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24 giugno 2012

L’Università italiana è obsoleta

Si è concluso il ventitre giugno  il IX Simposio Internazionale dei Docenti Universitari “Giovani, Formazione, Università” tenutosi  presso il Campidoglio a Roma. Tra nuove proposte e vecchi problemi torna alla ribalta il caso “ distinzione Universitaria”.

IL SIMPOSIO- Si è svolto a Roma  dal 21 al 23 giugno il IX Simposio Internazionale dei Docenti Universitari “Giovani, Formazione, Universita’”. La manifestazione ha visto la partecipazione non soltanto di docenti universitari provenienti da tutto il mondo, ma anche di rappresentanti delle  amministrazioni di Roma e del Lazio , dei Ministeri della Commissione Europea e del CNR. L’incontro si è articolato su una serie di punti, tra i quali ritroviamo:  le problematiche del settore universitario, la riorganizzazione della  formazione giovanile in un periodo di radicali cambiamenti soprattutto tecnologici e, l’introduzione di nuove tecniche per la didattica “al passo con i tempi” .

LA DICHIARAZIONE– Il vice direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, intervenuto al Simposio in veste di rappresentante “ del mondo del lavoro”, ha rilasciato una serie di cocenti considerazioni riguardanti la divisione degli Atenei a seconda della loro importanza, riportando cosi alla memoria le polemiche suscitate dalla proposta Monti e dalla sua “Americanizzazione degli Atenei Italiani” .

“Si e’ creato un circolo vizioso tra offerta e domanda: le universita’ italiane non producono capitale umano adeguato a un’economia moderna e avanzata, le imprese che dovrebbero domandarlo non sono in
realta’ quasi mai attrezzate a riconoscerne i diversi gradi di qualita’ e ad assegnare loro il prezzo giusto, spesso perche’ troppo piccole”.

“I livelli stipendiali, anche nei contratti ad personam – ha precisato – non distinguono quasi mai fra un neo-laureato di un’universita’ italiana di basso livello e un PhD di Harvard. Se si pensa alle ‘graduate schools’
americane, inglesi e tedesche o alle ‘grandes e’coles’ francesi, sembra quasi che l’Italia abbia rinunciato a formare in casa propria la sua e’lite professionale, lasciando che a svolgere questo compito siano
istituzioni universitarie di altri paesi”.

Questa è soltanto una parte dell’intervista rilasciata dal vicedirettore Bankitalia, visibile per intero al link Milanofinanza.

LE PROPOSTE-  Rossi avrebbe continuato affermando :“La pervasiva influenza del computer e di Internet sulle attivita’ economiche richiede nuove abilita’ professionali, come quella di raccogliere e analizzare tempestivamente i dati presenti in rete; soprattutto, impone a tutti un continuo e rapido aggiornamento delle competenze per tenere il passo di cambiamenti spesso imprevedibili.  Per sviluppare il capitale umano di un Paese, non basta piu’ fornire a un numero elevato di studenti un bagaglio di nozioni da applicare in modo standard durante la loro vita lavorativa. E’necessaria quella che gli educatori chiamano la “competenza”, cioe’ la capacita’ di mobilitare risorse personali – saperi, saper fare, atteggiamenti – e risorse informative esterne per rispondere in modo efficace a situazioni spesso inedite”.

Parole dure di critica profonda nei confronti degli attuali mezzi didattici degli Atenei Italiani, che formerebbero stando alle considerazioni di Rossi, studenti “troppo accademici”, impossibilitati a stare al passo con i veloci e radicali cambiamenti tecnologici-sociali. L’ingrediente segreto per un binomio formazione-lavoro più gustoso, sarebbe quindi più pratica e meno teoria.Una riforma con la R maiuscola pare sia L’unico modo per far si che questo accada. Una totale e netta  riorganizzazione del sistema Universitario italiano, più facile a dirsi che a farsi.
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