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Significato DPCM: sigla, valore giuridico, requisiti e differenze

Martina Sapio 23 Novembre 2020
M. S.
17/09/2021

Qual è il significato di DPCM: la sigla per cosa sta in senso letterale e giuridico, quali sono i requisiti e differenze con gli altri atti legislativi.



Partiamo dal fatto che questo provvedimento ha un valore giuridico ben preciso: è un atto amministrativo, quindi non è né una legge né un atto avente forza di legge. In quanto tale, ha come requisito fondamentale la presenza di una base legislativa. Ha forza inferiore rispetto alla legge, e a differenza di questa, non deve essere approvato dal Parlamento. È il Presidente del Consiglio dei ministri a poter emanare quest’atto, che riguarda solitamente questioni tecniche, sia dettagliate che generiche relative ad un settore specifico.

Da quasi un anno sentiamo quotidianamente parlare di DPCM Conte per l’emergenza Coronavirus o comunque legati alla pandemia da Covid, ma non tutti conoscono il suo significato letterale e giuridico. Ed eppure sapere di cosa si parla, che atto è, qual è il suo valore giuridico e soprattutto quali sono i suoi requisiti è fondamentale.

L’utilizzo di questo provvedimento è stato a lungo discusso e ad oggi suscita numerose polemiche. Introduce infatti norme che incidono in maniera rilevante sulla vita dei cittadini; è stato proprio un atto come questo che, ultimamente, ha introdotto le zone rosse, arancioni e gialle.

Tuttavia, in genere, è la legge a stabilire le norme generali ed astratte che regolano la vita di tutti i giorni, o perlomeno i suoi aspetti più importanti.

Certo è che questo provvedimento in discussione ha un grande vantaggio, che è il motivo per cui è stato preferito rispetto alla fonte legislativa superiore. È più facile approvarlo. In generale è molto più facile produrlo, perché non deve passare per il Parlamento e quindi non deve affrontare il sistema delle navette tra le due camere.

Ma vediamo qual è il significato di DPCM, acronimo, Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cosa serve che cosa rappresenta nell’ordinamento di diritto italiano.

Significato DPCM: sigla, acronimo, definizione e valore giuridico nell’ordinamento italiano

Il significato di DPCM come atto giuridico, molti degli italiani hanno imparato a conoscerlo da soli per via dell’emergenza Coronavirus e per la pandemia, ma qual è il significato della letterale della sigla e per cosa sta questo acronimo?

E’ la sigla di Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In parole povere, è un atto amministrativo che viene prodotto dal consiglio dei ministri, ovvero dal governo.

In quanto atto amministrativo si colloca su un gradino inferiore rispetto alla legge. La gerarchia delle fonti di diritto è infatti costruita come una piramide. In cima la Costituzione, poi gli atti primari (la legge e gli atti aventi forza di legge, come decreto legislativo, decreto legge, legge regionale) ed infine gli atti secondari, tra cui rientrano gli atti amministrativi.

Le fonti sono ordinate gerarchicamente, perciò ogni fonte deve rispettare quella che gli sta sopra. Secondo questo principio, gli atti amministrativi possono muoversi soltanto nel perimetro delle leggi, e le leggi soltanto in quello della Costituzione. Gli atti amministrativi possono solo dare attuazione a norme o varare regolamenti, ma solitamente non possono creare norme autonome. Quest’ultima regola è stata parzialmente derogata nel caso dei decreti più recenti.

Ma qual è il significato di DPCM, decreto d’urgenza e perché Conte ha usato questo provvedimento durante la pandemia da Covid anziché altro atto? I motivi per cui è stato un  Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non la legge sono due. Il primo è che il decreto ha una procedura di adozione più veloce (e questo è fondamentale in una situazione d’emergenza). Il secondo è che in realtà pur essendo un atto amministrativo questo decreto può produrre norme generali ed astratte come la legge, ma senza il suo lungo procedimento. Attenzione: la lunghezza del procedimento legislativo ordinario (dovuto al fatto che la legge deve essere approvata dalle due camere) non è un orpello. Ma è garanzia del fatto che le leggi siano promulgate in nome del popolo italiano.

Requisiti Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

Chiarito il significato di DPCM in diritto come anche in etimologia, passiamo ora ad analizzare meglio la sua struttura e fattispecie giuridica, ovvero i suoi requisiti.

