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6 luglio 2012

Buon compleanno, minigonna!

Nel 1963 la Russia si chiamava ancora URSS, la Spagna, guidata da Jesus Maria Pereda si preparava alla vittoria degli europei di calcio, il regista Jean Luc Godard iniziava le riprese di Bande à part, mentre una giovanissima e sconosciuta stilista inglese creava la prima minigonna.

Stiamo parlando di Mary Quant, la fondatrice di uno stile giovane e al tempo stesso democratico che insieme alla Beatlesmania, rappresenta un elemento chiave della Swinging London.

Sono passati 50 anni e da allora, la minigonna  ha cambiato la storia e rappresenta senza dubbio il capo più discusso del Novecento.

Viene da chiedersi perché questo semplice indumento ha generato tanto scalpore.

Semplice, la minigonna è stata capace di rivoluzionare i costumi, le idee e le tradizioni.

La Santa Sede, addirittura, la riteneva “degradante” per la donna, tanto che è stata applicata una legge che vieta l’ingresso nei luoghi di culto alle donne che portano una gonna al di sopra delle ginocchia. Forse per evitare distrazioni da parte dei fedeli?

Inoltre la mini, come si usa dire oggi, è stata lo strumento di molti stilisti, che l’hanno utilizzata nelle più svariate versioni: in jeans, in PVC, in cotone o similpelle, azzardando anche tessuti come il pizzo nel caso di Valentino.

Attualmente la minigonna ha acquisito un significato ed un utilizzo anche più pratico. Infatti, se prima si tendeva semplicemente a scoprire le gambe, oggi viene arricchita con l’utilizzo di fuseax o “leggins”.

Pur essendo trascorsi quasi 50 anni, la minigonna è ancora un capo tra i più amati dalle donne. Simbolo per eccellenza di audacia, di trasgressione ma, al tempo stesso, icona della femminilità.

 

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