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27 luglio 2012

Cannabis: il rischio di tumore al polmone per chi ne fa uso aumenta di venti volte

In alcuni stati americani è legale e considerata un ottimo antidolorifico nei casi di malati terminali, in Italia è illegale e il suo uso è considerato passibile di denuncia penale, al pari di altre più nocive droghe pesanti.

La cannabis e il suo utilizzo è uno di quegli argomenti che spaccano in due l’opinione pubblica, i pro e i contro. Per alcuni è definibile col nome di droga senza se e senza ma, e dunque oltrepassa i confini della legalità,  per altri, oltre ad avere effetti benefici sull’organismo, la sua legalizzazione porterebbe addirittura a una riduzione della criminalità, evitando il contrabbando e la vendita incontrollata tramite mezzi non proprio ortodossi.

Gli studi sugli effetti della pianta più famosa del regno vegetale sull’uomo si sprecano, e l’ultimo in ordine di tempo riguarda il pericolo per i polmoni dei soggetti che ne fanno un uso più o meno costante.

A lanciare l’allarme – secondo il quale l’uso della marijuana può aumentare di ben 20 volte il rischio di contrarre un tumore ai polmoni – è il DPA (Dipartimento Politiche Antidroghe) che si basa su uno studio scientifico condotto dalla British Lung Foundation.

Dunque un altro rischio che si aggiunge alla lista. E’ recente, per esempio, lo studio secondo il quale sarebbero ingenti i danni al cervello che questa sostanza può provocare, che aumenterebbero se a farlo è un adolescente in fase di crescita cerebrale.

Lo scopo della ricerca non era solo evidenziare la potenzialità di danni che crea l’uso della cannabis ma anche fare informazione tra i più giovani. E’ emerso, infatti, che non solo fumare uno spinello equivale a fumare un pacchetto intero di sigarette ma che i giovani che ne fanno uso sono completamente disinformati sull’argomento.

Il 32% dei soggetti intervistati tra la popolazione britannica non ritiene che l’uso della cosiddetta “droga leggera” possa essere dannoso per la salute e la percentuale sale al 40% nella fascia di età compresa tra i 35 e i 40 anni.

Il capo del DPA, Giovanni Serpelloni , dopo aver appreso dei risultati della ricerca si esprime così: “Condividiamo pienamente la preoccupazione della British Lung Foundation. E’ necessario incentivare la ricerca scientifica in questo settore, ma anche la comunicazione alla popolazione per ampliare la conoscenza, la percezione dei rischi per la salute e il numero delle evidenze scientifiche legate alle conseguenze dannose per l’organismo, associate al consumo di cannabis. Inoltre, la gravità dei danni risente anche della sempre maggiore concentrazione di principio attivo presente nei prodotti e l’uso contemporaneo di altre droghe sinergizzanti e di alcol. Il problema legato al fumo di cannabis è ormai un problema di sanità pubblica, che non puo’ essere sottovalutato anche perchè vengono continuamente diffuse informazioni distorte e spesso strumentali, che si basano solo sui supposti benefici di questa droga”.

Alcuni giorni fa diciotto società scientifiche italiane hanno firmato un documento per chiarire i danni che apporta fare uso costante di Marijuana.

 

Immagine tratta dal sito “altracitta.org”

 

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