiamo reazione di paura o disgusto molto intense. Non modificate da pensieri ragionevoli: è solo una spugna! Dentro il fiore secco ci sono solo semini del fiore!”- Spiega la psicoterapeuta, parlando del significato di tripofobia e delle cause.-

“Ricordiamo che oltre all’intensità della reazione avversa, le fobie si distinguono per la tendenza a evitare situazioni in cui si presume si potrebbe entrare a contatto con l’oggetto fobico. Cosa che diventa invalidante.  E come le persone che hanno una fobia per i piccioni possono faticare a uscire di casa, chi soffrisse di tripofobie potrebbe altrettanto evitare molte esperienze piacevoli. Aumentando alla lunga, il rischio che anche l’umore si deprima.”- Chiarisce.-

“Sembrerebbe che i soggetti particolarmente reattivi alle configurazioni a buchi possano avere una qualche sensibilità a livello del sistema percettivo. E che quindi l’origine sia più su base evoluzionistica. Ma non escluderei che la si possa anche apprendere (se ne soffre un genitore). O che si possa sviluppare anche a seguito di esperienza traumatica.”

Paura atipica ed irrazionale, su cosa si basano le fobie

Come nasce la tripofobia, timore dei buchi e, in generale, una fobia come questa che è tra le più strane, quali sono le cause e quali i sintomi?

“Per comprendere cosa sia una fobia partiamo da un esempio più vicino alla nostra esperienza comune. Forse conoscete almeno una persona che abbia paura dei cani, dei ragni, del buio, dei serpenti o dei pipistrelli. Sono tutte paure cui siamo predisposti e che sono inserite nel nostro DNA. Perché nell’evoluzione della nostra specie sono state funzionali alla nostra sopravvivenza. Ve lo immaginate un bimbo preistorico attratto da un lupo nel buio o pronto ad accarezzare un serpente o un grosso ragno?”- Ci spiega la Valorzi.-

“Ecco! Probabilmente noi siamo pronipoti di quei bimbi preistorici che avevano paura (e/o disgusto) di queste condizioni. Oltre a questa predisposizione su base innata, vale l’esperienza di apprendimento. Vedere un adulto significativo che accarezza amabilmente un cane tende a farci reagire in modo congruo. Se la mamma non si spaventa, non è pericoloso. Tanto più se ci invita ad avvicinarci.”

“Infine, se non viviamo esperienze traumatiche ricorderemo l’esperienza ogni volta che incontriamo un cane. Sebbene saremmo pronti a spaventarci nel caso di un cane particolarmente aggressivo.”- Puntualizza.-

“Avere un po’ paura (o disgusto) di ciò che sarebbe potenzialmente pericoloso è assolutamente sano! La nostra mente e il nostro corpo si attivano al fine di permetterci di fuggire. O, perlomeno, evitare l’oggetto. E di solito siamo capaci di distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è. E di calmare la nostra esperienza emotiva e fisiologica. Attraverso pensieri funzionali.”

“Ci sono poi le Fobie semplici. Paure elevate all’ennesima potenza, persistenti e sproporzionate rispetto al rischio reale. E che si esprimono quando siamo a contatto, o immaginiamo, un oggetto o una situazione specifica. Inducendo un comportamento di evitamento che può condizionare anche drammaticamente la vita. La reazione emotiva, fisiologica e cognitiva può essere così intensa da scatenare anche attacchi di ansia e panico.“- Specifica la dottoressa.-

“E difficilmente la si supera con pensieri ragionevoli. Così è più facile che si scappi o si eviti l’oggetto la cui vista la scatena. Di qui il problema maggiore, perché se comincio a evitare il contatto con l’oggetto e con l’emozione sottesa, mi impedisco di apprendere che quella cosa non è davvero pericolosa.”- Ammette Serena Valorzi.-

“In più ma comincio a evitare luoghi o attività per paura di stare male. E’ lì che la fobia diventa invalidante. E comporta un disagio clinicamente significativo.”

Cura Tripofobia come riconoscerla e curarla, terapia

Compreso cos’è e il significato di tripofobia e quali sono i sintomi, viene da chiedersi se esiste una cura e quale, come si può procedere attraverso una terapia? Guardo le immagini di un fiore di loto, di un alveare, della pelle piena di buchi e sussulto: come posso guarire?

“Per definizione le Fobie causano un disagio clinicamente significativo. E tendono a divenire via via sempre più invalidanti. Dunque è buona norma cercare di curarle. Fortunatamente esistono dei protocolli in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale che permettono di affrontarle con buon successo.”- Tranquillizza serenamente la Valorzi.-

“L’esposizione progressiva all’oggetto fobico (prima immaginato e poi nella realtà) unita all’apprendimento di buone tecniche di gestione emotiva fanno sì che la persona impari a tollerare le sue emozioni. A opporre/sostituire una reazione di calma. Che è incompatibile con l’ansia e la paura. E a riprendersi mano a mano , evitando di evitare, tutte quelle aree di vita che sono state nel tempo limitate dalla fobia.”- Dice la professionista, parlando della terapia contro le fobie, anche per la tripofobia.-

“Le emozioni spiacevoli tipiche della fobia sono spesso amplificate da pensieri/commenti autocritici. Come: non sono normale, sono una femminuccia, se mi spavento per queste cose stupide vuole proprio dire che non valgo niente. Sono un debole, sono paure da bambini! sono io che mi rovino la vita con queste paure assurde. Queste generano aumento della paura.

“Quindi è molto importante che in psicoterapia si comprenda che la fobia ha un funzionamento e può essere curata. Che ci sono motivi per i quali la si può sviluppare. E soprattutto che il fatto di vivere una fobia non significa in alcun modo avere meno valore come persone.”

“Quindi, amici che soffrite di fobia, fatevi coraggio! Non lasciatevi bloccare dalla vergogna o dal senso di inadeguatezza e cercate un professionista. Meglio se Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale per via dei protocolli basati sull’evidenza scientifica. Che vi dia una mano a riprendervi la vostra libertà e autodeterminazione!”- Conclude la dottoressa.-

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Profondamente ecologista e ambientalista, mi occupo di volontariato animalista. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. Amo da sempre la lettura e mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto