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21 giugno 2012

Uniba: ricercatori in protesta

BARI 21/06/2012 In tempo di crisi, non c’è da stupirsi se nell’Ateneo barese 31 ricercatori risultati vincitori di un concorso risalente al 2010 e che aspettano, ancora oggi, di ricoprire tale incarico. Nonostante il Governo Tecnico si sforzi di far rimpatriare i cervelli nostrani in fuga all’estero, in molti atenei italiani, tra cui quello barese, si ricreano situazioni drammatiche come quella appena introdotta.

E’ questo l’input che ha spinto 31 aspiranti ricercatori a protestare questa mattina nel cortile dell’ Ateneo di Bari per chiedere a Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, di accelerare i tempi per la loro assunzione da parte dell’Ateneo barese. La protesta si è svolta contemporaneamente  alla riunione del Consiglio di Amministrazione per poter ottenere maggiore attenzione ed esprimere il loro dissenso contro questa situazione irragionevole.

“Siamo stufi di essere ricercatori fantasma, attendiamo di essere assunti dal 2010, da quando il Ministro Gelmini impedì il turn over nelle università che superavano del 90% il rapporto tra fondo di finanziamento ordinario (Ffo) e spesa per il personale. E che per questo erano considerate non virtuose, proprio come l’università di Bari”. Dal 18 maggio questo divieto non esiste più poiché il decreto attuativo del 29 marzo 2012, ha rivisto i criteri di spesa che tengono conto, per il calcolo delle entrate, anche delle tasse universitarie. E questo ha fatto scendere all’80% il rapporto tra Ffo e spesa per il personale, facendo rientrare l’Ateneo di Bari fra quelli virtuosi e permettendogli di assumere”. Queste sono le parole di Gioacchino Tempesta, uno dei 31 aspiranti ricercatori vittime di questa situazione.

Altri sui colleghi aggiungono: “Adesso  siamo in attesa che il ministero certifichi che i conti dell’università sono in regola e comunichi la definizione dei nuovi punti organico. Proprio ieri sono scaduti i termini ma il ministero si è preso un altro po’ di tempo, prorogando la scadenza al prossimo due luglio”.

Questi ricercatori hanno il diritto di poter iniziare la mansione a tempo indeterminato per cui hanno concorso ma l’Ateneo barese aspetta il segnale di nulla osta del Ministero dell’Università e Ricerca che avrebbe dovuto approvare il budget per finanziare queste operazioni entro la giornata di ieri.

Questa ardua situazione pone in grande difficoltà l’Università di Bari che negli ultimi due anni ha visto andare in pensione 460 unità tra ordinari e associati. Edoardo Renna della Flc Cgil spera di ricevere non solo risposte da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Università ma anche conferme senza avere ulteriori novità destabilizzanti. Inoltre, aggiunge: “Troviamo comunque ingiusto che in Italia si facciano leggi per incentivare il ritorno dei cervelli dall’estero e non si assumano ricercatori che hanno vinto un regolare concorso”.

 

 

 

 

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