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9 dicembre 2012

Pranic Healing: una disciplina a metà tra scienza e filosofia

Pranic Healing

Ormai siamo abituati a sentir parlare e, molto spesso, praticare le discipline che arrivano dall’Oriente. Una di queste e la Pranic Healing: ecco come funziona

Pranic Healing

Pranic Healing

Cina, India e Giappone sono solo alcuni dei paesi orientali ricchi di discipline dalle antiche tradizioni e che si pongono in una posizione ancora da definire, andando ad interessare tanti ambiti da quello spirituale a quello medico. Basti pensare al successo che ha avuto lo Yoga, che ha visto una vera esplosione negli ultimi vent’anni, o di come l’Agopuntura sia una pratica riconosciuta e largamente utilizzata.

Una delle ultime discipline arrivate fino a noi è il Pranic Healing. Questa disciplina è molto recente, nata verso il finire degli anni 80, e si sta pian piano diffondendo anche in Occidente. Essa unisce i principi di altre due discipline: la Pranoterapia e lo Yoga. La pranoterapia è una pratica che si propone di andare a curare una zona del corpo malata attraverso l’imposizione delle mani. Mentre lo Yoga è una vera e propria filosofia di vita fondata sulla meditazione, dalle origini molto antiche e composta da tante dottrine differenti e stadi di ascensione. Il Pranic Healing si pone a metà tra le due, unendo all’imposizione delle mani la pratica ascetica e meditativa dello Yoga.

Attraverso le tecniche del Pranic Healing si può governare il “prana” ossia un “soffio vitale” presente nell’Universo e nel corpo umano. Governando il prana si diventa in grado di ristabilire l’equilibrio nel proprio corpo, andando, così, a risolvere i problemi creati dallo squilibrio, corrispondenti a malattie e problemi di salute in generale.

Questo tipo di discipline rappresenta una categoria a se. La loro etichetta di “alternative” e “non ufficiali” le pone sempre in un limbo dal quale non riescono ad uscire. Per approfondire l’argomento e avere un parere interno abbiamo cercato di contattare l’accademia di Pranic Healing, una associazione che opera nel campo da diverso tempo e si occupa di formare chi vuole entrare in questo etereo universo attraverso corsi di vario genere. Sfortunatamente l’accademia ha deciso di non lasciare dichiarazioni, quindi abbiamo cercato di trarre delle conclusioni indagando più a fondo.

Il problema principale che fa riferimento a tutte queste discipline, che potremmo definire “medico-spirituali”, è lo scetticismo provocato dall’ambito in cui si propongono di operare. Quelle più antiche e maggiormente diffuse, come quelle citate fino ad ora, pranoterapia e agopuntura, soffrono meno questo problema perché ormai sono globalmente diffuse, ampiamente conosciute e supportate da dati che, seppur non riconosciuti da tutti, le pongono in una posizione privilegiata. Quelle nate più recentemente, come il Pranic Healing, invece, soffrono molto di più questo problema.

La maggioranza di esse si presenta come medicina alternativa o complementare, quindi non c’è l’intenzione di sostituire la medicina tradizionale ma si propongono di affiancarla. Circa questo discorso il problema è di tipo scientifico. La medicina tradizionale è l’unica che, ad oggi, è supportata da innumerevoli prove sperimentali, universalmente riconosciute.  Altri tipi di medicina, come quella omeopatica, destano spesso dubbi e polemiche perché ritenute meno o addirittura per nulla efficaci. Nelle discipline come il Pranic Healing il problema è ancora più grande. Esse hanno una forte componente spirituale e sono quasi sempre sprovviste di prove sperimentali.

Questo genera un altro problema, ovvero, l’esigenza di classificarle. Senza prove sperimentali non possono definirsi “scienze mediche” a prescindere dall’uso di aggettivi come alternative, complementari o altro. Non sono nemmeno religioni e sono loro le prime a sottolinearlo. Definirle pratiche o discipline è troppo vago e, in tutto ciò, appare evidente come abbiano al loro interno caratteristiche proprie di una religione o della medicina pur non potendo definirsi in tal modo in maniera ufficiale.

Tutta questa vaghezza crea grande confusione e lascia intorno a queste pratiche, discipline o in qualunque altro modo si voglia definirle, un alone di mistero non troppo lontano da quello che c’è dietro le pratiche magiche. Forse il paragone è un po’ azzardato ma rende molto bene l’idea della situazione che si viene a creare quando si incappa in discipline alternative a quelle ufficiali.

Alla luce di questo discorso, è evidente che la questione che riguarda queste discipline è ancora lungi dall’essere risolta; ma è altrettanto evidente che discipline come il Pranic Healing esistono, hanno delle basi, una storia e una schiera di sostenitori per nulla trascurabili.

Detto questo, conviene lasciare il verdetto finale agli esperti. Io, che non sono un esperto, preferisco ragionare in maniera più spicciola. La cosa migliore, da “cliente”, è affacciarsi alle cose con la giusta curiosità e il giusto spirito critico, informandosi sempre al meglio e tenendo sempre gli occhi aperti. In attesa degli esperti meglio far da se. In tal modo non si rischia di perdersi qualcosa a causa di dubbi amletici o ragionamenti demagogici.

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