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8 giugno 2012

Sacra Sindone: la rivelazione del polline

Ricerca sulla Sindone

Il termine Sacra Sindone deriva dal greco σινδών (sindon) e indica un tessuto di lino di buona qualità, ma è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù

Sacra Sindone

Sacra Sindone

Su di esso, infatti, è visibile l’immagine di un uomo che porta i segni di torture e maltrattamenti compatibili con quelli descritti nella Passione. L’impronta del corpo in negativo è stata impressa dall’ossidazione delle fibre superficiali del lino, avvenuta in modo inspiegabile. La sua autenticità è da sempre oggetto di fortissime controversie.

I numerosi studi scientifici eseguiti sul tessuto non sono mai serviti a chiarire in modo definitivo la questione, ma solo ad accendere maggiormente il dibattito nel quale dissentono studiosi convinti che la Sindone sia una reliquia e studiosi altrettanto convinti che invece sia una raffigurazione artistica. C’è da dire che il sangue rinvenuto sulla sindone, di gruppo AB, segue puntualmente le regole dell’emodinamica. Il telo è ricoperto, inoltre, da pollini provenienti da 58 specie di piante, di cui solo 17 tipiche dell’Europa. Molte di queste piante sono estinte. Il polline più frequente è identico a quello che si trova presso il lago di Tiberiade e nelle zone limitrofe al Giordano.
L’intreccio del tessuto e la torcitura a spina di pesce si concilia con quella diffusa nell’area siro – palestinese all’epoca di Cristo. Sulla Sindone sono state rilevate anche tracce di natron, sostanza largamente utilizzata in Palestina per la disidratazione dei corpi nei rituali funebri. Sul telo è stata identificata anche la presenza delle sostante di aloe e mirra, usate in Palestina in quel periodo per le sepolture.
Sono stati ulteriormente rilevati anche spore, funghi e acari simili a quelli trovati in tombe aventi medesima datazione. Nel 1988 però l’esame radiocarbonico ha fatto risalire il tessuto ad un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. Questo risultato ha posto dei seri problemi di compatibilità con le scoperte scientifiche fino a quel momento evidenziate.

Nei giorni scorsi si è svolto a Valencia un convegno sulla Sindone. Interessante è stato lo studio di una ricercatrice universitaria, Marzia Boi, esperta palinologa.  I pollini rivelano oltre olii e unguenti applicati al corpo e alla tela, anche le piante utilizzate nel culto dei defunti, testimoniando un rito funebre antico di duemila anni. La scoperta della Boi avvalora la tesi della reliqua e contrasta fortemente la tesi della falsificazione medievale.

La ricerca della Boi mostra, inoltre, che il polline finora identificato come Gundelia Tourneforti in realtà non lo è. Gundelia Tourneforti è una delle 23.000 specie di Asteracea al mondo, che cresce nei deserti montani dell’Asia Minore. Nel 1999 due studiosi ebrei, Danin e Baruch confermano la specie Gundelia come il polline più ricorrente nel lino e ipotizzano che la corona di spine sia stata formata da foglie della stessa Gundelia.

La Boi non è di questo parere. L’esame rivela che il polline non è nè RidolfiaGundelia, ma Helichrysum. E’ quello più abbondante nella quantità del 29,1%, seguito da Cistaceae, Apiaceae e Pistacia. Tutte queste piante sono di pollinizzazione entomofila: i loro pollini, cioè, si spostano con l’aiuto di insetti e non nell’aria. Questa è la dimostrazione che ci deve essere stato un contatto diretto o con le piante o con i prodotti di uso funerario. Inoltre la lista dei pollini conferma tracce delle piante più usate negli antichi riti di questo genere.

La conclusione della ricercatrice potrebbe fare, una volta per tutte, chiarezza sulla vera natura della sindone: i pollini dominanti sono la prova di un autentico evento storico avvenuto in un remoto passato e giunto intatto e conservato fino a noi in un modo che ha del miracoloso. Il rinvenimento delle tracce degli unguenti più preziosi di quell’epoca, straordinariamente sigillati nella tela, e l’aver correttamente identificato il polline di Helichrysum, erroneamente chiamato Gundelia, confermano l’importante personalità del corpo che fu avvolto in quel lino.

Daniela Angius

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