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24 giugno 2012

Ludodipendenza tra disperazione ed affermazione di sè

Ricordando Rulettenburg: “vivo in uno stato d’ ansia continua, faccio piccole giocate e aspetto qualcosa che ignoro, faccio calcoli, passo intere giornate al tavolo gioco e spio il gioco..e lo vedo anche in sogno..eppure mi pare di essere diventato di legno, quasi che mi fossi insudiciato nella melma”.

Dostoevskij descrive la città immaginaria del gioco, quella dell’ esilio cosciente. Oggi che la spesa per i giochi d’ azzardo e scommesse sulla base dei dati dell’ anno scorso è calcolata come attestantesi oltre gli ottanta miliardi, la questione del gioco diviene insieme sociale ed istituzionale.

Ora che le fondazioni onlus inviano allo Stato segnali di richiesta di discontinuità rispetto alle politiche statali altalenanti tra favor e slogan anti ludici, la ludopatia torna rovente. Essa è analizzata in effetti come una forma di perdita di controllo dell’ individuo sia sulla propria persona sia rispetto alla percezione della realtà esterna.

Il ludopatico può contrarre debiti anche forti e per risanare la situazione debitoria può di certo divenire oggetto di una rete criminale. La ludodipendenza rappresenta allora una vera e propria forma di “dipendenza senza droga legata al malessere da assenza di gioco. Quante e quali siano le giustificazioni in un momento di crisi individuale o economica quale quello attuale, siamo lontani dalla a sincerità tipica dei russi che ci ricorda come lo sguardo più puro nelle piaghe del gioco ne mostra una passione assai sopraffine, quella tesa verso l’ impossibile, verso un cambiamento istantaneo di tutto, uno stravolgimento legato infine al solo attimo fortunato.

Il giocatore è una non categoria, in definitiva una scelta non scelta, una estraniazione dal flusso biologico verso un impulso d’ inquietudine radicale entro la quale si concentrano tutte le emozioni e le gioie. Il gioco ha tempi ora stretti ora dilatati ma alienanti, porta alla perdita dell’ autocontrollo, forse alla realizzazione di un desiderio autentico.

Rinascere o morire in una frazione di secondo per volontà del gioco e dell’ arbitrio del giocatore che compie la scelta, una scelta di sottrazione volontaria da  un destino scritto.

L’ affermazione ultima di sé avviene così nello spazio angusto in cui la natura umana agisce in un campo da gioco e sceglie -questo come fuori- o il potere squallido del denaro nella società moderna o la forza del sentimento di alcune residue nobili nature.

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