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29 giugno 2012

Per lavorare bisogna sapersi vendere

Ottenere oggi un colloquio di lavoro è sempre più difficile. Difficile ma non impossibile. Il problema per molti non è tanto il colloquio in sé quanto l’attesa di una telefonata che non arriva mai. Evidentemente l’errore riguarda il curriculum, le informazioni inserite com’ è stato impostato. Stando a questi dati i possibili aspiranti non riescono proprio ad arrivare ad un valido colloquio.

Il problema è che bisogna adottare un metodo, delle strategie perché in fondo arrivare al desiderato colloquio non è poi così difficile come si pensa. Certo la preparazione conta ma non è sempre il fattore che determina la scelta o che possa portare a delle migliori condizioni per il lavoratore.

La verità è solo una: bisogna sapersi vendere. La realtà dei fatti è una: trovare un lavoro è già questo stesso un lavoro e perciò bisogna “lavorarci” al meglio. Questa predisposizione è particolarmente presente tra i commercianti e i liberi professionisti perché ormai tra tanta concorrenza “saper far bene il proprio mestiere” non è più sufficiente bisogna saper conquistare nuovi clienti.

Per i dipendenti questo discorso è molto meno scontato per loro è molto più difficile sapersi vendere, giungere ad un metodo per poi offrire la propria persona nel mondo del lavoro. L’aspirante lavoratore è come un procacciatore di clienti con loro dovrà presentarsi e proporsi.

L’errore che commettono tutti o quasi è inviare il proprio curriculum senza poi fare altro. Per loro la ricerca del lavoro consisterebbe solo nel limitarsi ad inviare la propria candidatura, all’offerta presa in esame. Niente di più sbagliato, anche perché a volte l’invio della candidatura non è nemmeno seguita da una buona lettera di presentazione.

Ma se fossimo davvero degli agenti di commercio, dei procacciatori di clienti davvero ci limiteremmo ad inviare una mail al papabile cliente restando in attesa di una risposta. La possibilità di essere richiamato è davvero minima se non completamente assente o nulla. Anche se inviasse più di 100 mail o fax non avrebbe nessun risultato. Stesso risultato per l’aspirante lavoratore: nessuna telefonata.

Bisogna essere bravi quindi anche nel cercare il lavoro. Ecco una serie di punti che potranno essere utili agli aspiranti lavoratori.

La nostra preparazione. Bisogna tener presente la nostra situazione. In quali realtà, data la nostra preparazione, possiamo spenderci. Quali campi possiamo approfondire per rientrare nei parametri richiesti dall’azienda. Quali gli orari in cui siamo disposti ad operare e a quali stipendi. Presa coscienza di ciò si può tracciare una mappa dell’ aziende a cui vogliamo sottoporre la nostra persona.

L’elenco. Il secondo passa è rendersi conto in quali enti possiamo inserirci. Possiamo preparare questa lista avvalendoci di internet, pagine gialle, da non sottovalutare i social network e fare riferimento anche alla Camera di Commercio. Qui bisognerà chiedere l’elenco dell’ aziende della propria provincia ovviamente facendo riferimento a determinati parametri. Questo schema può essere costituito da tantissime aziende ma non tutte hanno la stessa importanza. Quindi si potrebbe anche creare una sottolista. Seguendo l’elenco bisognerà sempre monitorarle in attesa di una loro possibile richiesta altrimenti si potrà inviare una candidatura spontanea.

La candidatura spontanea è un’arma preziosa. La lettera di presentazione deve esserci ma deve essere fatta bene. Il concetto principale è che deve essere mirata. Deve essere mirata per un semplice motivo: il selezionatore riuscirà sicuramente in pochi secondi a capire se questa presentazione è una delle tante o è stata elaborata proprio per l’azienda. Solo nel secondo caso ci sarà qualche chance altrimenti verrà cestinata. Tre le regole fondamentali da seguire. Non bisogna utilizzare le espressioni: “Spettabile azienda”  o peggio ancora “Egregio responsabile”. Se si conosce l’azienda bisogna indicare questa stessa, perché mostra dove effettivamente vogliamo presentare la candidatura. Bisogna leggere attentamente l’offerta richiesta. In essa, infatti, ci sono già le chiavi vincenti per presentare una buona lettera di presentazione. La proposta potrà chiedere determinate caratteristiche e allora in questo caso potremmo già noi affermare di possedere queste caratteristiche riscontrabili, in approfondimento, nel curriculum. L’ultima regola è che bisogna dare l’impressione di conoscere l’azienda.  A conclusione della lettera di presentazione si potrà affermare di aver visitato il sito, seguito da complimenti e dall’interesse a voler entrare in questa nuova realtà, in questo staff così efficiente.

Non si può inviare una presentazione uguale per tutti perché questa stessa si presenterà come un volantino pubblicitario impersonale. L’unica giusta soluzione che abbiamo a nostra disposizione è personalizzarla più possibile facendo riferimento alla realtà contattata. Il curriculum ovviamente deve essere sempre aggiornato.

Niente ci vieta nel caso della candidatura spontanea di chiamare gli uffici di competenza. Essi potranno fornirci una mail generica o invece darci l’email di un referente. In questo secondo caso si hanno molte più possibilità. Si potrà poi inserire nella mail di aver telefonato quindi di aver mostrato interesse per quella realtà in cui ci si vuole inserire. Lo scopo resta comunque uno evitare di farla sembrare una mail come tutte le altre che essa stessa non è una semplice fotocopia inviata a centinaia di aziende. Bisogna presentare una candidatura di un certo tipo se si vuole avere almeno una possibilità.

Regola fondamentale è che bisogna tenerci aggiornati soprattutto nel mondo del web. Non importa se i programmi si conoscono o meno. Internet offre anche il modo per capirli, per studiarli e quindi saperli poi usare.

Molti lamentano di aver risposto a tantissime offerte senza aver ricevuto nemmeno una risposta anche se negativa. Cosa che invece non avviene in altri paesi. Forse una cattiva abitudine tutta italiana? O forse i responsabili delle risorse umane ritengono tutti quei curriculum semplice spazzatura da cestinare?

In Germania, Francia e Inghilterra una mail di risposta arriva sempre. Raramente il selezionatore non risponde anche se deve dare “cattive notizie”. È una moda tutta italiana?  Il fatto è che non è solo una tendenza quella dell’azienda, made in italy, di non rispondere ma è stato dimostrato che in questi paesi il numero di candidature che perviene è inferiore rispetto alle imprese italiane.

Se poi a questo c’è da aggiungere che arrivano curriculum spesso fatti male, impersonali e poco puliti la risposta di questa non risposta viene da sé. Per curriculum “pulito” si intende una candidatura che sia chiara che abbia in grassetto le parole principali del discorso. Uno discorso che non deve essere particolarmente prolisso ma piuttosto efficace.

 

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