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2 luglio 2012

Fornero & Friends: l’insostenibile leggerezza dei “tecnici”

Noi l’impressione, a dirla tutta, ce l’avevamo avuta, e non da ieri o l’altro ieri. Colpa di Caronte? Dell’industria degli psicofarmaci? Del richiamo cazzaro dell’estate che zittisce ogni residua creanza? Magari!

Insomma la cosa era nell’aria già da un pezzo, ma mai, neppure nelle nostre più nere previsioni, avremmo potuto immaginare una simile, fantozziana perseveranza.

Parliamo, come da titolo, della recente, simpaticissima a dire il vero, uscita del ministro più amato d’Italia (come lei nessuna mai!): Elsa Lacrimadicoccodrillo Fornero, l’impareggiabile titolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Una donna senza peli sulla lingua, Elsa. Abituata a dare a Cesare quel che è di Cesare e agli Italiani quello che è degli Italiani.  Una lingua, la sua, che “po’ esse fero e po’ esse piuma”. La seconda la stiamo ancora aspettando.

L’ultima chicca solo qualche giorno fa, quando all’autorevolissimo Wall Street Journal la “Ministra” ha dichiarato senza sprezzo alcuno che “Il lavoro non è un diritto, va guadagnato anche con il sacrificio”. E fortuna che c’è quell’anche che fa da pezza, sennò “apriti cielo”!

Musica per le orecchie già ampiamente esacerbate dei tanti inoccupati del Bel Paese. Come dire, ci sta che uno dica quello che pensa, ma forse qui la stiamo facendo un po’ fuori dal vaso. Insomma siamo sicuri che la Fornero sappia quello che dice? Possibile che non si renda conto del suo ruolo e del peso specifico delle sue sprezzanti paroline? Ma, soprattutto, possibile che nessuno non l’abbia ancora fermata? Anche se, ad essere onesti, qua andrebbe fermato tutto il cucuzzaro, Monti in testa (ancora mi chiedo chi ha aperto il sarcofago).

Certo, se l’obiettivo era farsi del male, va dato atto alla signora di essere riuscita più che egregiamente in questa invidiabilissima impresa. Tutto merito di una schiettezza tanto spontanea da risultare spesso molesta. Specie se per schiettezza si intende l’irresistibile urgenza, ogni maledetta volta, di mettere il dito nell’occhio ad un Paese che gli occhi ormai ce li ha quasi solo per piangere (ma lacrime vere eh, mica mentolo).

Ma basta col bastone! Un po’ di carota,per la povera ministro, ci vuole! Dopotutto se lo sarebbe anche meritato. Dopotutto dobbiamo dire grazie a questo donnino dall’espressione austera ma dal cuore grande così se oggi sappiamo che “Il posto fisso per tutti è una illusione” (viva la sincerità!), che “L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro” (è triste, ma c’è ancora gente che pretende di mangiare in questo assurdo paese, poveracci!), che “Lasciare la casa ai figli è importante ma quello che bisogna lasciare ai figli è una struttura della conoscenza e flessibilità mentale. La casa è un valore importante ma bisogna anche considerare le priorità” (alla casa penseremo poi), che “I nostri giovani sanno troppo poco: non conoscono le lingue, italiano compreso, e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto” (Ministro! Ministro! Sono qua! Io e qualche altro saremmo laureati, fa lo stesso?).

Poi dice che uno se la va a cercare.

Addirittura Gianvittore Vaccari (scuderia Lega Nord eh, mica Drive In!) è riuscito a fare meglio: “Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?”. Ipse dixit!

Insomma, che lo vogliate o no, eccoci, o meglio, rieccoci a commentare l’ennesimo, deprimente harakiri, l’ennesimo dramma dell’incomunicabilità, l’ennesima, spietata riprova di una politica che parla tanto per e che quando lo fa è solo per marcare la sua ascetica distanza (o dovrei dire ignoranza?) dai bisogni reali di tanti Italiani che non vedono l’ora di tornare a respirare un po’ di sano futuro.

E pensare che in molti avevano paura che si comunicasse troppo poco. No è andata così. Qua si comunica troppo e, cosa peggiore, si comunica male.

Chiamateli “tecnici”, chiamateti come vi pare. Fatto sta che anche il più convinto “filotecnicista”, aperti gli occhi all’amara luce, si sarà ricreduto e amaramente anche. Altro che sobrietà. Altro che “parlo poco e ficco bene”. Questi hanno imparato subito.

Perché il discorso vale per la signora Fornero come vale per il vice ministro del Lavoro, Michel Martone, col suo leggendario “chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato”, come vale per il sottosegretario Gianfranco Polillo colla sua avveniristica tassa su cani e gatti domestici. E questo giusto fare qualche nome.

Che poi magari fosse solo questione di “franchezza”. Noi la franchezza non solo la chiediamo, la pretendiamo. Qui si sta discutendo dell’effettiva capacità di una classe politica che, ricordiamocelo, è stata chiamata a rimettere in piedi un popolo prima di tutto con le opere, certo, ma anche con pensieri e parole. Perché anche quelli sono vitali, quando non mentono o, semplicemente, dicono cazzate. Perciò ci chiediamo a che pro tirare la corda di un insoddisfazione mai così vicina allo strappo definitivo? A che serve pizzicare di continuo i nervi di questi poveri Italiani?

In breve, per una volta, soltanto una, sarebbe troppo chiedere ai nostri strapagati barzellettieri di tirare giù dalla soffitta un po’ di decoroso e sempre caro “silenzio”?

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