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6 giugno 2012

Udine, la spunta Neoateneo. Delusione nel centrodestra

E fu così che ancora una volta prevalse il terzo tra i due litiganti.

La scorsa settimana, fra il 30 ed il 31 maggio, la popolazione universitaria di Udine si è riunita per nominare i propri nuovi rappresentanti. Finalmente, verrebbe da dire, dopo le controverse polemiche che avevano animato la vigilia.

Alle elezioni ha preso parte all’incirca il 6,51% degli aventi diritto (un’affluenza assai inferiore al 12% dello scorso appuntamento), ovvero 1048 ragazzi. C’era da scegliere fra un totale di 35 candidati divisi in tre liste, da indirizzare verso i seggi di Senato accademico, Consiglio d’amministrazione dell’ateneo e CDA Erdisu.

Ad avere la meglio è stato il gruppo di sinistra Neoateneo, di cui fa parte il presidente uscente del CDA, Alice Buosi; quest’ultima è stata eletta al Senato insieme al “compagno di lista” Stefano Grasso.

Occasione persa e rammarico per il centrodestra, che pur avendo raccolto una percentuale di votanti complessivamente superiore a Neoateneo esce sconfitto dal responso delle urne.

Le premesse, d’altronde, erano quelle ch erano: l’inedita compagine Turnover fondata da Edoardo Quaglia, presidente del circolo pidiellino noto come Forza Giovane, si era staccata dal progetto comune denominato Unistud; ne era seguito un mezzo putiferio, con reciproche accuse di scarso spirito collaborativo.

Ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti: è stata proprio la scelta di presentarsi separati a penalizzare pesantemente i due gruppi di centrodestra, che si sono visti scavalcare da Neoateneo.

Insieme, si stima che Turnover e Unistud avrebbero potuto riscuotere circa il 57% dei consensi (rispettivamente 27% e 30%, per un totale di 550 voti), contro il 43% (poco più di 400 voti) che è stato sufficiente al centrosinistra per aggiudicarsi la vittoria.

Gli altri due posti disponibili per il Senato accademico saranno occupati dallo stesso Quaglia (Turnover) e Giovanni Gorasso (Unistud); Fernanda Marchiol di Neoateneo e Lorenzo Bosetti di Unistud faranno parte del Consiglio di amministrazione, mentre per il CDA Erdisu sono stati eletti Enrico Degano (Unistud), Nicola Tosolini (Turnover) e Mbaye Ndack (Neoateneo). La proclamazione ufficiale dei nuovi rappresentanti è avvenuta il 4 giugno.

Il “day after” di Neoateneo è stato ovviamente all’insegna della soddisfazione, in particolare per aver vinto contro tutto e tutti (la stessa Alice Buosi aveva accusato Turnover di usufruire di finanziamenti politici), malgrado l’esito dello scrutinio evidenzi una sostanziale maggioranza di centrodestra fra i votanti.

Umori contrastanti sulla sponda opposta: Quaglia ci tiene ad elogiare i risultati conseguiti dal suo nuovo progetto, un movimento che a suo dire “rappresenta la volontà di cambiamento della politica universitaria e la voglia di uscire dalla politica fatta di nomine e predisposizioni.

Fa mea culpa Lorenzo Bosetti, capolista di Unistud, che ad ogni modo non lesina una frecciatina agli amici-rivali di Turnover: “Sono soddisfatto del risultato, mi spiace solo che non siamo riusciti a trovare un accordo con Turnover, è stata una mancanza di lungimiranza per altro su motivi futili. Ognuno si assumerà le sue responsabilità.

La vera bomba lanciata da Bosetti è però l’annuncio delle sue dimissioni dalla segreteria provinciale della Giovane Italia: “Lascio il movimento giovanile perché mentre il Pdl mi ha dato autonomia, Venuti, il presidente della Giovane Italia, ha voluto riproporre logiche di partito quelle sì della vecchia politica. Non accetto di sottostare alle direttive del presidente.

Massimiliano Venuti, per la cronaca, più che aprire uno spiraglio al dialogo aveva garantito a viso aperto il proprio appoggio a Turnover, e questo a Bosetti non è probabilmente andato giù.

Il suo passo indietro appare come un chiaro segnale di dissenso che i vertici del partito dovranno saper interpretare, a meno di non farsi trovare nuovamente impreparati al prossimo appuntamento elettorale.

A gioire sul serio, intanto, è il solo Neoateneo; e ne avrà ben donde fino al 2014, quando scadrà il mandato dei suoi rappresentanti, eletti e vincenti seppur in minoranza.

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