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19 luglio 2012

Il Bosone di Higgs si coniuga anche all’Unical

DotNetCampus 2012 a Unical

Tutti i componenti della materia sarebbero inanimati senza una massa: è il bosone di Higgs che li costringe a interagire tra loro e ad aggregarsi

Unical

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Esso si descrive come un personaggio famoso che entra in una sala piena di persone, attirando intorno a sé gran parte dei presenti.

Al Cern di Ginevra è stato scoperto il “bosone”. Con la scoperta del bosone di Higgs si completa così il quadro delle 17 particelle elementari che compongono la materia a noi nota.

In quella mattinata del 4 luglio 2012, anche l’Unical ha gioito all’annuncio proveniente in diretta streaming dall’auditorium del Cern di Ginevra sui risultati dell’acceleratore di particelle,  presentati durante un seminario e una conferenza stampa su “Recenti risultati sulla ricerca del bosone di Higgs con gli esperimenti Atlas e Cms a Lhc”.

E sì, questo ateneo, con tutti i suoi problemi e le sue qualità, si può dire ad ogni buon conto che ha fatto la storia in materia di fisica nucleare delle particelle.

Il gruppo Alte Energie del dipartimento di Fisica ha partecipato difatti all’esperimento Atlas, realizzando nei suoi laboratori parte dei rilevatori e seguendo attivamente i lavori a Ginevra con un gruppo di ricerca di tredici studiosi dell’ateneo, tra docenti, borsisti e dottorandi, coordinato dalla responsabile dell’esperimento Atlas, Fabiola Gianoti.

La mattina del 4 luglio, presso l’aula seminari del dipartimento di Fisica si sono riuniti gli esperti dell’Unical  e sul video scorrevano le immagini di Peter Higgs, che 83enne è riuscito ad assistere alla scoperta del bosone, da lui teorizzato nel ‘64.

Mentre un applauso interminabile da un continente all’altro accoglieva al Cern di Ginevra la scoperta della particella che, forse, è entrata in scena frazioni di istanti dopo il Big Bang per dare il via alla nascita di galassie e stelle e pianeti, altrettanto caloroso è stato qui l’applauso all’annuncio – «We have it», riferito alla “particella di dio“.

Enrico Tassi, responsabile Unical dell’esperimento Atlas, ha ribattuto di non essere abituato al clima da stadio, ma che per il momento meraviglioso, andava bene così.

Se fossi un giovane dottorando di ricerca dell’Unical – ha affermato – non starei nella pelle: chiederei di entrare subito nel gruppo di ricerca. E confido nel fatto che questa scoperta avvicini ancora più giovani alla fisica“.

«E’ il mio primo esperimento», dice l’assegnista di ricerca, Daniela Salvatore, impegnata in Atlas da dieci anni. L’emozione è sui volti anche di altri ricercatori, un giovane fisico, Antonio Policicchio, con dieci anni di esperienza come borsista dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, che si occupa di software per l’esperimento Atlas, e un’altrettanto giovane fisica, Anna Mastroberardino, ricercatrice dal 2006, che ha partecipato nel 2009 a test/caratterizzazione di sensori 3D e a test beam al CERN con rivelatori 3D.

La ricerca, ora, continua. Anzi, la storia è appena iniziata“, da Ginevra dicono Marco Schioppa, responsabile del gruppo Alte energie dell’Unical, e Giancarlo Susinno, professore emerito dell’ateneo, che avviò nel ‘95 la collaborazione tra l’Università della Calabria e il Cern e elaborò anche i primi disegni di quello che può essere considerato il progenitore di Atlas.

La soddisfazione di Alessandro Papa, responsabile del gruppo collegato all’Istituto nazionale di fisica nucleare, è palpabile nelle sue parole: “Che questo risultato, questa conquista dell’umanità, sia passata anche da Cosenza mi commuove, insistendo sul ruolo dell’Istituto da difendere, perchè è grazie al suo sostegno finanziario e alla presenza qui di un gruppo collegato che è stata possibile la ricerca“.

Orgoglioso del lavoro del suo dipartimento è naturalmente il direttore Pierluigi Veltri che, guardando agli anni passati in Unical afferma che questo “miracolo” è stato possibile per il semplice fatto che il Dipartimento si è affidato alla Nazionale per risollevarsi e consentire di definire il ruolo determinante dei ricercatori nell’esperimento del Cern.

