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18 giugno 2012

Piemonte, borse di studio da 25 carati

Lo chiamano 6 politico. È il classico giudizio scolastico “accomodante”, elargito più per evitare grane allo studente che in ragione di meriti effettivi.

Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni in Piemonte, chissà che non ci si appresti ad inaugurare una nuova era universitaria: quella del 25 politico.

Sì, perché la spada di Damocle relativa alle nuove regole sulle borse di studio si è abbattuta sugli studenti piemontesi: giovedì 14 giugno, il cda Edisu ha varato il piano valido a partire dall’anno accademico 2012-2013. E seppure per i dissidenti non si tratti di una sconfitta su tutta la linea, serpeggiano i malumori.

Le scorse settimane avevano visto la Regione, ed in particolare il Presidente Roberto Cota, giungere al muro contro muro con la fazione costituita da Università e Politecnico di Torino ed Università del Piemonte Orientale.

La votazione per le ultime direttive sulle borse di studio si è svolta in un clima particolarmente teso: da un lato il malcontento di chi non condivideva la linea regionale, dall’altro il timore di incorrere nelle ire di Cota, che minacciava rappresaglie drastiche.

Nello specifico, il Presidente di Regione aveva annunciato la possibilità di commissariare l’Edisu nel caso in cui l’esito della seduta non avesse rispettato le attese (il cda aveva già in un primo momento bocciato il bando). Ma così non è stato: un rappresentante degli studenti ha difatti abbandonato il voto, che si è concluso in parità sancendo la vittoria di Cota e soci.

Paradossalmente, le modifiche auspicate dalla Regione sono passate per volontà di quegli stessi studenti che dal canto loro si erano opposti, giudicandolo un “atto discriminatorio”: gli Studenti Indipendenti avevano espresso il loro fermo dissenso, mentre i ragazzi di Link non vedevano altro che un sotterfugio per insabbiare i tagli della legge Gelmini recuperando denaro a scapito della popolazione universitaria.

A rincarare la dose ci pensava il rappresentante Simone Baglivo, non più di una settimana fa: “Se giovedì si approverà il bilancio sarà nuovamente per una forte presa di responsabilità da parte dei consiglieri di amministrazione dell’ente nei confronti di migliaia di studenti che, se non ci fosse il bando, rischierebbero di ritrovarsi senza neanche l’esiguo numero di borse rimaste”.

Un epilogo dunque inatteso, ma in realtà più che motivato: con un verdetto sfavorevole ai nuovi provvedimenti, il tanto temuto commissariamento sarebbe stato cosa certa. Dalla padella alla brace, insomma. Dal punto di vista degli studenti, si è optato per il male minore.

A cantar vittoria, alla fine della fiera, è ad ogni modo la giunta regionale. L’assessore Elena Maccanti, tra i principali promotori del “pacchetto” appena approvato, non manca di bacchettare le tre università, mai in grado a suo dire di avanzare “proposte alternative”, e spiega: “Nessuno voleva il commissariamento dell’Edisu, anzi: ci stava a cuore di poter pubblicare il bando proprio per poter erogare le borse di studio. La nostra diffida rientrava in quest’ottica.

La novità più importante concerne il criterio meritocratico fissato per l’assegnazione delle borse di studio: d’ora in avanti potranno usufruirne unicamente coloro che avranno sostenuto i propri esami conservando una media voto dal 25 in su. La Commissione Cultura aveva dato il nulla osta alla delibera lo scorso 23 maggio, con il consenso di Pdl, Lega ed Udc e l’astensione del M5S.

Per gli atenei (studenti inclusi), parafrasando il celebre slogan d’annunziano, trattasi suppergiù di una “sconfitta mutilata”. Il peggio è stato scongiurato, ma si continua a masticare amaro in funzione di una normativa che, ad eccezione della giunta regionale, non sembra piacere a nessuno.

Non a caso, nel momento in cui l’ipotesi era stata avanzata, le università avevano diramato un comunicato congiunto per ribadire la propria contrarietà, specie a tutela degli “studenti di corsi di laurea con votazioni mediamente inferiori”.

Da un lato inizia allora a montare il disappunto per le eventuali ripercussioni delle ultime disposizioni regionali sul diritto allo studio; ma altrettanta indignazione è stata suscitata dala condotta della giunta Cota, ritenuta irrispettosa ed intimidatoria.

Il consigliere regionale Gianna Pentenero (PD) si è espresso con molta durezza a riguardo: “Il modo in cui si è concluso il cda Edisu è la conseguenza dell’atteggiamento arrogante con cui Cota e l’assessore Maccanti hanno affrontato il tema del diritto allo studio universitario. Non è con le piccole astuzie e umiliando tutte le componenti universitarie che si può governare un settore così rilevante per il futuro del Piemonte.

Al di là di ogni considerazione, il dato certo è che, secondo stime approssimative, del rimborso sarebbero privati circa 4.000 ragazzi, nell’ambito di una decurtazione che dovrebbe raggiungere i 9 milioni di euro. Un bel problema per chi già di per sè fatica a mantenersi gli studi e più di ogni altro necessiterebbe di un aiuto.

In parole povere, quanto gioverà allo stomaco dei giovani di Torino e dintorni questa estemporanea scorpacciata di meritocrazia?

 

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