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15 luglio 2012

Gli Indifferenti Occidentali e l’Angoscia del Terzo Mondo

Il progresso scientifico, economico e sociale dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, lascia dietro di sé una scia d’indifferenza e crudeltà che abrade, erode ed incenerisce lo zelo e le capacità delle popolazioni del Terzo Mondo.

Ogni giorno, mentre in America o in Europa si decanta l’apertura di un nuovo Big Commercial Center, in Africa si celebrano requie in memoria dei morti ammazzati dalla fame.

Nel Terzo Mondo, esistono tre categorie d’esseri umani: i bambini, gli adulti e gli ammalati. Questi ultimi rappresentano la categoria più diffusa. C’è chi nasce malato e chi, invece, lo diventa a causa delle precarie condizioni igieniche e del fatiscente sistema sanitario. Qualcuno, se fortunato, riesce a raggiungere la soglia dei 45 anni; un’eternità per queste lande desolate ed abbandonate dall’opulento occidente.

Gli adulti, uomini e donne, per sopravvivere sono costretti a svolgere i lavori imposti dal regime, in cambio di pochi dollari. I bambini, invece, patiscono più di ogni altro la crudeltà, l’avidità e l’arroganza dei Governi, complici dell’occidente.

Esiste un regime, anche se non è percepibile. Esso si nasconde dietro ai sorrisi impauriti dei bambini, al di là dei loro sguardi incuriositi, smarriti, persi nel vuoto, tra un villaggio di cartapesta e una miniera di carbone, tra un cadavere abbandonato nel deserto ed il bagliore del sole.

Il dramma della povertà e della fame nel mondo, ha ormai raggiunto livelli a dir poco paradossali. Trecento anni fa, prima della seconda rivoluzione industriale, magari, espletare un’apologia del terzo mondo sarebbe stata fuori luogo. Non vi erano i presupposti per imbastire dialoghi d’impronta filantropica, perché non vi erano le conoscenze e le potenzialità economiche necessarie per prendersi cura delle popolazioni disagiate.

Oggigiorno, invece, ogni essere umano ha il diritto ed il dovere di schierarsi dalla parte di chi soffre e non ha di che mangiare, anche a costo d’essere etichettato quale demagogo occidentale; per quanto irrisori possano essere le etichettature di chi la pensa diversamente.

La storia ci rende edotti della malvagità della selezione naturale e del progresso umano, insegnandoci ad accettare, con rassegnazione, le loro leggi ed i loro imperscrutabili principi. Le recalcitranti frustrazioni del Terzo Mondo, fanno da sfondo ad un dipinto, dalle angosciose tonalità, nel quale ogni stralcio di paesaggio visivo è avvolto da un’afflizione invisibile agli occhi degli impietosi occidentali.

Per fortuna, esistono ancora abitanti di civiltà evolute in grado di desistere dal cedere al tentacolare vortice d’indifferenza che tutto avvolge, trafigge ed addormenta. Esistono scienziati, scrittori, giornalisti e politici che non osano dimenticare questo tremendo orrore e che lottano per donare all’Africa il dolce profumo della civiltà.

Le loro opere hanno il pregio di ergersi contro la spietata indifferenza dell’occidente, idolatrata e reiterata per obnubilare la vera natura delle società moderne: una natura marcia, nefasta, corrotta, priva di valori e di speranze, irta di verve autodistruttiva e disprezzo per ciò che è differente.

Si tratta, pressappoco, della medesima natura descritta e biasimata ne “Gli Indifferenti” dal più grande scrittore italiano del ‘900: Alberto Moravia. Del resto, anche le riflessioni di Benedetto Croce sono tutt’altro che frastornanti e lontane dal tema dell’indifferenza per il Terzo Mondo: “I cultori della scienza e dell’arte, come intellettuali, hanno il dovere di tendere, con l’opera dell’indagine e della critica, a innalzare tutti gli uomini a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici e senza mai demordere, combattano le lotte necessarie, disposti a non obbedire ad altra legge che a quella della verità, sfidando l’inerzia e ogni impedimento che si frappone alla libertà”.

Il progresso e l’evoluzione della civiltà umana, non devono trarre origine soltanto dalla logica, per certi versi insostenibile, del capitalismo moderno, ma devono dipendere anche dalle edulcoranti idee di chi è libero di esprimerle.

Per questo motivo, dobbiamo augurarci che il futuro del mondo possa dipendere dall’intelletto di uomini liberi, giusti e dall’animo sensibile. Soltanto così, riusciremo ad invertire la rotta e a salvarci dalle grinfie dell’indifferenza.

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