I decreti ministeriali servono per dare attuazione a norme o varare regolamenti. Hanno come unico requisito il fatto che devono derivare da disposizioni di legge, non potendo creare norme autonome. I DPCM che l’Italia ha conosciuto finora trovano tutti la loro base nel decreto legge n. 6 del 2020. Già precedentemente però il Parlamento aveva emanato leggi che autorizzavano esplicitamente il ricorso agli atti amministrativi in situazioni d’emergenza.

Si parla soprattutto del c.d. Codice della Protezione Civile, pubblicato nel 2018. Questo disciplina che in situazioni di necessità il Consiglio dei ministri delibera lo stato di emergenza e autorizza il Presidente del Consiglio dei ministri ad adottare ordinanze in deroga a ogni disposizione vigente.

Il requisito del DPCM fondamentale, quindi, è la sussistenza di uno stato d’emergenza tale da giustificarne l’uso. A livello di contenuti il governo è libero di scegliere quali adottare, ovviamente nei settori coperti dall’atto legislativo di base.

A livello legislativo questi sono i requisiti; vediamo ora la differenza con altri, simili, atti dell’ordinamento italiano.

Significato DPCM Conte per il Coronavirus e differenze con altri atti

Spiegato il significato del DPCM, della sigla, requisiti, a cosa serve e le sue basi giuridiche, vediamo ora le differenze con due atti omonimi ma completamente diversi. Il decreto legge e il decreto legislativo.

Il confronto con il decreto legislativo e il decreto legge, disciplinati agli art. 76 e 77 della Costituzione, può essere confusionario. Entrambi sono atti avente forza di legge, cioè atti che hanno la stessa efficacia della legge ma sono sottoposti a procedure diverse. Il decreto legislativo è un atto del governo che però si basa su una legge delega del Parlamento, a differenza del D.P.C.M. Il governo deve attenersi alla cornice normativa della legge delega e c’è solitamente un limite di tempo entro il quale può legiferare.

Il decreto legge può essere invece emanato  direttamente dal Governo in “casi di straordinaria necessità ed urgenza” senza passare per il Parlamento. Se fino a questo punto può sembrare molto simile al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in realtà c’è una fondamentale differenza. Il decreto legge, infatti, perde efficacia se entro 60 giorni il Parlamento non lo converte in legge ordinaria.

In entrambi i casi, quindi, resta in un modo o nell’altro un controllo del Parlamento, rispettivamente prima o dopo l’emanazione dell’atto governativo. Nel DPCM non è così, ha un significato diverso. Il decreto viene emanato dal Governo ed entra subito in vigore, senza passare per le Camere.

L’opinione di Gustavo Zagrebelsky sul significato del DPCM di Conte

L’opinione pubblica ha dato voce ad una protesta contro questa pratica, parlando di attacco alla Costituzione e di strapotere del governo. Il noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky si è però espresso in senso contrario. Sostenendo che chi parla di violazione della Costituzione non sa di cosa sta parlando. In questo senso, infatti, almeno a livello formale non è stata violata alcuna regola. Tutti i decreti emessi finora hanno una base normativa e rispettano il dettato costituzionale.

Altra questione è lo stato politico del sistema e l’emarginazione del Parlamento. Certo, in un momento difficile com’è quello della pandemia di Coronavirus sarebbe necessario un certo sentimento nazionale. Una partecipazione che dovrebbe trovare piena espressione proprio nel Parlamento. Ma se questo non accade non è colpa della Costituzione. Né di quelli che correttamente la applicano. Bisogna sempre distinguere l’architettura istituzionale dalle forze politiche che la inabitano; per quanto se ne dica, infatti, la responsabilità non è sempre della prima.

© Riproduzione Riservata
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Martina Sapio Studentessa di Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, scrivo per la sezione Attualità e vedo nel giornalismo il modo migliore di mettere in pratica le mie conoscenze. Ho sempre amato scrivere così come ho sempre amato informarmi sul mondo che mi circonda, sul suo modo di cambiare e di evolversi. Per questo ho deciso di iniziare ad esplorare questo mondo. Capire da quali meccanismi è mossa la nostra società. Mi interesso in particolar modo di politica e di tematiche economiche, sia di carattere nazionale che internazionale, di come queste costanti influenzino tutti noi. Nello scrivere cerco di essere quanto più diretta e chiara possibile: un lavoro di ricerca e di rifinitura che ha come obiettivo la sola, vera informazione. Leggi tutto