Anche gli scettici che non avrebbero scommesso un centesimo sulla possibilità della scoperta si sono ricreduti. “E’ un momento storico – ha detto il direttore generale del Cern, Rolf Heuer, al termine del seminario sui dati degli esperimenti Cms e Atlas, entrambi condotti nel Large Hadron Collider (Lhc).

Atlas è coordinato dall’italiana Fabiola Gianotti, mentre l’americano Joseph Incandela coordina Cms.

Non è stata scoperta solo una particella: si è aperta una finestra su un nuovo mondo“, è il commento unanime dei fisici.

I risultati sono straordinari ha detto il direttore di ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, perché non è facile vedere due esperimenti con 5 sigma, ossia con un margine di errore di fatto pari a zero.

I dati preliminari presentati nel dicembre scorso avevano individuato solo un’impronta della particella, dice Guido Tonelli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), coordinatore dell’esperimento Cms, e la sfida è stata di cercare questa particella inafferrabile sulla base di indizi, osservando cioè le altre particelle che essa genera nel momento in cui “muore”.

La svolta risale al luglio 2010, dopo che in un seminario internazionale l’acceleratore americano Tevatron sembrò avvicinarsi alla scoperta.

La particella di dio, che avrebbe tutte le carte in regola per essere l’ultimo tassello della teoria di riferimento della fisica contemporanea, il cosiddetto Modello Standard, ha le dimensioni di circa 125 miliardi di elettronvolt (GeV), vale a dire che pesa 125 volte più di un protone, particella del nucleo dell’atomo.

La teoria della supersimmetria, elaborata dai fisici teorici per spiegare alcuni fenomeni che il Modello Standard non riesce a comprendere, prevede ad esempio ben 5 bosoni di Higgs, uno dei quali è leggero come la particella osservata al Cern.

La supersimmetria – ha detto la coordinatrice dell’esperimento Cms, Fabiola Gianotti  –  riesce a spiegare perché il bosone di Higgs sia leggero e permette di spiegare la materia oscura”.

Per la ricercatrice “quello che oggi ha cambiato le cose è che, invece di continuare ad esplorare, abbiamo nelle mani qualcosa di nuovo su cui concentrarci“.

C’è da dire che il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Fernando Ferroni non ha avuto neanche il tempo di festeggiare il grande evento della scoperta della particella di dio, giacché ha dovuto planare sul terreno della riduzione dei fondi di ricerca al suo Istituto in virtù della revisione della spesa, per cui, nell’allegato 3 al provvedimento, il governo taglia la dotazione per l’ente del 3,78 per cento quest’anno e del 10 per cento negli anni successivi.

Un taglio che sembra uno sberleffo. “L’ente  – scrive Ferroni a Napolitano  – è ovviamente disponibile ai sacrifici necessari per il risanamento del paese, ma rimane stupefatto dalla logica di un taglio che è il maggiore tra tutti quelli applicati agli enti di ricerca e fatto senza alcuna consultazione. Distruggere l’eccellenza è semplice e lo si può fare con un decreto, ricrearla sarà un lavoro di molte generazioni” (estratto da La Stampa, 10/ 07/2012 ).

Gli esperimenti Atlas e Cms sono riusciti a vedere il bosone di Higgs. Entrambi sono esperimenti del superacceleratore Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.

La forza di questa scoperta sta nella nostra capacità di incuriosirci del mondo e di crederci, tanto da “chiamare tanti ragazzi  – da 50 a 1.500 ricercatori – con l’idea di scegliere una sorta di commando“, fino a correre ai dati straordinari presentati durante l’evento, ha sottolineato ancora Tonelli.

Il direttore della ricerca del Cern, Sergio Bertolucci nel giorno felice della scoperta affermava che si era aperta una nuova pagina della fisica e che bisognerà affrontarla senza pregiudizi, “perché una società che non dedica una piccola parte della sua ricchezza alla ricerca guidata dalla curiosità si ferma alla tecnologia e questa, da sola, non può propagarsi per sempre: chi sa fare candele farà candele più belle e perfette, ma non inventerà mai una lampadina“.

Sembrano parole quasi presaghe di una sventura che, senza essere Cassandra, si è abbattuta sulla voglia e l’impegno dei fisici di buttarsi anima e corpo nello studio sistematico di tutte le proprietà di questa nuova particella, per confermare che si tratti del bosone di Higgs, ossia l’ultimo tassello del modello standard della fisica delle particelle oppure che esso rientri in un modello più generale, quello in grado di spiegare, ad esempio, la materia oscura.

Melina Rende

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