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17 giugno 2012

Tagli alla ricerca: 20mila precari in meno in un anno

Sospinto da una crisi dai confini difficilmente delineabili e di portata globale, che continua a diffondersi in maniera dilagante, il fenomeno del precariato si sta espandendo, raggiungendo qualsiasi settore lavorativo e interessando un numero sempre più ampio di persone.

Il settore universitario – in particolare quello della ricerca accademica – non è certamente stato risparmiato da questo incessante fenomeno. Le misure intraprese dai governi per fronteggiare la crisi, anzi, non sembrano aver assolutamente considerato un investimento sulla ricerca una potenziale cura.

L’Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca Italiani (Adi) ha tentato di fotografare l’entità del precariato nell’università.

Dalla loro indagine è emerso che, a seguito della riforma Gelmini, sono cambiate le forme in cui gli enti universitari si legano ai ricercatori e si è assistito a una conseguente riduzione del numero di rapporti stretti fra studiosi e atenei.

In particolare, la riforma ha abolito, per quanto concerne gli incarichi di ricerca, le borse di studio, i co.co.co. e le borse post-doc.

Per quanto riguarda gli assegni di ricerca, si è passati dai 34.590 assegni del 2010 ai 14.334 attuali. Un brusco calo è stato registrato anche fra i ricercatori con contratto a tempo determinato. Sono duecento in meno rispetto al 2010 (calo del 16%).

Secondo quanto riportato dall’Associazione, rispetto al 2010 sono 22.356 i precari in meno del settore della ricerca universitaria. Le ripercussioni di questo cambio di rotta, tanto per quanto riguarda il sistema universitario, tanto per quanto concerne prettamente l’attività di ricerca, non possono, ovviamente, venire trascurate dalle istituzioni.

Necessità, quella di una particolare attenzione a questo fenomeno, riconosciuta dalla stessa Associazione, che in una dichiarazione riportata sul sito Roars, Return On Academic Researchhanno ha richiesto un intervento diretto del Ministero:

il ministero dovrebbe fare un monitoraggio completo e dettagliato di questa situazione per rispondere a queste questioni e piu’ in generale per cercare di prevenire la dispersione di personale qualificato. Notiamo che la differenza di 22.356 unita’ e’ dello stesso ordine del numero di ricercatori a tempo indeterminato, ruolo che e’ stato soppresso con la legge Gelmini”

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